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Spettacolo

Violante Placido: “Debutto da cantante? Devo molto al mio ex. Il mio cognome una colpa per gli altri”

Violante Placido: “Debutto da cantante? Devo molto al mio ex. Il mio cognome una colpa per gli altri”. Violante Placido sul debutto da cantante, il cognome ‘pesante’, e non solo. L’attrice e cantautrice, 50 anni, ripercorre le tappe della sua carriera in una intervista a ‘La Stampa’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Figlia di attori, la musica non è mai davvero “arrivata” nella sua vita: come racconta, «Più che arrivare scaturisce. Casa nostra ne risuonava. Sempre. Mamma l’ascoltava in continuazione. Sono cresciuta con le compilation che mi passavano i miei giovanissimi zii: avevo 7-8 anni e adoravo Prince; ero una bambina ma già fan degli Eurythmics, che avevo visto dal vivo in concerto. Come Springsteen e Cindy Lauper. Fino a 14 anni, poi, sono stata figlia unica e la musica mi è stata compagna di vita. Però non pensavo di suonare uno strumento, né di comporre o cantare. Non mi sentivo all’altezza».

Violante Placido: “Debutto da cantante? Devo molto al mio ex”

È proprio l’amore, infatti, a darle la prima spinta decisiva: «Verso i 22 anni ho avuto una storia importante con il cantante dei Giuliodorme. Un periodo davvero bello della mia vita: Anni 90, vivevo a Pescara, la vita era intrisa di musica, discussioni, confronti e chiacchiere, e tanti amici. Anche quando la nostra storia è finita, siamo rimasti in ottimi rapporti: ed è stato lui, quando ho iniziato a scrivere cose mie, a spingermi a uscire allo scoperto. Con cura e rispetto, mi ha affiancata quando è stato il momento di incidere il primo ellepì, Don’t be shy…, non essere timida».

Quando nel 2006 esce il disco, lei è già un’attrice affermata, ma i dubbi non mancano. Come spiega, «Il disco era la dimostrazione che ero uscita da quella gabbia. Faccio un passo indietro: a 20 anni avevo avuto gravi problemi alla voce, che usciva afona, roca, come legata. Mi dissero che era una questione di stress, bloccata dalle emozioni. Con l’aiuto di un logopedista superai poco per volta il problema. Ma non bastava, bisognava andare a fondo: dovevo conquistare consapevolezza di me. Ma da sola. È questa la vera cura: fai qualcosa per te quando ti ami e ti ascolti, solo allora riesci ad andare in profondità e conoscerti davvero».

Violante Placido: “Il mio cognome una colpa per gli altri”

Sul set, però, la voce continuava a tradirla: «Lavoravo, ma a fine giornata la voce non c’era più. Il debutto in Quattro bravi ragazzi non conta: mi muoveva la curiosità di conoscere dall’interno il mondo dei miei genitori (per giunta anche papà era nel cast). Il problema si presentò con Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Era terribile. Qualcosa mi strozzava. Ma cosa? La diagnosi fu: stress. Conflitti relazionali, familiari, autosabotaggio? In effetti era un momento non facile con i miei. Il cinema aveva bussato, ma mica avevo deciso che avrei fatto l’attrice. Dovevo innanzitutto capire questo, chi ero e cosa volevo. Decisi di partire e andare all’estero dove non avrei avuto nessun tipo di interferenza».

Il peso del cognome, inevitabile, si faceva sentire: «Per me non era una colpa. Ma per gli altri sì. E sì, me l’hanno fatto pesare. C’era questa specie di pre-giudizio su chi ero, che per un po’ mi ha ferita e destabilizzata. Come riuscire a dimostrare agli altri il mio valore e la mia indipendenza dalla famiglia? Poi, quando ho acquistato consapevolezza di me, è stato facile: ho iniziato a fregarmene».

Da qui nasce anche la scelta dello pseudonimo: «Volevo partire senza nessun ingombro. Dovetti imporlo anche ai miei discografici. Ma il mio era un progetto di nicchia, che bisogno c’era di un gran dispiegamento di marketing? Volevo essere me stessa, senza interferenze. Il pubblico avrebbe scoperto chi ero, ma dopo: prima avrebbero ascoltato Viola e il suo disco, intimo e personale».

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