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Max Giusti: “The Wall? La Lucky ball può cambiare la vita. Sarò diverso da quello che avete visto a Caduta libera”

Max Giusti: “The Wall? La Lucky ball può cambiare la vita. Sarò diverso da quello che avete visto a Caduta libera”. Max Giusti su The Wall, e non solo. Il conduttore e comico romano, 57 anni, presenta la nuova edizione del programma in onda su Canale 5, in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Max Giusti racconta che non è la prima volta che raccoglie il testimone da Gerry Scotti e riflette su come gestirà questa eredità. Sorride all’idea che qualcuno possa pensare che Gerry gli abbia lasciato davvero tutto, dicendo: «Pensa che lascerà tutto a me? Non ne sarei così certo, ma mi farebbe piacere!». Subito dopo chiarisce quanto il collega sia stato generoso: ricorda che Scotti non può dedicarsi anche a “The Wall” per via del successo e della lunghissima stagione de “La Ruota della Fortuna”. Nonostante questo, Gerry ha voluto accompagnarlo fino ad Atene per la registrazione della puntata zero, spiegando a lui e alla troupe i segreti e i punti forti dello show. Giusti sottolinea anche un momento significativo: «Mi ha detto che era fiero di lasciarmi questa “eredità”».

Passando a ciò che lo affascina del programma, Giusti spiega che la tensione è altissima perché le vincite possono essere davvero importanti e cambiare la vita. Racconta che la suspense è incredibile fino all’ultimo minuto, quando non si sa ancora se si è vinto o no. Entra quindi nel dettaglio della “Lucky ball” (la “palla fortunata”), una novità introdotta in questa stagione: un ultimo “lancio” che può aumentare enormemente la vincita della coppia o azzerarla. Come dice lui stesso: «La tensione è alta perché si possono fare vincite molto importanti, che ti cambiano la vita… Un ultimo “lancio” che può incrementare enormemente la vincita della coppia o azzerarla».

Max Giusti: “The Wall? La Lucky ball può cambiare la vita”

Riflettendo sulla squadra ideale, Giusti spiega che servono preparazione culturale e intuito, perché non si può sapere tutto e a volte bisogna rischiare. Aggiunge che un po’ di fortuna è sempre utile, ma soprattutto conta la sintonia tra i concorrenti: «Serve una buona preparazione culturale, ma anche l’intuito… Ma soprattutto è importante che i due concorrenti si conoscano bene e abbiano fiducia l’uno nell’altro».

Quando parla del “Max” che il pubblico vedrà, anticipa un cambiamento rispetto a “Caduta libera”. Lì puntava soprattutto sull’allegria, mentre qui si sente più coinvolto emotivamente: «Uno un po’ diverso da quello che avete visto a “Caduta libera”… Voglio raccontare gioie e delusioni dei concorrenti senza proteggermi dalle emozioni. Anzi, mi ci butterò dentro».

Alla domanda sulle sue celebri imitazioni, Giusti lascia intendere che potrebbero comparire anche qui: «Non voglio anticipare nulla ma… non mi stupirei se ogni tanto saltasse fuori “Fantonio”».

Max Giusti: “Sarò diverso da quello che avete visto a Caduta libera”

Poi rivela come sono nate quelle imitazioni, partendo proprio da Antonino Cannavacciuolo. Racconta che lo aveva interpretato una prima volta a “Quelli che il calcio”, ma solo come meteora, perché il programma prevedeva personaggi nuovi ogni puntata. Tuttavia, lui non ha mai smesso di amare Cannavacciuolo e lo diverte quando motiva i concorrenti con frasi come: «Credi nel sogno! Puoi cambiare veramente il tuo futuro!». Giusti scherza sul fatto che spesso davanti allo chef ci siano scienziati, giudici o manager, e che sembri che tutta la loro vita dipenda da un piatto di spaghetti.

Ricorda poi la sua primissima imitazione, nata ai giardinetti di Montefortino quando aveva cinque anni: rifaceva lo spot di una celebre aranciata con tutte le mosse giuste. L’imitatore vero e proprio, però, è nato in colonia, dove per integrarsi parlò romagnolo tutto il tempo. Racconta anche un episodio recente: tornando a Montefortino, i parenti gli hanno chiesto: «Ma ti ricordi di quando ci facevi ridere da bambino?». Questo lo porta a riflettere sulla magia della sua vita: con un papà metalmeccanico e una mamma commessa, non avrebbe mai immaginato di arrivare a condurre “The Wall” e tutto il resto. E conclude con una convinzione che lo accompagna da sempre: «Se ci credi, qualcosa di bello capita sempre».

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