Max Pezzali: “Tour da record per due motivi. L’obiettivo del prossimo tour sarà sarà soprattutto uno”. Max Pezzali sul tour da record appena concluso, e non solo. Il cantautore pavese, 59 anni, parla del successo ottenuto nelle quindici tappe con l’epilogo di San Siro in una intervista a ‘Il Giornale’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Max Pezzali, che qualche anno fa molti davano per finito, in questi giorni ha invece chiuso il tour più venduto dell’anno: 683mila biglietti. Racconta che ciò che lo colpisce maggiormente non sono solo i numeri, ma soprattutto «Più che altro mi emoziona la risposta del pubblico e pure dei colleghi che sono venuti a trovarmi». A questo punto sembra doverosa una domanda: perché? Pezzali spiega: «Penso per due motivi. Il primo è ovviamente il potere della memoria. Il secondo è che noi abbiamo calibrato bene il ritmo sul palco».
Il concerto si è aperto con la fase «FestivalMax» introdotta da Amadeus, e Pezzali ricorda divertito che «E lui era vestito con il completo giallo che aveva nel Festivalbar del 1995. La cosa incredibile è che è proprio lo stesso: ha la stessa taglia del 1995, ci entra alla perfezione» (sorride – ndr).
Ha chiuso quindici concerti con un successo strepitoso, e sottolinea come ormai il suo pubblico sia trasversale, raccontando che «Ci sono ragazzini che cantano le mie canzoni durante i miei concerti anche se neppure erano nati quando le ho scritte». Ed è anche per questo che sul prato e sulle gradinate si vede un pubblico multigenerazionale.
Max Pezzali: “Tour da record per due motivi”
Gli è riuscito uno dei pochi miracoli che in quest’epoca non si verificano praticamente mai: invecchiare restando attuale. A San Siro lo hanno vista famiglie intere, mamme e papà che condividono con i figli le stesse canzoni, un raro caso di trasmissione parentale del pop. Pezzali commenta che «La spiegazione che mi sto dando è che, se tornano a vedermi, è perché si sono divertiti e non è così scontato».
Gli viene fatto notare che è l’unico a portare negli stadi i ragazzini con l’iconografia degli anni Novanta in un’epoca in cui gli anni Novanta sono roba da «boomer», ossia vecchia. Lui riflette spiegando che «Il modo di socializzare di allora è uno dei grandi motivi di nostalgia. È vero, stava arrivando l’Internet ma era soprattutto analogico».
Il tema ritorna anche quando si cita In Rotta per casa di Dio, dove canta «Si era detto 8 e mezzo puntuali al bar». E proprio da lì nasce l’idea del prossimo tour, perché «Non a caso l’obiettivo del prossimo tour sarà di trasformare i palasport in bar di provincia. Al bar se arrivavi alle 9 non c’era più nessuno e ti mancava il rapporto umano con gli amici. Oggi, un po’ a causa del Covid, si comunica in altro modo, magari con le chat o con i social. C’è meno fisicità nei rapporti sociali. E poi c’è un’altra considerazione».
Alla domanda su quale sia questa considerazione, Pezzali risponde che «Il bar, che come ritrovo è in via di estinzione, non era verticale, era democratico e generalista, non potevi parlare soltanto con chi la pensa come te ma anche con tutti gli altri. Sui social media ora ti avvicini solo a chi la pensa come te e ti isoli dagli altri».
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