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La storia di Julio Segundo Pérez Silva, lo “psicopatico dell’Alto Hospicio” che terrorizzò un’intera comunità per 3 anni

La storia di Julio Segundo Pérez Silva, lo “psicopatico dell’Alto Hospicio” che terrorizzò un’intera comunità per 3 anni. Negli annali della criminalità cilena, la storia di Julio Segundo Pérez Silva, noto come lo “psicopatico dell’Alto Hospicio”, è sicuramente sul podio. Il serial killer più prolifico del Cile, fu condannato all’ergastolo per lo stupro e l’omicidio di 14 giovani donne, per lo più minorenni. Delitti che terrorizzarono la comunità di Iquique per tre anni.

Pérez Silva adescava le sue vittime fingendosi un tassista abusivo, offrendo loro passaggi gratuiti per poi condurle nel deserto, dove le violentava e le uccideva con oggetti contundenti. I corpi delle ragazze, alcune ancora in vita al momento dell’abbandono, venivano gettati in pozzi minerari o discariche.

Il caso Pérez Silva è stato uno dei più vergognosi fallimenti della polizia cilena. Nonostante le numerose denunce di scomparsa, le autorità si sono rifiutate di indagare, derubricando le vittime come fuggiasche. Solo grazie alla tenacia del padre di una delle vittime, che ha mobilitato le famiglie e creato un gruppo di ricerca, il caso è venuto alla luce.

L’infanzia di Pérez Silva è stata segnata da povertà e violenza. Cresciuto in una famiglia umile, ha subito bullismo a scuola e ha assistito alle violenze del padre sulla madre. Questi traumi potrebbero aver contribuito allo sviluppo della sua psicopatia.

Dopo un matrimonio fallito, Pérez Silva si è trasferito a Iquique, dove ha iniziato a lavorare come tassista abusivo. La sua ossessione per la pulizia dell’auto e il corso di guida che ha frequentato suggeriscono una meticolosa preparazione ai crimini che avrebbe commesso.

Indagini a rilento

Le indagini sono state ostacolate dalla negligenza delle autorità, che hanno ignorato le denunce di scomparsa e hanno continuato a liquidare le vittime come prostitute. Solo quando i corpi di alcune ragazze sono stati ritrovati e i media hanno dato risalto al caso, la polizia è stata costretta ad agire.

Il caso Pérez Silva ha scosso il Cile, mettendo in luce le carenze del sistema giudiziario e la sua incapacità di proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione. La storia dello “psicopatico dell’Alto Hospicio” rimane una ferita aperta nella memoria del Paese, un monito sulla necessità di una giustizia più equa e tempestiva.

Dopo mesi di inattività, Julio Segundo Pérez Silva torna a colpire il 3 ottobre 2001. Una tredicenne, identificata come “Bárbara N”, viene adescata con la scusa di un passaggio in auto, violentata e gettata in un pozzo minerario dopo aver confessato i suoi crimini. La ragazza sopravvive alla caduta e fornisce dettagli cruciali alle autorità, tra cui la descrizione dell’auto e degli oggetti presenti al suo interno.

Grazie alla testimonianza di Bárbara, la polizia arresta Pérez Silva il giorno successivo. La ragazza lo riconosce immediatamente, così come l’auto e gli oggetti descritti. Durante la perquisizione della sua abitazione vengono rinvenuti la maglietta con il logo del comune e i giornali che riportavano le sparizioni delle vittime.

Di fronte all’evidenza, Pérez Silva confessa inizialmente tre omicidi, poi altri tre. Rivela l’ubicazione dei pozzi e delle discariche in cui ha occultato i corpi. La notizia del suo arresto scatena la rabbia della comunità, che chiede giustizia per le vittime. I primi quattro cadaveri vengono ritrovati nelle discariche indicate da Pérez Silva. La folla si mobilita, chiedendo spiegazioni alle autorità. I genitori identificano i resti delle figlie, e la rabbia cresce ulteriormente.

Il giro di vite

Lo scandalo assume dimensioni politiche, con alte cariche governative rimosse dai loro incarichi. I media nazionali seguono da vicino gli sviluppi della vicenda, mentre il paese è sotto shock per la brutalità dei crimini e l’inefficienza delle istituzioni. Il 15 ottobre si tengono i funerali delle vittime a Iquique. Durante la cerimonia, il vescovo Juan Barros esprime il dolore e l’indignazione della comunità, sottolineando la mancanza di aiuto e supporto da parte delle autorità.

Nel 2005, Pérez Silva viene condannato all’ergastolo per l’omicidio di 11 adolescenti e 3 adulti. Potrà beneficiare della libertà vigilata solo nel 2071, all’età di 108 anni. Come risarcimento, il governo dona alle famiglie delle vittime case prefabbricate e una pensione vitalizia. Tuttavia, persistono dubbi e voci su possibili complici di Pérez Silva, tra cui agenti di polizia e una presunta relazione con la ragazza sopravvissuta.

Pérez Silva, dal canto suo, si dichiara innocente e accusa i carabinieri di avergli estorto la confessione sotto tortura. Afferma che i suoi campioni biologici sono stati “impiantati” sui corpi delle vittime. Attualmente, Pérez Silva è detenuto nel carcere di massima sicurezza Colina I di Santiago, dove viene costantemente sorvegliato per evitare tentativi di suicidio. La comunità di Alto Hospicio, nonostante i cambiamenti, continua a ricordare le vittime attraverso santuari e simboli che ne segnano i luoghi di ritrovamento.

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