Anna Falchi: “A mia figlia ho dato un consiglio sull’amore. Devo dire grazie a 3 persone. C’è una definizione che non ho mai sopportato”. Anna Falchi sulla figlia, le tre persone che l’hanno lanciata, la definizione che non sopporta, e non solo. L’attrice e conduttrice, 54 anni, ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Anna Falchi ripercorre il suo rapporto con il cinema, ricordando come ne abbia fatto tanto prima di scegliere definitivamente la televisione. Racconta un episodio che l’ha segnata: «Una delle ultime volte che sono stata sul set era nel 2009, per un film di Sergio Rubini, anche importante. Rimasi sconvolta perché ci hanno fatto aspettare fino alle 5 del mattino solo per un’inquadratura dei piedi. Sono troppo adrenalinica, non sto mai ferma», un momento che ha contribuito alla sua decisione di allontanarsi dal grande schermo.
Ripensando ai suoi inizi, Falchi riconosce le persone che l’hanno sostenuta lungo il percorso: «A tutti quelli che hanno creduto in me. A Garinei per il teatro, a Guardì per la tv. E a Pippo Baudo, un grande». Un ringraziamento che testimonia quanto gli incontri giusti abbiano inciso sulla sua carriera.
Anna Falchi: “Devo dire grazie a 3 persone”
La conversazione si sposta poi sulla vita sentimentale, in particolare sulla relazione con Andrea Crippa, spesso al centro dell’attenzione mediatica. Falchi chiarisce subito un episodio fotografato dai paparazzi: «Hanno interpretato male. Non stavamo affatto litigando. Come tutti noi italiani, anche io gesticolo tantissimo. Soltanto in tv mi controllo. La gente è interessata alle liti e alle corna, le coppie felici non fanno notizia». E ribadisce la serenità del rapporto con un semplice: «Certo».
Si parla anche delle presunte continue rotture, che lei smentisce: «Non è vero, è successo soltanto una volta. Erano i primi tempi, dovevamo ancora conoscerci bene. Dopo sei mesi che stavamo insieme è finita». Aggiunge poi che «Siamo rimasti separati per parecchi mesi ma […] la fiamma era ancora accesa. Però bisognava riconquistarsi», spiegando come il riavvicinamento sia stato graduale. Alla domanda su chi abbia fatto il primo passo, risponde: «Beh, da che mondo è mondo… toccava a lui». E racconta il ritorno di fiamma: «Mi ha corteggiata nel modo giusto. Di solito non credo nei ritorni di fiamma, se è finita è finita. Invece è stato bello rincontrarsi. Amarsi è un dono».
La differenza d’età tra i due, 14 anni, non è più un tema: «All’inizio forse sì, dopo non ci ho più pensato. Viviamo alla giornata. Ce ne rendiamo conto con i ricordi. Tipo con i cartoni animati. Quelli che vedevo io lui non li conosce. “Ah già, eri troppo piccolo”. Ma è una cosa buffa, per cui ci prendiamo in giro». E sul controllo del telefono è categorica: «Mai toccato il telefonino di nessuno. Nemmeno di mia figlia. Non mi impiccio. Ognuno di noi ha diritto a un piccolo mondo tutto suo. Deve essere reciproco. Io do la libertà però la pretendo».
Anna Falchi: “A mia figlia ho dato un consiglio sull’amore”
La conduttrice ammette anche di aver fatto soffrire più di quanto abbia sofferto: «Ho più fatto soffrire. Pratico il ghosting, insomma sparisco, mi è successo spesso», pur riconoscendo che «Lo so, anzi è una cosa brutta. Se dovessi subirlo ci resterei male».
Racconta poi un recente rifiuto professionale, l’ultima volta in cui ha detto «No grazie, come se avessi accettato»: «Di recente un podcast parecchio famoso sul web mi ha proposto di parlare di sesso. Pagavano anche molto bene. Ho lasciato perdere. Non lo farei mai. Da giovane magari sei più incosciente, da grande anche no. Ci deve essere pudore, un filtro. Sono una conduttrice Rai, ho una figlia».
Parlando della figlia Alyssa, quasi sedicenne, Falchi spiega i consigli che le dà: «Di non cercare già una storia d’amore, ma di godersi la spensieratezza. Di prepararsi alle delusioni che verranno». E riflette anche sui calendari sexy del passato: «Erano spudorati. Le donne avvenenti spesso hanno dovuto pagare questo prezzo per fare carriera. Però ormai è passato tanto tempo, sono cambiata. E non mi riconosco più in quelle immagini».
Infine, si concede un sassolino da togliere: «C’è una definizione che non ho mai sopportato ed è quella di soubrette. Obsoleta, anacronistica. Non significa niente, non la sopporto».
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