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Colin Farrell: “Sugar? Bellissimo girare di notte a Los Angeles. Sono sobrio da 20 anni ma niente orgoglio, provo un altro sentimento”

Colin Farrell: “Sugar? Bellissimo girare di notte a Los Angeles. Sono sobrio da 20 anni ma niente orgoglio, provo un altro sentimento”. Colin Farrell su Sugar, la sobrietà, e non solo. L’attore statunitense, 50 anni, riprende i panni dell’investigatore extraterrestre inviato sulla terra per osservare l’umanità e stilarne un rapporto nella seconda stagione della serie tv in onda su Apple Tv. Ne parla in una intervista a ‘Io Donna’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Colin Farrell, che in questa serie interpreta il detective John Sugar e vive ora a Los Angeles, racconta come spesso il personaggio si senta solo e isolato. Lui stesso risiede nella città degli angeli da anni, e riflette su questa condizione spiegando: «La sento ovunque, non solo a Los Angeles. Gli esseri umani hanno in comune questo senso di solitudine e il desiderio di connettersi: siamo individui singoli, eppure avvertiamo l’intuizione di far parte di un tutto più grande, senza però riuscire mai ad accedervi completamente. E sì, quando sono arrivato qui nel 2000, mi sono sentito terribilmente solo. Ma ora non più. Di tanto in tanto provo ancora un senso di solitudine, ma non è qualcosa che nasce solo perché siamo a Los Angeles».

Parlando delle riprese notturne di Sugar, Farrell descrive l’atmosfera particolare che si crea girando a Los Angeles: «Bellissimo. Il mio ritmo circadiano è più naturale di notte e quindi adoro le riprese notturne a LA: trovarsi su Hollywood Boulevard, appena a un isolato a est di Highland Park, alle due del mattino, con una troupe di 100 persone e qualche poliziotto, mentre passano poche persone strafatte e ubriache che creano qualche piccolo problema, e tu sei alla guida di una corvette Stingray… Questo genere di cose mi affascineranno sempre».

Colin Farrell: “Sugar? Bellissimo girare di notte a Los Angeles”

Ripercorrendo la sua carriera e la vita privata, segnata da prove difficili e da collaborazioni con registi importanti, Farrell riflette anche sul traguardo dei 50 anni e su ciò che immaginava a 30: «Non sono sicuro, tutto si trasforma nel momento stesso in cui si realizza. Vibri di desiderio e ambizione e ti muovi in una certa direzione, e quando raggiungi quella meta – se hai la fortuna di arrivarci – tutto è già diventato qualcos’altro: quella cosa che sognavo di raggiungere non è ciò che immaginavo né racchiude le risposte che credevo avrebbe offerto. E così ti fai l’idea che la risposta la troverai in un altro luogo; ci arrivi, ma poi quella risposta non c’è. E nel frattempo – se sei fortunato, te ne renderai conto solo più tardi – capisci che non esistono risposte. Non esistono risposte concrete. Io vivo in questa convinzione, forse è un’illusione, ma se lo è mi va bene così: accetto che non ci siano risposte».

Il discorso torna poi alla notte degli Oscar 2023 e alla sua nomination per Gli spiriti dell’isola, un ricordo che Farrell custodisce con entusiasmo: «Sì, è stato davvero bello essere agli Oscar, far parte di un lavoro candidato come miglior film e sentir pronunciare il mio nome. E non me ne importava assolutamente nulla di vincere. Sapevo che non sarebbe successo. A quel punto ero entusiasta come un bambino. O meglio, come un uomo che si rendeva conto di averlo sognato da bambino. Quindi, per l’uomo che sono oggi, non contava poi così tanto; ma vivendo la cosa attraverso quel bambino che è ancora dentro di me, ho pensato: Be’, è uno spasso. È incredibile… oh, è incredibile… e la cosa ci divertiva un mondo».

Colin Farrell: “Sono sobrio da 20 anni ma niente orgoglio, provo un altro sentimento”

Parlando della sua battaglia personale, Farrell sottolinea come la sobrietà non sia per lui motivo di orgoglio, ma di riconoscenza: «Si, ma non scherzo quando dico che non provo alcun orgoglio per il fatto di essere sobrio da vent’anni. Provo solo gratitudine. Non ho idea del perché io sia riuscito a venirne fuori, per quanto mi sia impegnato nei primi sei mesi o nel primo anno di sobrietà, perché conosco persone che hanno lottato molto più duramente, che hanno stretto i denti, che hanno fatto quattro riunioni degli Alcolisti Anonimi al giorno, che hanno seguito dieci ore di terapia a settimana, che sono state in diciassette centri di recupero, eppure non sono mai riuscite a restare sobrie per più di un mese. E allora perché proprio io? Dovrei esserne orgoglioso? No! Col cavolo!».

La parola “gratitudine”, che ricorre spesso nel suo racconto, diventa il punto conclusivo della sua riflessione: «Eh sì, gratitudine. Sono semplicemente grato, Alessandra. Sa, per i decenni che ho vissuto da sobrio, per le persone che ho incontrato e per i luoghi del mondo che ho visitato. Onestamente, lo giuro sulla mia vita: sono semplicemente grato. E chissà cosa riserva il domani…Ma sì, ormai sono 20, 25 anni da quando ci parliamo… È passato un bel po’ di tempo».

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