L’afantasia è una neurodivergenza caratterizzata dall’incapacità di generare immagini mentali volontarie, rendendo “cieco” l’occhio della mente. Non rappresenta una malattia, un disturbo o una disabilità, ma una diversa modalità di funzionamento dell’immaginazione.
Un recente studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports ha evidenziato che le persone con afantasia visiva differiscono non solo nella capacità di immaginare volontariamente, ma anche nel contenuto sensoriale dei sogni, offrendo nuovi elementi per comprendere il modo in cui il cervello costruisce le esperienze coscienti e le possibili implicazioni per strategie educative e trattamenti psicologici basati sulla visualizzazione.
La ricerca, ripresa anche da The Conversation, ha confrontato 84 persone con afantasia visiva e 121 partecipanti senza questa condizione. Tra i risultati è emerso che il 37% dei partecipanti ha riferito di non percepire sensazioni olfattive nei sogni, mentre il 33% ha dichiarato l’assenza di sensazioni tattili.
L’obiettivo dello studio era chiarire se l’impossibilità di creare immagini mentali durante la veglia si manifestasse anche durante il sonno. I risultati hanno fornito una risposta solo parziale. Nella maggior parte dei casi è stata osservata una certa corrispondenza tra le esperienze immaginate da svegli e quelle vissute nei sogni, anche se questa relazione non è risultata costante in tutti i partecipanti.
Può presentarsi in forme molto diverse
Gli autori spiegano che l’afantasia visiva può presentarsi in forme molto diverse. Alcune persone riescono a immaginare suoni o frammenti musicali, mentre altre non riescono nemmeno a immaginare una voce interiore. Alcuni riferiscono esperienze tattili, gustative e olfattive vivide, altri dichiarano di non provarle affatto.
Differenze analoghe emergono anche nei sogni. Alcuni partecipanti hanno descritto sogni ricchi di immagini, movimenti e sensazioni corporee, ma privi di odori e sapori. Altri hanno riferito sogni senza immagini né suoni, ma caratterizzati da una continua consapevolezza della storia e da sensazioni di movimento e consistenza.
Partendo da queste osservazioni, i ricercatori hanno ipotizzato che il repertorio sensoriale dell’immaginazione durante la veglia possa corrispondere almeno in parte a quello presente nei sogni. Per verificare questa possibilità hanno utilizzato strumenti standard per valutare l’immaginazione mentale e sviluppato nuove misure dedicate alle esperienze immaginate nella vita quotidiana.
L’analisi ha mostrato che molte persone con afantasia tendevano a descrivere esperienze simili durante il sonno e durante la veglia. Tuttavia, alcuni partecipanti hanno costantemente riferito l’assenza di qualsiasi corrispondenza tra i due stati.
Il dibattito sull’origine
Questo risultato alimenta il dibattito scientifico sull’origine dell’afantasia. Una teoria sostiene che il cervello sia comunque capace di generare esperienze immaginate, ma che durante la veglia un processo neuronale impedisca a tali sensazioni di raggiungere la coscienza. Un’altra ipotesi suggerisce invece che alcune persone siano realmente incapaci di produrre determinati tipi di esperienze sensoriali immaginate sia nei sogni sia da sveglie.
Gli autori ritengono necessarie ulteriori ricerche per distinguere tra queste spiegazioni. Lo studio ha inoltre rilevato un’ampia variabilità anche tra le persone senza afantasia, soprattutto riguardo a olfatto e tatto nei sogni. Molti partecipanti hanno inoltre dichiarato di non essere certi del contenuto delle proprie esperienze oniriche.
La ricerca ha infine individuato un legame tra sogni e immaginazione quotidiana. Chi percepisce frequentemente odori nei sogni tende anche a immaginare l’odore del cibo quando pensa alla cena. Secondo i ricercatori, comprendere queste differenze potrà chiarire meglio struttura, funzione e connettività del cervello, oltre a valutare l’efficacia di approcci terapeutici ed educativi fondati sulla visualizzazione mentale.
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