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Spettacolo

Ermal Meta: “La Taranta è qualcosa di pazzesco. Io comunista? Voglio ricordare una cosa ai detrattori”

Ermal Meta: “La Taranta è qualcosa di pazzesco. Io comunista? Voglio ricordare una cosa ai detrattori”. Ermal Meta sulla Taranta, e non solo. Il cantautore e compositore albanese naturalizzato italiano, 45 anni, sarà il maestro concertatore del più grande festival di musica popolare d’Europa. Ne parla in una intervista a ‘La Repubblica’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Ermal Meta, maestro concertatore della Notte della Taranta 2026, racconta di aver immaginato uno spettacolo che nasce dal dialogo tra tradizione e identità personale. Spiega che sarà un evento costruito su una forte coesione musicale, sottolineando: <em>«Uno show molto organico, nel senso che ho cercato di restare vicino alla tradizione ma con una impronta personale, come è giusto. La cosa importante è rendersi conti che la Taranta è un evento collettivo, qualcosa di pazzesco. Però quelli che vengono (lo scorso anno alle prove erano in 80.000) vogliono sentire la taranta, non Ermal Meta. Ci sarà un’orchestra di quasi trenta elementi, tanti cantanti, sarà tutto suonato»</em>.

Ermal Meta: “La Taranta è qualcosa di pazzesco”

Ricorda poi la sua partecipazione dell’anno precedente, che gli ha fatto comprendere la forza culturale e identitaria dell’evento. Meta osserva come la Notte della Taranta sia diventata centrale nelle estati italiane proprio perché affonda le radici in una tradizione antica: <em>«Perché è collegato a una tradizione secolare, è un filo diretto con le radici del Salento. Sul palco mi sono accorto dai primi secondi di quanta partecipazione ci sia. E poi ritrovo una parte di me, dei miei antenati, tutti ritrovano una parte della loro storia, fatta di terra, di dialetto, di storie semplici. Ci sono le tante culture del Salento»</em>.

Parlando del video del suo ultimo singolo, Calma metafisica, Meta descrive l’immaginario sospeso tra allucinazione e realismo che lo caratterizza, una spiaggia anni ’50 con navi bombardate ed elicotteri in fiamme. Aggiunge che quel mondo visivo riflette la distorsione del presente: <em>«Peggio di così c’è solo l’esplosione nucleare, che infatti chiude quel video. È un’epoca piena di assurdità, con l’estate tutto si esaspera, come se fosse necessario mettersi in pausa dalla paura per dare spazio alla leggerezza. Rilassarsi diventa un dovere. Ma è impossibile non sentire il ronzio frastornante di ciò che sta accadendo. Come il racconto degli “escursionisti” in Israele che vanno a sparare sulla gente nella propria terra»</em>.

Ermal Meta: “Io comunista? Voglio ricordare una cosa ai detrattori”

Le sue posizioni pubbliche hanno portato qualcuno a definirlo comunista, ma Meta risponde ricordando la storia della sua famiglia e ribadendo il senso delle sue parole: <em>«Già, quelli che dimenticano che mio nonno è stato ucciso dai comunisti. Ma se comunista vuol dire parlare di bambini massacrati e incendiati, allora mi ci chiamino pure. Ma chi lo dice è, molto probabilmente, fascista»</em>.

Il tema dello schieramento degli artisti torna spesso nel dibattito pubblico, e Meta riflette anche su questo, citando il caso De Gregori come esempio di pressione eccessiva: <em>«Mi ha fatto riflettere la gogna che è arrivata dopo le parole di De Gregori. Penso che siamo estremamente fortunati di avere un artista come Francesco, che ci ha dato spunti di riflessione e canzoni eterne, e che non ha bisogno di schierarsi. Non mi piace la dittatura del dover dire, amo tutta la sua opera e non sarò mai dalla parte di chi dice che l’artista deve dire qualcosa. Non condanno ma non sono così»</em>.

Infine, parlando dell’estate dominata da eventi giganteschi, Meta contrappone il suo tour più essenziale, centrato sulla musica, alle derive kolossal di molti concerti. Spiega che la percezione dipende da come si progetta e si vive un evento, ricordando anche la dimensione enorme del pubblico della Taranta: <em>«Penso che dipenda da come la si vive, da come la si progetta. Avere 200.000 paganti (che è il pubblico della Taranta) è molto appagante, può anche esserci la sensazione di un cerchio che si chiude. Sicuramente in un evento così grande a volte succede che non tutto il pubblico possa godere appieno lo show. Ma alcuni vanno lì per partecipare a un viaggio. Non sono contrario, ognuno fa quello che ha desiderio di fare»</em>.

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