Achille Lauro: “Io come David Bowie e Madonna? Vi spiego cosa mi ispira. Ai miei concerti telefoni in tasca per un motivo”. Achille Lauro su David Bowie, Madonna, i concerti con telefoni spenti per i suoi fan, e non solo. Il cantautore veronese, 36 anni, ne parla in una intervista a ‘Io Donna’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Achille Lauro racconta che, quando costruisce un brano, si interroga sempre su come narrarlo, lasciando che l’estetica diventi parte integrante della musica. Lo spiega chiaramente: «Quando costruisco un brano, in realtà mi chiedo sempre come raccontarlo: attraverso un abito, una scenografia, una fotografia, una luce. È un processo naturale. È questo che mi guida. L’estetica non serve a coprire la musica. Serve a completarla».
Achille Lauro: “Io come David Bowie o a Madonna? Vi spiego cosa mi ispira”
È da qui che nasce il suo immaginario, spesso associato a grandi trasformisti della storia della musica, anche se lui precisa che non si tratta di un omaggio diretto. «Non mi sono mai ispirato direttamente a qualcuno. Certo, tutti i grandi artisti hanno costruito un immaginario preciso. Bowie, Madonna, Elton John. Ma quando vai a vedere uno spettacolo non guardi soltanto il testo: noti i costumi, le luci, la scenografia. Tutto racconta qualcosa. Per me è la stessa cosa. La musica è soltanto l’inizio».
Parlando delle critiche, Lauro ammette che lo feriscono solo quando vengono interpretate come superficialità o esibizionismo, perché dietro ogni scelta c’è un lavoro profondo. «Solo quando qualcuno pensa che quello che faccio sia superficiale o puro esibizionismo. Dietro ogni scelta c’è una costruzione molto seria. È come scolpire una statua e sentirsi dire che è uno scherzo. Può piacere oppure no, ma nasce sempre da passione, studio e dedizione». Una dedizione che convive con una fragilità che lui stesso riconosce: «L’inquietudine. Ne ho tanta. È una benedizione, ma anche una maledizione. Non riesco mai a vedere davvero il traguardo».
Achille Lauro: “Ai miei concerti telefoni in tasca per un motivo”
Sul palco, invece, chiede spesso al pubblico di mettere via il telefono, non per fastidio ma per amplificare la condivisione del momento. «Non perché mi infastidisca. Capisco perfettamente il desiderio di portarsi a casa un ricordo. Un concerto, magari, lo si aspetta un anno intero. Però credo che ci sia qualcosa di ancora più bello: accorgersi che, per qualche minuto, migliaia di persone stanno vivendo la stessa emozione. La musica crea legami anche tra sconosciuti. Per questo, a volte, chiedo persino alle persone di presentarsi a chi hanno accanto. Mi piace pensare che si ricordino davvero quel momento, non solo il video che hanno registrato».
Nella vita quotidiana, Lauro rivendica una dimensione semplice e protetta, lontana dalla movida, concentrata sulla costruzione del proprio mondo. «Faccio una vita semplice. Esco poco. E tendo a proteggere chi amo. Passo il tempo a costruire il mio mondo. Non sono uno da movida o da locali. Sono diventato esattamente la persona che avrei voluto essere: uno che lavora, crea e cerca di dare un senso alla propria vita attraverso quello che fa. A quel punto non esiste più una vera distinzione tra vita privata e lavoro. Molti parlano del “personaggio”, ma in realtà, per me, il personaggio non esiste. Non c’è un confine tra persona e personaggio, non c’è un confine tra lavoro e vita privata. Sono completamente assorbito».
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