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Gael Garcia Bernal: “Un uomo in mare contro razzismo e classismo dell’estrema destra. Che Guevara non è un marchio commerciale”

Gael Garcia Bernal: “Un uomo in mare contro razzismo e classismo dell’estrema destra. Che Guevara non è un marchio commerciale”. Gael Garcia Bernal su ‘Un uomo in mare’, e non solo. L’attore e regista messicano, 47 anni, è alla Mostra di Venezia, nella sezione Spotlight, come regista e interprete del film. Ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Gael García Bernal è alla Mostra di Venezia, nella sezione Spotlight, come regista e interprete di Hombre Al Agua, Un uomo in mare, e introduce il progetto raccontando la trama del film. Spiega infatti: «Io sono il bagnino cubano che salva dall’annegamento un uomo d’affari messicano. Per ringraziarlo, mi porta con sé, dove sposo sua figlia. Ma scopro che la mia nuova vita fa parte di un machiavellico piano di manipolazione e devo riprendere il controllo del mio destino».

Gael Garcia Bernal: “Un uomo in mare contro razzismo e classismo dell’estrema destra”

Tra questi, uno riguarda la mascolinità, oggi messa in discussione in Sudamerica, dove l’immagine dell’uomo tutto d’un pezzo sembra inscalfibile. Bernal osserva che la questione è globale e lo chiarisce dicendo: «È un tema di cui si discute in tutto il mondo. Potremmo scrivere un intero saggio filosofico. Ciò che è interessante è che, in alcuni casi, questa crisi non viene affrontata come una riflessione autentica e sentita, ma utilizzata e manifestata in modo difensivo. I movimenti di estrema destra, che pensano che la mascolinità sia in pericolo, introducono arbitrariamente nel discorso le loro componenti razziste e classiste per ottenere vantaggi politici. Il mio film si chiede quale ruolo dovrebbe avere un uomo all’interno di una coppia, nel lavoro, e come padre».

Un altro tema riguarda l’anima politica dell’America Latina, spesso segnata da corruzione e manipolazione. Bernal spiega la complessità del continente sottolineando: «Dobbiamo semplicemente guardare al sincretismo (religioso, politico razziale, culturale) che l’America Latina ha sviluppato. Siamo diversi e allo stesso tempo condividiamo similitudini che ci distinguono dagli altri continenti. Siamo paesi giovani che si reinventano rapidamente ed è difficile tenere il passo con la rapidità con cui la vita dei nostri paesi evolve. Dobbiamo essere ottimisti, allo stesso tempo è spaventoso quanto sia facile in alcuni dei nostri paesi prestarsi a diventare laboratori per l’estrema destra, che distrugge ogni senso di comunità e di futuro».

Gael Garcia Bernal: “Che Guevara non è un marchio commerciale”

Bernal ha portato al cinema anche il mito di Che Guevara da giovane, e affronta il tema della sua trasformazione in icona universale della ribellione. Precisa la sua posizione affermando: «Non sono d’accordo sul fatto che sia diventato un marchio commerciale. La sua immagine è stata usata, per cause diverse, sulle t-shirt e così via. Ma non c’è stato un marchio commerciale che abbia realmente fatto propria la sua immagine».

Parlando della sua vocazione, Bernal racconta quale film gli abbia fatto desiderare di diventare attore. Ripercorre le origini familiari e la scoperta del mestiere spiegando: «Provengo da una famiglia di attori, quindi la mia storia non è così romantica. Y tu mama también, che ho fatto 25 anni fa, mi ha fatto scoprire il mestiere del cinema. Racconta di due amici di 17 anni con una gran voglia di crescere, e corteggiano in coppia una donna spagnola. Quel film, con cui vinsi a Venezia il premio Mastroianni come attore esordiente, mi ha fatto desiderare di dedicarmi al cinema come vocazione».

Infine, riflette sul rapporto tra libertà interpretativa e somiglianza con i personaggi. Lo chiarisce così: «Quando non sono me stesso l’approccio sembra più libero, poi è facile allontanarsi da ciò che siamo, e non sappiamo mai veramente chi siamo. Interpretare qualcuno che ci somiglia ci permette di fidarci di ciò che siamo, e proprio per questo ci rende così diversi e difficili per gli altri».

 

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