Zucchero apre la stagione delle critiche al Sanremo targato Napoli: “De Martino? Forse ha qualità nascoste”. Che sarebbe successo era scontato, si doveva solo capire quando. E puntuale è arrivata la prima bordata contro il Festival di Sanremo targato Napoli, quello affidato a Stefano De Martino come direttore artistico e conduttore. A dare il primo contributo a questo curioso esercizio di svalutazione preventiva è stato Zucchero, intervenuto al Festival della Cultura di Alassio, dove ha commentato con una certa spocchia le novità della prossima edizione.
Alla domanda sulla nomina di De Martino, il cantautore 70enne ha risposto: «A me non me ne frega chi fa il direttore artistico. Se lo fa lui a me non interessa. Boh, magari ha delle qualità nascoste…». Una frase che, presa isolatamente, può naturalmente essere liquidata come una semplice opinione personale. Il problema nasce quando la si inserisce in un copione che in Italia sembra andare in scena con una puntualità quasi commovente: quando Napoli conquista uno spazio di rilievo, qualcuno sente immediatamente il bisogno di spiegare perché, in fondo, non se lo meriterebbe.
È una curiosa abitudine nazionale. Non appena un napoletano arriva in cima, compare sempre il raffinato coro degli esperti dell’ultima ora, pronti a scovare il difetto, il limite, l’inadeguatezza, la presunta raccomandazione o quella misteriosa «qualità nascosta» che evidentemente nessuno aveva ancora individuato. Una sorta di commissione permanente incaricata di controllare che Napoli non si prenda troppo sul serio e, soprattutto, che non osi occupare troppo spazio.
Critiche ancora prima di iniziare
È successo con Sal Da Vinci dopo la vittoria nell’ultima edizione della kermesse, e ora il bersaglio è Stefano De Martino. Il conduttore napoletano, prima ancora di cominciare il proprio lavoro a Sanremo, viene già sottoposto al processo mediatico. Non gli si concede nemmeno il lusso di sbagliare sul campo: bisogna anticipare la sentenza. È il fantastico metodo italiano della critica preventiva, specialità nella quale ormai si è raggiunto livelli olimpici.
E c’è un dettaglio che rende tutto ancora più surreale. Si parla di Napoli come se fosse una realtà arrivata ieri nel mondo dello spettacolo, una specie di intrusa che si è imbucata alla festa senza invito. Peccato che Napoli abbia una storia culturale e musicale che non ha bisogno di presentazioni. Quando Napoli faceva musica e spettacolo, in Italia non cantavano nemmeno le lavandaie al fiume. La canzone napoletana ha attraversato generazioni, confini e oceani, influenzando interpreti e compositori ben oltre i confini della città.
E allora forse il problema non è che un napoletano conduca Sanremo. Il problema, per qualcuno, è che un napoletano possa farlo senza chiedere il permesso. È questa la parte davvero fastidiosa del pregiudizio: non si accontenta di giudicare una persona per ciò che fa, ma pretende di stabilire in anticipo quanto spazio possa occupare.
De Martino dovrà dimostrare sul campo di essere all’altezza dell’incarico, come qualsiasi altro professionista. Saranno gli ascolti, la qualità del Festival, le scelte artistiche e il gradimento del pubblico a stabilire il risultato. È perfettamente legittimo criticarlo, bocciarlo o promuoverlo. Quello che sarebbe meno comprensibile è trasformare la sua origine in un argomento di discussione, come se essere napoletano costituisse una voce negativa nel curriculum.
Il malcostume tutto italiano
Quanto all’Eurovision definito «una roba di plastica», è un’altra questione. Qui si può discutere di gusti, televisione, musica e spettacolo. Ma quando il bersaglio diventa sistematicamente la provenienza geografica di chi occupa una posizione di prestigio, la critica cambia natura.
Il vero malcostume tutto italiano, allora, non è che Napoli arrivi a Sanremo. È l’istinto di qualcuno a cui sembra quasi di dover chiedere scusa quando Napoli arriva a Sanremo. E così, mentre un’intera città aspetta semplicemente di vedere cosa saprà fare De Martino, parte il solito rituale: una battuta, una smorfia, una superiorità ostentata e via con il processo.
Fortunatamente, Napoli ha una caratteristica che forse irrita ancora di più i suoi detrattori: continua a produrre musica, artisti, attori, autori e spettacolo. E non sembra avere alcuna intenzione di smettere solo per rendere più confortevole la vita a chi, ogni volta che un napoletano sale sul palco, sente il bisogno irrefrenabile di ricordargli che quel palco, secondo qualcuno, non sarebbe proprio casa sua.
Carmine Gallucci
direttore@brevenews.Com
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