I bambini che entrano in contatto con i cani si ammalano di meno, soprattutto in un caso: la scoperta. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Pediatric Allergy and Immunology ha analizzato il possibile legame tra la presenza di cani nelle abitazioni, la composizione del microbiota domestico e la salute dei bambini durante il primo anno di vita.
La ricerca, condotta da studiosi finlandesi, parte da una precedente osservazione: i bambini che entrano in contatto con i cani tendono ad ammalarsi meno soprattutto se il contatto avviene nei primi mesi di vita. I bimbi in contatto con i cani domestici presentano meno episodi di febbre e otite e ricorrono meno frequentemente agli antibiotici. L’obiettivo era capire se una parte di questi effetti potesse essere spiegata dai microrganismi presenti nella polvere delle abitazioni.
Gli autori hanno utilizzato i dati di 368 bambini finlandesi appartenenti alle coorti di nascita LUKAS1 e LUKAS2. I partecipanti sono stati seguiti dalla gravidanza fino al compimento del primo anno di età. I genitori hanno compilato settimanalmente questionari riguardanti lo stato di salute dei figli, gli episodi di otite e febbre, l’eventuale utilizzo di antibiotici, l’allattamento e il contatto con gli animali. Complessivamente sono state raccolte 15.686 settimane di osservazione.
Una parte fondamentale della ricerca ha riguardato la polvere raccolta dal pavimento delle abitazioni quando i bambini avevano circa due mesi. Attraverso il sequenziamento Illumina MiSeq, i ricercatori hanno analizzato la presenza e l’abbondanza di dodici generi batterici e due generi fungini precedentemente associati alla presenza di cani nelle case. È stata inoltre misurata la concentrazione complessiva delle cellule batteriche mediante PCR quantitativa. I risultati sono stati quindi confrontati con gli episodi di malattia registrati durante il primo anno di vita.
I dati
L’analisi ha mostrato che alcuni specifici microrganismi associati alla presenza del cane nella polvere domestica possono spiegare una parte dell’associazione osservata tra la convivenza con l’animale e una migliore salute dei bambini. Otto dei generi identificati hanno spiegato individualmente tra il 10% e il 23% dell’effetto protettivo associato alla presenza del cane per almeno uno degli indicatori sanitari analizzati. L’associazione più marcata è stata osservata per il genere Pasteurella in relazione alle settimane caratterizzate da febbre.
Un altro risultato importante riguarda l’utilizzo degli antibiotici. Tre generi batterici correlati tra loro hanno spiegato complessivamente il 25% della riduzione dell’uso di antibiotici associata alla presenza di un cane nell’abitazione. Secondo gli autori, questo dato suggerisce che non sia semplicemente la maggiore quantità o varietà complessiva di microrganismi a determinare gli effetti osservati, ma la presenza di specifiche comunità microbiche associate all’animale.
Lo studio non ha infatti trovato un ruolo significativo nella mediazione degli effetti sanitari per la ricchezza complessiva dei batteri o dei funghi presenti nella polvere, per la concentrazione totale delle cellule microbiche o per la proporzione di batteri di origine umana. Il risultato porta quindi l’attenzione sulla composizione specifica del microbiota domestico piuttosto che sulla sua semplice diversità.
I ricercatori spiegano che l’esposizione precoce ai microrganismi ambientali può contribuire allo sviluppo del sistema immunitario e alla maturazione del microbiota umano. La presenza di un cane modifica la comunità microbica dell’ambiente domestico e potrebbe quindi aumentare l’esposizione dei bambini a determinati microrganismi durante una fase particolarmente importante dello sviluppo. In precedenti analisi della stessa coorte era già emerso che i bambini con contatti con cani o gatti tendevano ad avere più settimane di buona salute, meno febbre e otite e un minore ricorso agli antibiotici.
La premessa
Gli autori sottolineano però che i risultati non dimostrano che possedere un cane prevenga direttamente le malattie respiratorie. La ricerca ha esaminato associazioni all’interno di una coorte osservazionale e ha cercato di identificare i possibili meccanismi attraverso i quali la presenza dell’animale potrebbe essere collegata agli effetti sulla salute. Non è quindi possibile trasformare questi risultati in una raccomandazione generale secondo cui tutte le famiglie dovrebbero prendere un cane per proteggere i bambini dalle infezioni.
Il dato centrale rimane comunque significativo: specifici batteri e funghi associati alla presenza dei cani nella polvere domestica sembrano spiegare una parte, fino a circa un quinto, delle associazioni tra convivenza con l’animale e minore prevalenza delle infezioni respiratorie durante il primo anno di vita. Per quanto riguarda la riduzione dell’utilizzo di antibiotici, tre generi batterici hanno spiegato complessivamente circa un quarto dell’associazione osservata.
La ricerca, pubblicata come articolo originale ad accesso aperto, è stata realizzata da ricercatori del Finnish Institute for Health and Welfare, dell’Università della Finlandia Orientale, dell’Università di Helsinki e del Kuopio University Hospital. Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse. Il lavoro aggiunge un tassello alla comprensione del rapporto tra animali domestici, ambiente microbico della casa e salute infantile, indicando che gli eventuali benefici associati alla presenza di un cane potrebbero dipendere, almeno in parte, dai microrganismi che l’animale contribuisce a introdurre e mantenere nell’ambiente domestico.
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