La storia del primo fumatore d’Europa, è anche quella della prima vittima del tabacco. Ma il protagonista di questa vicenda non morì di cancro, di infarto o di BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva). Stiamo parlando di Rodrigo de Jerez, marinaio al servizio di Cristoforo Colombo e inconsapevole apripista di un’abitudine destinata a diventare una delle più diffuse e letali della storia moderna.
Il suo incontro con il tabacco avvenne nel novembre 1492, quando l’equipaggio di Colombo osservò gli indigeni dell’isola di Cuba camminare con braci ardenti di erbe aromatiche, inalando ed esalando fumo con evidente piacere. In meno di un mese dalla scoperta del Nuovo Mondo, il tabacco era entrato nel repertorio culturale europeo, portato proprio da Rodrigo che, durante un’esplorazione nell’entroterra, sperimentò l’uso locale delle foglie da fumo.
L’arresto
Al ritorno in Spagna, deciso a condividere questa novità con i concittadini di Jerez de la Frontera, Rodrigo mostrò il gesto di espirare fumo dalla bocca e dal naso. Il risultato fu però opposto alle aspettative. I vicini, spaventati da una pratica che percepivano innaturale e inquietante, lo denunciarono immediatamente alla Chiesa. L’Inquisizione, interpretando quell’abitudine come manifestazione demoniaca, lo fece imprigionare. Rodrigo trascorse sette anni in cella, diventando così la prima vittima del tabacco non per malattia, ma per persecuzione, e probabilmente anche il primo a sperimentare forme di dipendenza e astinenza documentate nella storia europea.
Mentre in Spagna la nuova sostanza era ancora guardata con sospetto, in altri paesi stava iniziando un processo opposto. In Gran Bretagna, per esempio, Sir Walter Raleigh fu considerato l’introduttore del tabacco nel regno. E anche lui subì la stessa sorte: incarcerato sotto il regno di Giacomo I, profondamente ostile al fumo. La contraddizione tra condanna morale e crescente diffusione attraversò tutta l’Europa del Cinquecento e del Seicento.
A Roma, un secolo dopo l’arrivo di Colombo, persino i cardinali non disdegnavano le foglie americane. Fu il cardinale Prospero Santacroce a piantare i primi arbusti di tabacco nei giardini di un convento, sostenendone inizialmente i presunti benefici terapeutici. In breve, però, la pratica divenne un’abitudine condivisa all’interno delle comunità religiose.
Il business
Il consumo crescente costrinse i governi a intervenire. I tentativi di proibizione risultarono presto inefficaci: la popolazione mostrava un entusiasmo tale che, invece di vietare il tabacco, molti stati decisero di tassarlo, trasformando un vizio in un lucroso affare. Con il passare dei secoli, e soprattutto con la crescita dell’industria manifatturiera, i ricavi derivanti dalla produzione e vendita di sigari e sigarette raggiunsero cifre imponenti. Durante le guerre del Novecento e dell’inizio del ventunesimo secolo, il tabacco divenne parte integrante delle dotazioni militari, distribuito ai soldati come strumento di conforto e routine, nonostante leader come Hitler detestassero personalmente il fumo.
L’immaginario collettivo del mondo occidentale fu profondamente segnato da questa abitudine. Nel cinema degli anni cinquanta e sessanta, l’immagine dell’eroe o della femme fatale con la sigaretta tra le dita contribuì a consolidare un rituale che, pur apparendo come simbolo di fascino e maturità, avrebbe pesato per decenni sulla salute pubblica globale. Oggi, rileggere la parabola del primo fumatore europeo significa osservare l’origine di una storia che avrebbe influenzato la vita, l’economia, la cultura e, tragicamente, la mortalità di milioni di persone in tutto il mondo.
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