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Lorenzo Richelmy: “L’attore è un mestiere pericoloso. Successo? A 18 anni mi riconoscevano, oggi non più”

Lorenzo Richelmy: “L’attore è un mestiere pericoloso. Successo? A 18 anni mi riconoscevano, oggi non più”. Lorenzo Richelmy spiega perché quello dell’attore è un mestiere pericoloso, tra le altre cose. L’attore ligure, 36 anni, ne ha parlato in una intervista a ‘Io Donna’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Lorenzo Richelmy, nel film Il Cileno (nelle sale dal 27 agosto) interpreta il leader di un gruppo anarchico. L’attore racconta che immergersi nell’Italia degli anni Settanta ha significato confrontarsi con un periodo che lo ha sempre incuriosito. Ha cercato materiali e interviste dell’epoca su YouTube e, essendo Torino la città di suo padre, ha raccolto molti racconti proprio da lui, l’attore Prospero Richelmy, volto anche di alcune serie tv. Ricorda come all’epoca fossero tutti molto radicalizzati, tant’è che «È un periodo che mi ha sempre incuriosito, ho cercato materiali e interviste dell’epoca su YouTube. E visto che Torino è la città di mio padre, mi sono fatto raccontare molte cose da lui (l’attore Prospero Richelmy, volto anche di alcune serie tv). All’epoca erano tutti molto radicalizzati, tant’è che lui perse degli amici perché non era un militante come loro. Sono anni complessi e criticabili per le violenze, eppure mi fa più tristezza il mondo di oggi in cui tutti sono più omologati, timorosi di criticare, attenti a non infastidire nessuno. Recitare mi dà la possibilità di raccontare storie come questa e far scoprire il clima di allora anche agli altri».

Lorenzo Richelmy: “A 18 anni mi riconoscevano, oggi non più”

Ripercorrendo la sua adolescenza, Richelmy ricorda di essere stato sovrappeso e bullizzato, esperienza che gli ha fatto capire quanto l’aspetto influisca sulla percezione degli altri. «Ho capito presto quanto l’aspetto influisca sulla percezione che gli altri hanno di te. E so anche che puoi rovesciare le cose. Alcuni compagni prendevano di mira quelli che non erano abbastanza attraenti o non proiettavano un’immagine vincente. Quando al liceo ho perso 10 chili e guadagnato 15 centimetri in altezza, ho visto cambiare in un attimo lo sguardo e l’atteggiamento, all’improvviso mi vedevano anche le ragazze. Riflettere su tutto questo è stato molto utile per il mio mestiere» […] «A 18 o 19 anni capitava che mi riconoscessero per strada perché ero nella serie I liceali. Oggi non succede quasi più, forse perché ho ruoli e look sempre diversi. Meglio così, la fama per me è solo una distrazione».

Lorenzo Richelmy: “L’attore è un mestiere pericoloso”

Parlando dei set internazionali, racconta che l’inglese lo parlava già, ma per Marco Polo ha lavorato con un coach per raggiungere un livello accettabile. «Lo parlavo ma per Marco Polo ho lavorato con un coach per raggiungere un livello accettabile. Di recente ho girato a Malta uno “shark movie” (genere di cui Lo squalo di Steven Spielberg è il capostipite, ndr) che uscirà prossimamente, Breathe Deep di James Kermack. Mi sento fortunato, visto il periodo critico nel settore, e mi fa piacere tornare su Raiuno con Una piccola formalità: la serie è tratta dal romanzo di Alessia Gazzola, con la regia di Davide Marengo e con un’attrice, Pilar Fogliati, che trovo molto brava e che considero portatrice di un nuovo modello di femminilità. Io interpreto un notaio, un tipo che a Roma chiamerebbero “pariolino”. Un ruolo diverso dai precedenti. E mi sono messo alla prova nella commedia romantica».

Negli ultimi anni vive a Milano con la sua compagna, e la vita di famiglia influisce sulle scelte di lavoro. «Da viaggiatore mi piace sentirmi a casa in posti diversi e, sarà per la mia riservatezza, ma trovo benefica la distanza da Roma e dal mondo del cinema. La mia compagna è una musicista, ci stimiamo molto, e 5 anni fa abbiamo avuto una bambina. Ho rinunciato a impegni che mi avrebbero portato lontano per mesi. Questo mestiere è pericoloso, ti mangia, ma per me la vita viene prima di tutto».

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