Il cervello umano riesce a seguire due conversazioni contemporaneamente per un breve istante senza perdere la concentrazione sul presente. È quanto emerge da uno studio del Trinity College di Dublino, pubblicato sulla rivista PLOS Biology, che mette in discussione la convinzione che possiamo concentrarci su una sola voce alla volta.
La ricerca mostra che, per uno o due secondi, il cervello può rappresentare simultaneamente due flussi verbali nella corteccia cerebrale: mentre si ascolta una conversazione, il sistema uditivo comincia a processare una seconda voce prima di aver completato la prima. Questo fenomeno, osservato con elettroencefalografia (EEG), genera un segnale neurale unico che riflette la sovrapposizione temporale tra i due discorsi.
I ricercatori hanno sottoposto volontari all’ascolto di due registrazioni di TED Talk messe su uno sfondo rumoroso e hanno chiesto loro di alternare l’attenzione tra i due oratori; i dati EEG hanno rivelato che il passaggio attentivo non è istantaneo ma implica una finestra di doppia rappresentazione sonora.
Il concetto di dual-tracking
Giovanni Di Liberto, professore alla School of Computer Science and Statistics, ha introdotto il concetto di dual-tracking per descrivere questa capacità e ha spiegato che essa varia significativamente tra gli individui: alcune persone possiedono una maggiore predisposizione a svolgere simultaneamente più attività attentive, permettendo loro di monitorare l’ambiente senza perdere il filo della conversazione principale.
Questa variabilità individuale può tradursi in vantaggi nei contesti sociali rumorosi, come bar o eventi affollati, dove è necessario spostare rapidamente lo sguardo uditivo da un interlocutore all’altro. Lo studio è stato finanziato da Research Ireland e dalla Demant Foundation e svolto con la partecipazione dell’Eriksholm Research Centre e dell’ADAPT Centre for AI-Powered Digital Content Technology.
Le applicazioni pratiche
La ricerca suggerisce applicazioni pratiche: comprendere i meccanismi di passaggio tra voci potrebbe guidare la progettazione di apparecchi acustici intelligenti capaci di aiutare l’utente a concentrarsi su una sorgente vocale senza isolare l’ambiente circostante. Inoltre, la ricerca offre spiegazioni al maggior affaticamento riportato da persone anziane o con difficoltà uditive in ambienti affollati.
L’elaborazione di più fonti sonore richiede uno sforzo cognitivo aggiuntivo che può esaurire più rapidamente risorse attentive e mnemoniche. Le implicazioni si estendono alla vita professionale e sociale: chi è più abile nell’alternare l’attenzione tende a ottenere migliori performance in riunioni, negoziazioni e situazioni che richiedono elevato impegno cognitivo.
I risultati aprono interrogativi su come attenzione e memoria operino in contesti ricchi di stimoli e promuovono l’esplorazione di strategie educative, tecnologiche e inclusive per chi ha deficit nell’elaborazione uditiva. In sintesi, la breve sovrapposizione di una o due secondi tra conversazioni sembra costituire una funzione adattiva del cervello, un “radar” flessibile che regola la messa a fuoco in base alla rilevanza degli stimoli, e potrebbe diventare la chiave per comprendere sia abilità sociali avanzate sia le difficoltà percepite da chi ha problemi di udito.
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