Studio sulla capacita di distinguere volti reali da quelli generati dall’intelligenza artificiale: una scoperta è inquietante. Da uno studio sulla capacita di distinguere i volti reali da quelli generati dall’intelligenza artificiale, è emersa una scoperta alquanto inquietante: le persone ritengono i volti generati dall’IA più affidabili rispetto alle loro controparti umane.
La ricerca, condotta dall’Università di Lancaster, evidenzia che gli esseri umani non sono più bravi del caso nel riconoscere un volto autentico da uno creato dall’intelligenza artificiale. Secondo gli autori, questa difficoltà rappresenta un rischio concreto, perché potrebbe favorire frodi d’identità e casi di catfishing basati su immagini artificiali sempre più convincenti.
In passato individuare un volto generato dall’IA era più semplice grazie alla presenza di difetti evidenti, come dita in più, denti disallineati oppure orecchie deformate. Tuttavia, le nuove ricerche indicano che questi suggerimenti non migliorano realmente la capacità di riconoscere i deepfake e che i truffatori possono correggere facilmente tali imperfezioni oppure evitarle del tutto.
Gli studiosi sottolineano inoltre che i modelli di ultima generazione sono diventati quasi impossibili da distinguere a occhio nudo. Lo studio, pubblicato sul Journal of Vision, ha coinvolto 169 partecipanti, ai quali sono stati mostrati 96 volti, sia reali sia artificiali, selezionati casualmente. Ogni persona doveva stabilire se l’immagine osservata appartenesse a un individuo reale oppure fosse stata generata dall’intelligenza artificiale.
I risultati
Il risultato medio è stato pari al 58,4 per cento di risposte corrette, una percentuale solo leggermente superiore a quella ottenibile tirando una moneta. L’accuratezza cambiava in base all’etnia raffigurata e al modello di intelligenza artificiale impiegato, ma la tendenza generale rimaneva sostanzialmente invariata.
I ricercatori hanno inoltre scoperto che i volti prodotti dai più recenti modelli di diffusione erano paradossalmente più facili da riconoscere rispetto a quelli creati con le reti generative avversarie, note come GAN.
La parte più sorprendente dello studio è emersa durante un test successivo, nel quale ai partecipanti è stato chiesto di attribuire un punteggio di affidabilità ai diversi volti. Le immagini di persone reali hanno ottenuto il valore medio più basso, pari a 4,04 su una scala da uno a sette. I volti generati con modelli GAN hanno raggiunto 4,36, mentre quelli creati con modelli di diffusione hanno ottenuto il punteggio più elevato, pari a 4,7.
Secondo gli autori, questo risultato potrebbe dipendere dal fatto che le intelligenze artificiali producono volti molto vicini al volto umano medio. Il cervello tende infatti a confrontare ogni nuovo volto con una rappresentazione media costruita attraverso l’esperienza. Più un volto appare familiare, maggiore è la fiducia che ispira. Inoltre, le IA creano spesso volti levigati, idealizzati e particolarmente attraenti, caratteristiche che possono contribuire a farli apparire ancora più affidabili agli occhi delle persone.
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