Paola Perego: “Un libro per i miei 60 anni. Uno stalking inquietante credeva di avere figli con me. Rimpianti? Solo uno”. Paola Perego sul libro per i suoi 60 anni, lo stalking inquietante, il pimpianto, e non solo. La conduttrice lombarda si racconta a 360 gradi in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Paola Perego racconta che il traguardo dei sessant’anni coincide con quello dei quarant’anni di carriera, anche se precisa che sono «quarantatré per la precisione. Ho cominciato a sedici anni. Dormivo in soggiorno, accanto a mia sorella. Non potevamo permetterci più di un bilocale. Mi sentivo addosso una grande responsabilità. Lo racconto nel libro A modo mio, una sorta di lunga riflessione che mi sono regalata per il compleanno». Prosegue spiegando che nella sua storia professionale manca Sanremo, un’assenza che definisce «Lo so bene, un sogno che non si realizzerà mai».
Ripercorrendo le recenti vicende televisive, Perego ricorda la cancellazione di «Citofonare Rai 2» e sottolinea che «E mi dispiace, perché è una trasmissione che ha fatto buoni ascolti e che ci ha permesso di far conoscere in televisione tante storie». Nonostante ciò, guarda avanti e conferma che «Sì, certo, tornerà la nuova stagione di The Floor».
Paola Perego: “Un libro per i miei 60 anni”
Entrando nei momenti più difficili della sua vita, racconta di essere stata vittima di stalking: «Due stalker in particolare. Uno mi mandava lettere minacciose, ma il secondo forse era ancora più inquietante. Nella portineria del mio appartamento lasciava peluche e ciucci per bambini. Quando il portinaio gli chiese come mai, lui rispose che erano “per i nostri bambini”». Spiega che l’uomo era «Convintissimo» di avere una relazione con lei e ricorda come nelle sue trasmissioni abbia sempre cercato di aiutare le donne perseguitate. Racconta infatti che durante Se… a casa di Paola una donna scrisse per raccontare la sua storia, poi ci ripensò dicendo «“aspettiamo un poco, in questo periodo è tranquillo”», ma in seguito si venne a sapere che era stata uccisa.
Paola Perego: “Una collega che avevo aiutato ha cercato di rubarmi Lucio Presta”
Questo vissuto rende ancora più doloroso ciò che accadde nel 2017 con la chiusura della rubrica «Parliamone… sabato» su RaiUno, accusata di sessismo. Perego ricorda che «Sono stati in assoluto i giorni peggiori della mia vita professionale. Mi avevano detto che quel passaggio era già andato in onda in un altro programma della stessa rete, mi fidai. Ma quello che più mi ferì fu che a darmi della sessista furono due donne: l’allora presidente della Camera, Laura Boldrini, e l’allora presidente della Rai Monica Maggioni».
Da qui la conclusione amara: «Nemmeno degli amici». E aggiunge, riferendosi alle amiche: «Sì, perché a me accadde che mi affezionai a una collega del mondo dello spettacolo e quando lei mi confessò che stava attraversando un momento difficile, feci in modo che mio marito, Lucio Presta, si accorgesse di lei fino a quando accettò di accoglierla nella sua agenzia».
La storia prosegue con un episodio che la segnò profondamente: «E poi una sera Lucio tornò a casa e con estrema franchezza mi disse che lei ci aveva provato con lui, che aveva cercato di baciarlo, senza successo ovviamente». Perego racconta che inizialmente sparì e non rispose più ai messaggi della collega, finché la incontrò a un evento e, quando lei la salutò come se nulla fosse, rispose con un gesto di distanza dicendo: «“Un po’ meno”».
Paola Perego: “Rimpianti? Solo uno”
Affronta poi il tema della libertà femminile, spiegando che la sua affermazione secondo cui ogni donna dovrebbe avere un sex toy era «Una provocazione per dire che il piacere femminile non deve essere una specie di argomento proibito, la libertà femminile passa anche da quello che facciamo di nascosto sotto le lenzuola, e da come impariamo a non nasconderlo più. Non è trasgressione, è un percorso di emancipazione, secondo me».
Parlando del corpo, Perego racconta la menopausa come una liberazione: «Sono in menopausa, evviva! Per una come me che viveva sì e no dieci giorni al mese senza i dolori mestruali e senza i cicli abbondanti, è stata una liberazione. Ho cominciato a prendere gli ormoni bioidentici — anzi, consiglio a tutte le donne che vanno verso i cinquanta di parlarne con la ginecologa — e così non solo non ho avuto neanche una vampata, ma ho conquistato una stabilità nuova».
Infine, confessa un rimpianto: «Non ho potuto studiare. Ho cominciato a lavorare presto, papà faceva il falegname e mamma era casalinga. Non dimenticherò mai il giorno in cui ho comprato loro una casa».
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