La colazione influenza l’intera giornata, soprattutto per ciò che concerne i picchi glicemici. È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori della Vanderbilt University e pubblicato su Frontiers in Endocrinology. I ricercatori hanno scoperto che i livelli ormonali mattutini possono alterare la risposta del fegato a un altro pasto consumato ore dopo.
La ricerca ha esaminato il cosiddetto effetto del secondo pasto, secondo cui l’organismo può gestire meglio un pasto successivo quando quello precedente ha favorito un’adeguata risposta metabolica. L’attenzione si è concentrata sull’interazione tra insulina e glucagone e sulla memoria epatica capace di influenzare la glicemia dopo i pasti.
Gli studiosi hanno verificato se il glucagone, ormone che aumenta la glicemia, potesse lasciare nel fegato un segnale persistente, analogamente all’insulina. I risultati hanno indicato che livelli elevati di glucagone al mattino rendevano il fegato meno predisposto ad assorbire e immagazzinare glucosio durante un pasto successivo.
Nel test pomeridiano, l’assorbimento netto di glucosio da parte del fegato è risultato inferiore del 41% negli animali esposti al glucagone elevato al mattino. La sintesi diretta di glicogeno è inoltre diminuita del 44%, nonostante nella seconda fase le condizioni ormonali e i livelli di glucosio fossero simili.
È stata inoltre rilevata una diminuzione della glucocinasi epatica, enzima coinvolto nell’assorbimento e nell’immagazzinamento degli zuccheri. Da questi risultati è derivata l’ipotesi che il glucagone mattutino possa modificare una forma di memoria metabolica epatica indotta dall’insulina.
I test sui cani
L’esperimento è stato condotto su cani coscienti, attraverso due periodi sperimentali separati da una pausa di un’ora e mezza. Gli autori hanno precisato che i risultati non sono direttamente applicabili alla vita quotidiana degli esseri umani, ma forniscono una spiegazione fisiologica di come un segnale ormonale precoce possa condizionare il controllo glicemico successivo.
Una bevanda analcolica può fornire una grande quantità di zucchero liquido rapidamente assorbito e quasi privo di fibre, mentre succhi di frutta e alimenti preparati con farine raffinate possono provocare aumenti più rapidi della glicemia.
La risposta glicemica dipende dalla qualità e dalla quantità dei carboidrati e dalla loro combinazione con altri alimenti. Una colazione composta esclusivamente da pane bianco, bevande zuccherate o prodotti ultra-processati produce quindi una risposta diversa rispetto a un pasto che comprende fibre, proteine e grassi sani.
L’obiettivo non è impedire l’aumento della glicemia dopo i pasti, che rappresenta un processo fisiologico, ma favorire una risposta più regolare. La raccomandazione è privilegiare la frutta intera rispetto ai succhi, i cereali integrali e combinazioni alimentari capaci di rallentare l’assorbimento.
Lo studio ha infine indicato il glucagone come elemento capace di esercitare un’influenza persistente sulla risposta epatica ai pasti successivi. Gli autori hanno proposto di individuare le reti genetiche e proteiche responsabili dell’effetto e di stabilire come questo meccanismo venga modificato nelle malattie metaboliche.
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