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Raffaella De Laurentiis: “Papà Dino ha sempre sofferto un aspetto. La morte di mio fratello chiuse il matrimonio con mamma”

Raffaella De Laurentiis: “Papà Dino ha sempre sofferto un aspetto. La morte di mio fratello chiuse il matrimonio con mamma”. Raffaella De Laurentiis sul papà Dino, e non solo. La produttrice cinematografica, 74 anni, rivela alcuni retroscena sulla vita del noto produttore scomparso nel 2010, in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Raffaella De Laurentiis ricorda suo padre Dino come un gigante del cinema, una figura larger than life, capace di passare dai kolossal americani alla grande Commedia all’italiana. Lo descrive così: «Era all’antica, ma ha sempre rispettato le donne nel lavoro; era severo, premuroso. La mattina presto andava a lavorare, delle cose di tutti i giorni non si occupava. Era diverso per i pranzi di Pasqua e Natale, o nei viaggi. Per anni d’estate siamo andati in Costa Azzurra, a Cap-Martin. Mi portava a pescare o a vedere film di arti marziali. Ma non giocava con noi, quattro figli, Veronica, io, Federico che morì in un incidente aereo, e Francesca».

Le sue origini da figlio di pastai di Torre Annunziata emergevano spesso, soprattutto nella cura per il cibo: «Se non cucinava di persona, alle cene del mercoledì, nella nostra villa sull’Appia Antica, in via dei Metelli, sapeva come farlo. Ovunque andassimo predisponeva un camion, che arrivava due giorni prima di noi, carico di pasta, olio d’oliva, pomodori».

Raffaella De Laurentiis: “Papà Dino ha sempre sofferto un aspetto”

La passione per il cinema nacque prestissimo, grazie alla bisnonna: «Mia bisnonna, che si chiamava Raffaella come me, lo portava all’operetta. Lì cominciò la passione per gli spettacoli. Poi organizzava sedute spiritiche, papà si spaventava molto, però gli fece venire voglia di raccontare».

Accanto a lui, un’altra figura fondamentale fu la madre, Silvana Mangano: «Papà era solare, mamma era lunatica, dark, più intellettuale. Papà era avido di letture, mentre suo fratello Luigi, il padre di mio cugino Aurelio con cui ho un rapporto cordiale, il produttore dei cinepanettoni e presidente del Napoli, era uomo di lettere. Papà ha sempre sofferto di non avere una cultura, scappò dal collegio tre volte, non voleva studiare, si fermò alla terza media».

Raffaella iniziò a lavorare giovanissima: «Ero assistente costumista di Piero Tosi in Ludwig di Visconti. Un’attrice mi pregò di allentarle il busto, che la soffocava, Tosi se ne accorse, vide subito una pieghetta, cominciò a urlarmi contro. Romy Schneider era gentile: quando seppe che ero figlia di Silvana, che interpretava Cosima Wagner, non lo fu più. Nella scena dell’orgia dovevo mettere cerotti sul sesso di giovani belli e nudi. Al primo ciak mi rispedirono a casa, ero minorenne».

Raffaella De Laurentiis: “La morte di mio fratello chiuse il matrimonio con mamma”

La famiglia attraversò anche momenti complessi: «Non andavano più d’accordo, ci fu un periodo che papà tornava a casa e mamma no. Poi tornarono insieme. Lo sarebbero rimasti fino alla fine se non fosse morto mio fratello Federico. La relazione non sopravvisse. Mamma si chiuse in un dolore enorme. Ebbe tre tumori primari». Non mancavano tensioni legate al lavoro: «In La dolce vita, Fellini voleva mia madre per il ruolo che andò a Anouk Aimée. Papà si oppose perché da ragazzina aveva avuto una storia con Mastroianni».

Sul cinema italiano, Dino aveva opinioni nette: «Soprattutto nei suoi ultimi anni, diceva che è provinciale. Ce l’aveva anche con le modifiche alla legge per cui non ci furono più fondi per chi, in Italia, voleva girare film in lingua inglese».

Crescere nel privilegio non fu semplice: «Era difficile uscire con le amiche. Non avevamo body guard. Papà ci viziava, avendo un grande rispetto per il denaro. Mi dava la paghetta e i buoni per la benzina. Crescendo, mi sconsigliò dal produrre un film su Vivaldi, diceva che i violinisti portano sfortuna, non credo sia vero. Sia lui che mamma erano molto superstiziosi. Una volta papà non volle salire su un aereo perché due passeggeri erano vestiti di nero e avevano una brutta aria. Non ci crederà, quell’aereo precipitò».

Raffaella De Laurentiis: “Ho due progetti”

Oggi Raffaella continua a lavorare nel cinema: «Ho due progetti. Uno, più commerciale, sull’Everest. L’altro col regista Peter Webber (che per mio padre girò Hannibal Lecter-Le origini del male), su “La zattera della medusa”, non sul naufragio della fregata francese, nel 1816, ma sull’incredibile storia del dipinto di Géricault. Ma non abbiamo parlato degli inizi di mio padre».

Tra le imprese più folli di Dino, lei ricorda Bora Bora: «Papà ci portò in vacanza a Bora Bora. Se ne innamorò. Voleva girarci un film, Hurricane. Ma non c’era nulla, nemmeno l’elettricità. Cosi decise di costruirvi un hotel per sistemare la troupe. Mi disse, hai studiato Architettura, occupatene tu. Invece di un mese vi rimasi quasi tre anni. Ma forse uno dei film a cui papà era più legato, oltre ai grandi italiani, è Hannibal con Anthony Hopkins, che considerava il più grande attore della sua generazione. Fu a lui che chiese di consegnargli, nel 2001, l’Oscar alla carriera».

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