La strana storia dei fratelli Collyer, i milionari morti sepolti sotto tonnellate di immondizia nella loro villa di New York. Langley Collyer era morto da un mese quando la polizia lo ritrovò. Il suo corpo si trovava a tre metri da quello del fratello Homer, morto di fame pochi giorni dopo. Tra i due si estendeva un intricato labirinto di giornali, mobili e oggetti accumulati nel corso dei decenni all’interno della loro villa di Harlem. La storia dei fratelli Collyer sarebbe diventata uno dei casi più celebri di isolamento e accumulo estremo nella storia di New York.
Homer Lusk Collyer nacque nel 1881, mentre Langley Wakeman Collyer venne al mondo nel 1885. Figli di Herman Livingston Collyer, ginecologo affermato, e di Susie Gage Frost, cantante lirica, appartenevano a una famiglia benestante con antiche radici negli Stati Uniti. Entrambi frequentarono la Columbia University: Homer si laureò in diritto marittimo e Langley in ingegneria elettrica e meccanica, distinguendosi anche come pianista e arrivando a esibirsi alla Carnegie Hall.
Nel 1909 i genitori acquistarono una villa sulla Fifth Avenue ad Harlem. Quando la coppia si separò, la madre rimase nella casa insieme ai figli. Negli anni successivi il quartiere cambiò profondamente e molte famiglie facoltose si trasferirono altrove, ma i due fratelli decisero di restare. All’epoca conducevano una vita relativamente normale: Homer lavorava come avvocato e Langley vendeva pianoforti e insegnava alla scuola domenicale.
Il crocevia del decesso della madre
La situazione cambiò dopo la morte della madre nel 1929 e peggiorò ulteriormente nel 1932, quando Homer fu colpito da un ictus che lo rese cieco e successivamente incapace di camminare. Convinto di poterlo curare senza seguire i medici, Langley elaborò una dieta basata su arance, pane integrale e burro di arachidi. Inoltre iniziò a conservare tutti i giornali che trovava, sostenendo che un giorno il fratello avrebbe recuperato il tempo perduto leggendo le notizie arretrate.
Con il passare degli anni l’accumulo divenne sempre più estremo. Langley riempì la casa con libri, strumenti musicali, mobili, vestiti, lattine, attrezzature fotografiche, bottiglie vuote e numerosi altri oggetti. Tra i reperti più insoliti figuravano una macchina a raggi X, scheletri di animali, visceri umani conservati in barattoli e una canoa simile a quella utilizzata dal padre. Dopo la loro morte, gli investigatori avrebbero contato 14 pianoforti, 25.000 libri e oltre 120 tonnellate di materiali.
Nel frattempo i fratelli interruppero i collegamenti con il mondo esterno. Prima eliminarono la linea telefonica, poi rinunciarono a gas ed elettricità. Langley trasportava acqua dai parchi vicini e cucinava con un forno a cherosene. La loro vita attirò l’attenzione dei giornali nel 1938, quando un reportage raccontò l’esistenza di due ricchi eremiti che vivevano circondati da oggetti accumulati. Le voci sull’esistenza di un tesoro nascosto provocarono tentativi di intrusione, inducendo Langley a costruire tunnel, barricate e trappole all’interno della casa.
Il ritrovamento shock
Nel marzo 1947 una segnalazione per un cattivo odore spinse la polizia a intervenire. L’accesso all’edificio si rivelò estremamente difficile. Gli agenti dovettero scavare per ore tra montagne di oggetti prima di raggiungere Homer, trovato morto su una poltrona. L’autopsia concluse che era deceduto per fame e malattie cardiache.
Si ipotizzò inizialmente che Langley fosse fuggito, ma le ricerche continuarono. Per diciotto giorni gli investigatori avanzarono lentamente attraverso i tunnel infestati dai ratti. Alla fine rinvennero anche il corpo di Langley, distante meno di tre metri da quello del fratello. L’esame forense stabilì che era morto circa un mese prima, schiacciato dal crollo di una delle sue stesse trappole mentre trasportava del cibo a Homer.
Con la morte di Langley, Homer era rimasto solo, cieco e immobilizzato, senza acqua né viveri. Sopravvisse per settimane senza poter ricevere aiuto. Lo sgombero della villa richiese oltre un mese e portò alla rimozione di almeno 120 tonnellate di oggetti. Sei mesi dopo l’edificio fu demolito.
Decenni più tardi, il disturbo da accumulo sarebbe stato riconosciuto come una categoria diagnostica autonoma. Dove un tempo sorgeva la casa dei Collyer si trova oggi il Collyer Brothers Park, piccolo spazio verde che ricorda la vicenda dei due fratelli e il tragico epilogo della loro esistenza.
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