Cenare prima e limitare il numero di pasti migliora due aspetti importanti della salute: la scoperta. Secondo uno studio, cenare prima e limitare il numero di pasti può migliorare la memoria e la capacità di apprendimento. Una ricerca della Rutgers University, nel New Jersey, ha evidenziato che restringere l’assunzione di cibo a una finestra di nove ore al giorno e interrompere i pasti almeno quattro ore prima di coricarsi potrebbe ridurre il rischio di demenza nelle donne in sovrappeso.
I risultati, pubblicati di recente e ripresi dal Times, alimentano il dibattito sui possibili benefici cognitivi del digiuno intermittente, noto anche come alimentazione a tempo limitato. I partecipanti che hanno seguito questo schema, terminando nella maggior parte dei casi di mangiare entro le 18, hanno ottenuto risultati migliori nei test di memoria e apprendimento rispetto a chi aveva semplicemente ridotto le calorie, pur registrando una perdita di peso simile.
Gli esperti consultati dal Times spiegano che questa strategia non influisce soltanto sul peso corporeo, ma anche sulla salute del cervello, sui livelli di insulina, sull’infiammazione e sulla qualità del sonno. Quando il corpo interrompe l’assunzione continua di cibo, attiva l’autofagia, un processo di pulizia cellulare che riduce glucosio e insulina, elimina proteine danneggiate e sostituisce i mitocondri meno efficienti.
Durante il digiuno il corpo si dedica al riposo
Il dottor Adam Collins, professore associato di nutrizione metabolica all’Università del Surrey, ha spiegato al Times che durante il digiuno il corpo si dedica al riposo e alla riparazione dei tessuti. Inoltre, si riduce l’attività delle vie di segnalazione mTOR, associate alla crescita cellulare e a un maggiore rischio di alcuni tumori. Anche le cellule cerebrali traggono beneficio dal rinnovamento dei mitocondri, che con l’età diventano meno efficienti.
Collins osserva che una minore disponibilità di energia induce le cellule ad adattarsi, migliorando l’efficienza e favorendo le funzioni cognitive. Alcune ricerche suggeriscono inoltre che il digiuno possa aumentare la produzione del fattore neurotrofico derivato dal cervello, il BDNF, proteina collegata alla neuroplasticità, alla memoria e all’apprendimento, anche se gli studiosi ritengono necessari ulteriori approfondimenti.
I consigli
La dottoressa Sue Shapses, direttrice dello studio della Rutgers, ha dichiarato, secondo quanto riportato dal Times, che restringere la finestra temporale dedicata ai pasti ha prodotto miglioramenti cognitivi superiori rispetto alla sola perdita di peso. Le evidenze indicano che concludere prima i pasti offre vantaggi maggiori. Collins precisa che servono almeno dieci ore di digiuno perché l’organismo inizi a utilizzare le riserve energetiche.
Lo specialista suggerisce di adottare il cambiamento gradualmente e di evitare di mangiare nelle tre o quattro ore precedenti il sonno. Consiglia anche di iniziare la giornata alimentare con carboidrati integrali associati a proteine e di preferire cereali integrali. Secondo l’esperto, cenare prima e limitare il numero di pasti consente di ottenere benefici metabolici senza rinunciare alla socialità, purché ogni pasto sia equilibrato e nutrizionalmente completo. Ha inoltre ricordato che la sua università sta conducendo uno studio clinico sugli anziani.
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