Adèle Exarchopoulos: “Mariage au goût? Mi è stato di grande aiuto un libro. Matrimonio? Per me conta un’altra cosa”. Adèle Exarchopoulos su Mariage au goût, e non solo. L’attrice francese, 32 anni, è la protagonista di Mariage au goût d’orange”, un film drammatico francese diretto da Christophe Honoré. Ne parla in una intervista a ‘Io Donna’, della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Adèle Exarchopoulos sottolinea come alcune figure secondarie incontrate nel suo percorso artistico e umano abbiano lasciato un segno profondo. e «Ho ricordi di figure secondarie che mi hanno colpita da spettatrice, lasciando un’impronta indelebile. Nella vita è lo stesso: a volte le persone che incontri per breve tempo sono quelle che ti segnano di più».
Nel corso dell’intervista a ‘Io Donna’, emerge anche un tema personale e doloroso: l’attrice ha denunciato il padre di suo figlio, il rapper Doums, per violenze domestiche, un’accusa condivisa anche dall’attuale compagna del cantante. A questo proposito, riflette sul contesto storico del film, spiegando che «La vicenda è ambientata negli anni Settanta, un’epoca in cui la sopraffazione coniugale e varie discriminazioni di genere erano largamente normalizzate. Per non parlare della salute mentale. Stiamo appena iniziando a interrogarci seriamente sull’argomento: ci sono ancora troppe risposte da trovare, a livello scientifico, politico e istituzionale».
Adèle Exarchopoulos: “Mariage au goût? Mi è stato di grande aiuto un libro”
Parlando del suo rapporto con il personaggio, Exarchopoulos chiarisce che immedesimarsi in una ragazza sofferente non è stato un ostacolo, ma un processo naturale, seppur doloroso. Racconta infatti che «No, anzi: abbastanza facile, per quanto l’abbia vissuto con dolore. È come se la conoscessi già o, addirittura, come se potessi essere stata lei: la sua depressione non nasce dal nulla: è legata al contesto. Non dimentichiamo che Mariage au goût d’orange è ambientato quasi cinquant’anni fa e nella storia ci sono state troppe donne considerate pericolose per la società semplicemente perché non rientravano nei codici e nelle norme del loro tempo. Si cercava di attribuire loro disturbi o malattie, mentre era una questione puramente culturale: spesso non rinunciavano alla libertà e al desiderio, affrontavano senza conformismi la sessualità, amavano amare. Mi è stato di grande aiuto un libro di Adèle Yon che avevo letto, Il mio vero nome è Elisabeth […]».
Adèle Exarchopoulos: “Matrimonio? Per me conta un’altra cosa”
Sul tema del matrimonio, nonostante la trama del libro citato non sembri particolarmente incoraggiante in tal senso. Adèle, fidanzata con l’attore François Civil, spiega il suo punto di vista personale: «A me piace il valore simbolico del matrimonio, la sua dimensione solenne. Ho avuto mio figlio (Ismaël, nome che ha scelto per il significato, “Dio ti ascolterà” in ebraico, ndr) da giovane, a ventidue anni, e mi emoziona pensare che un giorno sarà adulto e presente alle mie nozze. Mi piacerebbe vederlo affrontare un momento del genere, sarebbe costretto a fare un discorso! (ride) Detto questo, il matrimonio non rappresenta un obiettivo o un sogno per me. Quello che conta davvero è la famiglia. La famiglia sì, è sacra».
Infine, l’attrice ricorda come la sua famiglia d’origine sia stata tutt’altro che disfunzionale, un ambiente vivace e affettuoso che ha contribuito alla sua formazione. «Mamma è infermiera, papà aveva tre lavori: chitarrista, insegnante di musica e coordinatore dei venditori di panini nel palazzetto dello sport di Parigi Bercy. Con loro io e i miei due fratelli parlavamo parecchio, ridevamo parecchio» aveva raccontato a iO Donna, aggiungendo che «Rispettavano la mia indipendenza, unica condizione: che non stessi in strada a perdere tempo. Mi hanno invitato a trovarmi un’attività: nel mio quartiere, c’era uno stage di improvvisazione teatrale… E voilà!».
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