Iaia Forte: “Paolo Sorrentino? Conosciuto da ragazzo, mi colpì subito per un aspetto. Con Carlo Cecchi il più bel commiato che la vita potesse regalarmi”. Iaia Forte su Paolo Sorrentino, il maestro Carlo Cecchi, il commiato indimenticabile, e non solo. L’attrice napoletana, 64 anni, si racconta in una intervista a ‘Il Messaggero’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Iaia Forte, nel film La grande bellezza, sembrava avere con le ore notturne un rapporto speciale, un’attrazione che lei stessa riconosce quando racconta: «Anche se tendenzialmente sono una che andrebbe a letto presto, sono sedotta dal lato segreto, oscuro delle cose».
Da questa premessa nasce il ricordo dell’estate romana del 2012, un periodo che per l’attrice ha assunto contorni quasi irreali. Forte descrive quei giorni come un’esperienza fuori dal comune: «Per me è stata un’estate visionaria. Giravamo fino alle cinque del mattino e la città (Roma ndr) si rivelava nel suo aspetto misterico, quasi allucinatorio. Non capivo se ciò che vedevo dipendeva dalla stanchezza o erano dettagli di una Roma che non avevo mai visto».
Procedendo nel racconto, l’attrice rievoca l’atmosfera che si respirava sul set, un clima che tutti percepivano come irripetibile: «Un’atmosfera bellissima. Tutti noi avevamo la sensazione che si stava creando qualcosa di unico, ma mai ci saremmo aspettati che poi quella creazione che stava prendendo forma, soprattutto di notte, si sarebbe rivelata la storia di un film Oscar».
Iaia Forte: “Paolo Sorrentino? Conosciuto da ragazzo, mi colpì subito per un aspetto”
L’attrice spiega poi come arrivò al ruolo di Trumeau, ricordando che non ci fu alcun provino: «No, Paolo mi chiamò affidandomi subito il ruolo. Io lessi la sceneggiatura e la trovai fantastica. Ci eravamo però conosciuti anni prima. Me lo ricordo da ragazzo quando faceva l’aiuto regista. Mi colpì subito la sua intelligenza, il suo modo di guardare le cose. Poi quando il suo romanzo Hanno tutti ragione (Feltrinelli) vinse il Premio Fiesole, nel 2010, Paolo mi chiese di leggerne dei brani durante la cerimonia di consegna del premio».
Da quel romanzo nasce anche il monologo teatrale Tony Pagoda, che Forte interpreta da anni e al quale è profondamente legata: «Sono molto legata a Tony Pagoda, il cantante melodico napoletano, personaggio che esiste dai tempi de L’uomo in più (il film di Paolo Sorrentino del 2001, ndr). Già leggendo la prima volta le pagine del romanzo, avevo sentito la potenza musicale, ritmica, della lingua. Mi piace diventare Tony Pagoda perché mi piace giocare con il suo machismo che copre una sofferenza interiore.
Il fatto che ad interpretarlo sia una donna fa esplodere ancora di più queste contraddizioni». È proprio questa trasformazione scenica che la affascina: «Sono i personaggi che mi affascinano di più, perché mi permettono di fare un lavoro sul corpo sulla voce in senso anti-naturalistico. Il cinismo di Pagoda è stupendo e ha effetti comici».
Iaia Forte: “Con Carlo Cecchi il più bel commiato che la vita potesse regalarmi”
Parlando di comicità, Forte ricorda anche uno dei ruoli più surreali scritti per lei da Vincenzo Salemme, quello della vicina in lutto in Una festa esagerata: «Ho adorato fare quel personaggio. Salemme è un grande attore e usa sempre attori veri che vengono dal teatro». Nel ripercorrere la sua formazione, l’attrice individua un maestro fondamentale: «Sicuramente Carlo Cecchi. L’ho conosciuto attraverso Cesare Garboli e abbiamo fatto insieme spettacoli bellissimi, da Shakespeare a Beckett. È stato Cecchi, che deteneva i diritti dei libri di Elsa Morante, ad affidarmi la lettura pubblica dei suoi romanzi».
Infine, Forte ricorda l’ultima volta in cui ha visto Cecchi, un momento che oggi assume il valore di un commiato prezioso: «L’avevo invitato a Pescasseroli la scorsa estate. Sono stati 20 giorni magnifici. Lui era molto felice di vivere in questa piccola comunità di cui fa parte anche Paride Vitale, il direttore di Arteparco. È stato il più bel commiato che la vita potesse regalarmi. Poi Carlo è morto a gennaio».
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