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Spettacolo

Andrea Settembre: “Due settimane uscita in estate per un motivo. Prima di X Factor era diverso, vi spiego perché”

Andrea Settembre: “Due settimane uscita in estate per un motivo. Prima di X Factor era diverso, vi spiego perché”. Andrea Settembre su Due settimane, la carriera, e non solo. Il cantautore napoletano, 25 anni, è tornato dopo un lungo periodo di silenzio con il nuovo brano che ha già raccolto un milione di ascolti solo su Spotify in pochi giorni. Ne parla in una intervista a TV Sorrisi e Canzoni’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Andrea Settembre racconta di attraversare un momento particolarmente positivo: dopo un periodo di attesa, è tornata la sua musica e il pubblico ha accolto con entusiasmo il nuovo brano. Come spiega, «È un periodo bello, perché è tornata la musica, la mia musica. Chi mi segue ha abbracciato forte “Due settimane” e mi fa piacere che sia successo proprio ora, in piena estate».

Nonostante il panorama musicale estivo sia molto affollato, lui sentiva la necessità di ripartire. Ha scritto molto, ha vissuto nuove esperienze e ora percepisce un entusiasmo che, dice, emerge anche dalla copertina del brano. «È così, ma avevo voglia e bisogno di ripartire. In questo periodo ho scritto tanto, ho vissuto un po’ e ora ho quell’entusiasmo che si vede anche dalla copertina del brano, un salto in avanti che sentivo l’urgenza di fare ora. C’è tantissima musica stupenda in giro ma mi son detto “Faccio il mio, voglio lasciare un altro sapore, un altro odore, un’altra sensazione”. E così ho fatto».

Andrea Settembre: “Due settimane uscita in estate per un motivo”

Il nuovo singolo nasce con una vena romantica e malinconica, una scelta non studiata ma naturale. «Non è un brano nato con l’idea di farlo uscire d’estate, ma è nata così e così l’ho mantenuta. Mi piaceva l’idea di proporre qualcosa che comunque avesse quel filo di malinconia che spesso hanno i miei brani».

Ripercorrendo il suo percorso, Settembre riconosce di aver vissuto molte “vite” artistiche: dalla tv a “Io canto”, passando per “The voice”, fino alla popolarità di “X Factor” e all’esperienza di “Sanremo Giovani”. Racconta che ogni tappa è stata vissuta con spirito diverso. «Prima di X Factor, pur avendo cominciato giovanissimo, ho preso ogni tappa semplicemente come un gioco. Quindi ho partecipato ai programmi tv sempre con una sorta di inconsapevolezza, come quella che può avere qualsiasi bambino ma vivendo tutto divertendomi. Oggi è anche un lavoro. Se c’è però un filo conduttore è che sono tutti momenti che mi hanno fatto stare bene, che mi hanno fatto capire che volevo fare musica, che mi piaceva fare in qualche modo anche il fato di fare televisione».

Andrea Settembre: “Prima di X Factor era diverso, vi spiego perché”

A differenza di molti artisti della sua generazione, non sente il bisogno di rivolgersi solo ai coetanei: preferisce parlare a più persone possibile, senza calcoli. «È così. Voler parlare a più persone possibili è quello che faccio, ma non è una cosa che “studio” o voglio fare apposta. Credo che ogni cantautore abbia una sua attitudine e la mia è questa. Quando ho cantato “Vertebre” non stavo cercando di piacere, stavo cercando di sentirmi rappresentato dalla mia musica ed è successo. Quando succede, vuol dire che hai fatto un buon lavoro. Il mio approccio è cercare di collegarmi a tutto senza attaccarmi a niente, raccontandomi attraverso storie. A volte mi freno quando scrivo perché non voglio sembrare finto, ho bisogno di mettermi a nudo davvero. E per farlo il processo è doloroso, per questo la musica mi ha aiutato a conoscermi. Ogni volta mi do il tempo di capirmi».

Guardando al futuro, anticipa che “Due settimane” non sarà un episodio isolato: c’è molto materiale in arrivo, anche se non vuole fissare date o strategie rigide. «Moltissimo… e chi vivrà vedrà! (ride) A parte gli scherzi, tornerò presto, non so ancora quando, ma non sono uno che vuole fissarsi su una cosa precisa. L’unica cosa che vorrei fare in futuro e di questo non ho alcun dubbio, è uscire con un gran bell’album. Nel frattempo è tutto in divenire, sono uno aperto al cambiamento, anche con i produttori con cui lavoro abbiamo un approccio disponibile alla trasformazione. Credo sia fondamentale essere mutevoli e sapersi evolvere. Non c’è nulla di definitivo, ma sono in movimento».

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