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Alessandro Preziosi: “Albertazzi? Da piccolo facevo la sua imitazione, e non era l’unica. Il successo diventa un boomerang in un caso”

Alessandro Preziosi: “Albertazzi? Da piccolo facevo la sua imitazione, e non era l’unica. Il successo diventa un boomerang in un caso”. Alessandro Preziosi su Giorgio Albertazzi e non solo. L’attore napoletano, 53 anni, porta in scena a Tivoli «Memorie di Adriano», dove interpreta il personaggio che fu del noto attore e regista teatrale italiano scomparso nel 2016. Ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Alessandro Preziosi racconta che, da molti anni, percorre con successo la strada del cinema, del teatro e della televisione. Ricorda un episodio decisivo della sua vita universitaria: «Nel momento in cui stavo per discutere la tesi di laurea in Giurisprudenza all’Università di Napoli Federico II, forse per la tensione ingoiai il tappino della penna biro che stringevo tra i denti. Per fortuna senza soffocarmi, superai la prova con il massimo dei voti ma, proprio in quel momento, ho capito che la mia strada era un’altra Non pensavo di voler fare proprio l’attore — prosegue — però mi capitò di leggere su qualche giornale che a Milano c’erano i provini aperti al Teatro Filodrammatici e, siccome volevo sperimentare la vita in tutte le sue possibilità, decisi di andarmene dalla mia città, Napoli, andare al nord, pur non avendo le spalle coperte, senza niente in tasca».

Alessandro Preziosi: “Albertazzi? Da piccolo facevo la sua imitazione, e non era l’unica”

A quel punto, la scelta di lasciare Napoli non fu semplice, soprattutto perché la famiglia non approvava. Preziosi ricorda infatti: «Provengo da una famiglia di avvocati: quando annunciai la mia scelta ai genitori, mamma esclamò: “Vuoi fare l’attore? Quella è la porta, se la oltrepassi non tornare più indietro”. Sono felice di aver avuto il coraggio, la determinazione di oltrepassarla».

La decisione si rivelò presto quella giusta, perché il provino a Milano andò bene: «Il provino andò bene e venni scritturato da Antonio Calenda per il ruolo di Laerte nel suo Amleto. Da allora non ho più smesso di recitare, iniziando a sperimentare una vita completamente nuova, mettendomi sempre alla prova, con un po’ di quella faccia tosta, tipica nelle strade di Napoli, e un po’ per carattere».

Oggi è protagonista e regista di «Memorie di Adriano», dal romanzo di Marguerite Yourcenar, in scena il 23 luglio a Villa Adriana di Tivoli, luogo dove molti anni fa debuttò Giorgio Albertazzi con lo stesso testo. Preziosi ricorda il suo incontro con l’attore: «Non ho avuto modo di vedere quello spettacolo, ero troppo piccolo, ma in seguito, appena ventenne, ho avuto l’onore di conoscere Albertazzi proprio a Napoli, a casa di amici dei miei. Quando gli dissi che mi sarebbe piaciuto fare l’attore, mi rispose: “Tu farai l’attore, anche se non farai l’attore”. E a lui ho dedicato una sorta di omaggio».

Alessandro Preziosi: “Il successo diventa un boomerang in un caso”

Un omaggio che nasce da un esercizio di imitazione, come spiega: «Prima di allestire lo spettacolo ne ho fatto un reading, imitando la voce di Albertazzi e mi è riuscita bene… Sin da ragazzino mi divertivo a fare le imitazioni. Una passione, ne so fare tante, mi rendono un “altro da me”. Non imito solo persone note: osservo qualcuno, ne prendo bellezze, brutture, difetti… è un esercizio irrefrenabile, nutre la mia immaginazione».

Parallelamente, Preziosi sta anche lavorando a un nuovo film: «È tratto dal romanzo autobiografico di Maria Grazia Calandrone, Dove non mi hai portata, con la regia di Luchetti. Una storia drammatica: l’autrice racconta il suicidio dei suoi genitori biologici che si buttarono nel Tevere».

Riflettendo infine sugli effetti collaterali del successo, osserva: «Se arriva troppo velocemente, è difficile restare coerenti, vieni messo a dura prova. Ognuno di noi ha più qualità di quanto pensi, solo il successo le può mettere in luce. Ma capita anche il contrario: se non hai delle vere qualità, il successo diventa un boomerang. Io ho sempre avuto i piedi “saldamente piantati sulle nuvole”, come diceva Flaiano».

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