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Targhe polacche, la stretta è un regalo alle compagnie: i meridionali pagano le polizze anche per il Nord

Targhe polacche, la stretta è un regalo alle compagnie: i meridionali pagano le polizze anche. Le polizze Rc auto continuano a raccontare una delle più evidenti e intollerabili discriminazioni territoriali d’Italia. Da una parte il Nord, dove assicurare un’automobile può costare anche cinque o sei volte meno (per restare stretti). Dall’altra il Sud, dove possedere una vettura è diventato un lusso insostenibile. E poi c’è la Campania, con Caserta e soprattutto Napoli, dove il peso delle tariffe raggiunge livelli che nessuno ha mai visto in Europa.

Per anni ci è stato ripetuto che quella differenza era giustificata. Il Sud pagava di più perché, secondo il racconto delle compagnie, c’erano più truffe, più falsi incidenti, più comportamenti fraudolenti. Una spiegazione utilizzata per costruire e mantenere un sistema di prezzi a due velocità, nel quale milioni di automobilisti hanno finito per pagare il conto di colpe collettive mai commesse personalmente.

Quindi è arrivata la scatola nera. E Napoli è stata la prima città che ha adottato maggiormente questo strumento, rendendo possibile ricostruire con precisione gli spostamenti e, in caso di sinistro, verificare dinamiche e responsabilità. La conseguenza avrebbe dovuto essere evidente: se la tecnologia riduce drasticamente lo spazio per i falsi incidenti e consente di individuare le frodi, il principale alibi utilizzato per applicare tariffe enormemente superiori avrebbe dovuto cadere.

E invece no. Le truffe sono crollate, i finti incidenti sono diventati molto più difficili da organizzare e dimostrare, ma il meridionale continua a pagare come se nulla fosse cambiato, rimpinguando le casse delle compagnie che anche quest’anno chiudono con utili miliardari. L’automobilista napoletano, anche quando è virtuoso, anche quando non provoca incidenti e installa dispositivi di controllo, continua a essere inserito in una specie di categoria territoriale da penalizzare.

Nessun motivo che giustifica le differenze

Il risultato è un sistema che appare sempre più difficile da giustificare e che, in assenza di statistiche ufficiali capaci di dimostrare oggi una differenza tale da legittimare prezzi così distanti, conferma la discriminazione territoriale. È in questo contesto che bisogna leggere il fenomeno delle targhe estere, comprese le cosiddette targhe polacche.

Per mesi si è preferito raccontarlo soltanto come il comportamento di chi vuole aggirare le regole. Certo, lo Stato ha il diritto e il dovere di contrastare l’elusione fiscale e ogni violazione della legge. Ma fingere di non vedere perché migliaia di cittadini abbiano cercato quella strada significa affrontare il sintomo e ignorare deliberatamente la malattia.

Molti automobilisti non hanno scelto l’estero per capriccio. Hanno cercato un modo per sopravvivere a costi assicurativi che, soprattutto in alcune zone del Mezzogiorno, possono divorare una parte rilevante del bilancio familiare. Prima bisognava chiedersi perché assicurare un’auto a Napoli costasse tanto, tutelando chi ha una condotta impeccabile. Bisognava impedire che un automobilista venisse condannato a pagare di più soltanto perché residente dalla parte discriminata della penisola.

Il governo Meloni ha scelto invece un’altra strada sulle targhe polacche: la stretta. Così è arrivato l’emendamento sull’iscrizione al Reve e sul pagamento dell’Ipt. Poi l’ulteriore irrigidimento sulle coperture assicurative, con la prospettiva che, una volta registrato il veicolo all’estero, l’obbligo possa essere assolto soltanto attraverso una compagnia italiana o autorizzata a operare in Italia. Il tutto favorito dal potenziamento dei controlli attraverso i collegamenti messi a disposizione con i portali polacchi per verificare documenti di circolazione, assicurazioni e patenti.

Tutto questo viene presentato come una battaglia per la legalità. Ma c’è una domanda che questo governo non può continuare a evitare: dov’è la battaglia per l’equità? Dov’è una norma capace di proteggere l’automobilista virtuoso del Sud? Dov’è un intervento serio contro le differenze tariffarie che da anni gravano sulle famiglie meridionali? La risposta, fino a oggi, è brutale nella sua semplicità: non c’è.

Targhe polacche, perché la stretta è un regalo alle compagnie

E allora questa stretta rischia di trasformarsi nell’ennesimo regalo alle compagnie assicurative. Si elimina una delle poche alternative che molti cittadini avevano individuato per ridurre una spesa ormai diventata insostenibile, ma non si interviene con la stessa determinazione sulle cause che hanno spinto quelle persone a cercare soluzioni fuori dai confini italiani. Si chiude una porta ai cosiddetti furbetti (per carità, leggittima), mentre il sistema tariffario che li ha messi con le spalle al muro resta sostanzialmente intatto.

E a pagare il prezzo più alto saranno ancora una volta il cittadini meridionali, soprattutto i napoletani, compresi i virtuosi, che dovrebbero essere premiati per la loro condotta. Siamo di fronte a un paradosso assurdo: chi guida senza provocare incidenti, chi rispetta le regole, chi ha contribuito alla diffusione della scatola nera e alla riduzione delle frodi, non vede riconosciuta la propria virtuosità. Al contrario, continua a essere trascinato dentro una penalizzazione collettiva che sembra dipendere più dal codice di avviamento postale che dal comportamento reale alla guida.

Questo è il punto politico più grave. Il governo di Giorgia Meloni, almeno sul terreno della tutela concreta degli automobilisti e delle famiglie del Mezzogiorno, sta dando prova di essere quello che meno ha tutelato il Sud nella storia recente della Repubblica. È difficile considerare una chiave di lettura diversa per un esecutivo che, anziché correggere una storica disparità, sembra aver scelto di renderla ancora più rigida.

Prima si lascia in piedi un sistema nel quale il cittadino del Sud paga molto di più. Poi, quando quel cittadino cerca una via alternativa, si interviene per impedirgliela. Non una seria offensiva contro le tariffe spropositate, non una tutela speciale per gli automobilisti senza sinistri, non un meccanismo realmente efficace per premiare chi dimostra di essere virtuoso. No: la priorità diventa chiudere l’uscita di emergenza.

Scelta politica?

Ed è qui che la stretta smette di apparire soltanto come un provvedimento tecnico. Diventa una scelta politica. Una punizione per gli automobilisti meridionali e napoletani soprattutto, mentre le compagnie assicurative vedono rafforzata la propria posizione in un mercato dove i cittadini del Sud continuano a non avere la possibilità di difendersi in nessun modo.

Questo governo così attento ai furbetti dovrebbe spiegare perché la legalità debba significare soltanto controlli e divieti per chi cerca di pagare meno, ma mai una vera guerra contro un sistema di prezzi che divide l’Italia in cittadini di serie A e cittadini di serie B. Dovrebbe spiegare perché un napoletano virtuoso debba continuare a finanziare, con la propria polizza, una penalizzazione territoriale che non corrisponde necessariamente alla sua storia assicurativa personale.

Contrastata l’elusione senza eliminare l’ingiustizia che l’ha alimentata

Contrastare l’elusione è giusto. Ma farlo senza eliminare l’ingiustizia che l’ha alimentata significa colpire gli effetti e proteggere le cause. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: ancora una volta il Sud paga, Napoli paga ancora di più e le compagnie incassano. Questa non è equità. È una resa politica davanti agli interessi delle assicurazioni.

Ed è l’ennesima dimostrazione di un governo che, invece di difendere il Mezzogiorno, ha scelto di stringere il cappio attorno agli automobilisti meridionali. Perché quando si toglie a un cittadino ogni possibilità di difendersi e sfuggire a tariffe spropositate, senza affrontare minimamente il problema di quelle tariffe, non lo si sta tutelando. Lo si sta punendo.

E ora che è iniziato l’anno della campagna elettorale, il sospetto è inevitabile: che la legge scova-furbetti sia anche una trovata per cercare consenso altrove. Colpire il Sud, dove questo governo ha raccolto meno consensi, potrebbe essere il prezzo da pagare per strizzare l’occhio a quella parte dell’elettorato del Nord che da sempre guarda con favore a politiche punitive verso il Mezzogiorno.

Carmine Gallucci
direttore@brevenews.com

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