Alcide De Gasperi, 72 anni fa l’addio al costruttore dell’Italia post-bellica
Nella tranquilla casa di Sella di Valsugana, in provincia di Trento, il 19 Agosto 1954, si spegneva all’età di 73 anni Alcide De Gasperi. Con la sua scomparsa l’Italia perdeva non solo uno dei più autorevoli uomini di stato, ma anche l’architetto della ricostruzione post-bellica e della democrazia.
Fine della Seconda Guerra Mondiale. L’Italia è in ginocchio economicamente, politicamente e socialmente. In una nazione devastata da ben due conflitti ravvicinati, di cui il secondo devastante, Alcide De Gasperi, grazie alla sua inflessibile determinazione e morale, prende in mano le redini e viene eletto Presidente del Consiglio per otto governi consecutivi, dal 1945 al 1953 guidando la nazione attraverso uno dei periodi più delicati della storia contemporanea.
Il suo primo Governo, nato a seguito delle dimissioni del precedente, inizia il 10 dicembre 1945 ed è l’ultimo del Regno d’Italia e complessivamente il primo di una nuova era politica. Durerà solo 216 giorni ma questi furono sufficienti per decretare le prime elezioni politiche dopo il conflitto e per il mutamento della forma istituzionale dello Stato.
Dalla Monarchia alla Repubblica
Ha guidato l’Italia nella transizione dalla Monarchia alla Repubblica gestendo i lavori della Assemblea Costituente, l’organo elettivo preposto alla stesura della Costituzione della neonata Repubblica Italiana.
Con una intuizione strategica aderì al Piano Marshall e al Patto Atlantico (NATO). Questo non fu un passaggio scontato, quanto piuttosto una scelta combattuta e fortemente voluta coordinata da De Gasperi di concerto con suo ministro degli Esteri Carlo Sforza. L’Italia dell’epoca è al collasso.
La produzione era crollata, le infrastrutture distrutte, l’inflazione alle stelle ma soprattutto la grave carenza di materie prime e di riserve monetarie rischiavano di ridurre alla fame la popolazione. Il suo viaggio negli USA del 1947 per chiedere aiuti d’emergenza fu una mossa magistrale. Non si trattò di “accattonaggio” quanto piuttosto della chiave di volta per evitare il collasso sociale, modernizzare l’industria ed integrare i mercati globali.
L’adesione alla NATO
Se il piano Marshall fornì la base economica, l’adesione alla NATO sancì l’ancoraggio politico e militare dell’Italia all’Occidente. E l’inclusione dell’Italia, nemica sconfitta nel conflitto, incontrò diverse resistenze tanto in patria quanto tra gli stati europei vincitori. L’intuizione di De Gasperi fu quella di comprendere che la sovranità dell’Italia non poteva essere difesa con l’isolamento, quanto piuttosto stringendo alleanze internazionali.
E questa sua convinzione contribuirà a conferirgli il titolo di uno dei tre grandi padri fondatori dell’Europa Unita. La sua visione superava i nazionalismi divisivi che avevano caratterizzato le epoche precedenti, mirando ad una integrazione sovranazionale fondata sulla pace.
Uno dei momenti più emblematici della sua carriera è il discorso pronunciato il 10 agosto 1946 alla Conferenza per la Pace di Parigi. Le sue parole di apertura sono rimaste nella storia: “Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me…”. Con queste parole De Gasperi difese la dignità del popolo italiano distinguendo le responsabilità del disciolto partito fascista dalla volontà di riscatto di una nuova nazione democratica.
Dopo che un infarto stroncò la sua vita, le campane suonarono per i funerali di stato a Roma dove accorse una commossa folla da ogni parte d’Italia, compreso il suo amato Trentino. Oggi la sua figura resta una icona di rigore etico: un punto di riferimento imprescindibile per chi sente il senso dello stato e che, con lungimirante visione, opera nel suo interesse.
Marcella Selo
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