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Rossella Brescia: “Carriera? In molti mi davano per pazza. Single dopo 20 anni, la solitudine mi spaventava poi ho capito una cosa”

Rossella Brescia: “Carriera? In molti mi davano per pazza. Single dopo 20 anni, la solitudine mi spaventava poi ho capito una cosa”. Rossella Brescia sulla carriera, la dipendenza dai social, la solitudine, e non solo. La ballerina e conduttrice radiofonica pugliese, 54 anni, si racconta in una intervista a ‘La Stampa’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Rossella Brescia si trova a Taranto, alla cerimonia di chiusura dei XX Giochi del Mediterraneo, e fin dall’inizio chiarisce la sua urgenza: «Desidero accendere i riflettori sul valore del rispetto: lo sport è l’ultimo baluardo rimasto per promuovere la lealtà tra le persone. È importantissimo ribadirlo: solo là dove c’è rispetto, c’è voglia di futuro». Da qui prende avvio una riflessione che la porta a guardare indietro.

Quando ripensa al passato, ammette che ciò che vede non è tanto spavalderia o tenacia, quanto una certa follia: «Direi… pazzia. In molti tra l’altro mi hanno dato della matta. L’unica che non l’ha mai fatto è stata Maria: era dispiaciuta che lasciassi la scuola di Amici ma la sua fiducia mi ha permesso di spiccare il salto. È stata più che un’amica: è la mia madre artistica». E proprio ripercorrendo la sua carriera, riconosce anche gli errori.

Rossella Brescia: “Carriera? In molti mi davano per pazza”

Parlando dei passi falsi, Brescia non si nasconde: «Come tutti. Del mio clamoroso “no” a Giuseppe Tornatore per Malena ne ho spesso parlato. Quanto alla tv, ho fatto l’errore opposto: talvolta ho accettato proposte che avrei dovuto declinare. Ero troppo piccola e mi sono lasciata convincere. Per esempio non rifarei Uman – take control!: un bel reality (anche se forse sarebbe dovuto essere più scorretto, proprio come il format originale) ma non nelle mie corde. C’è poi da dire che quando decido qualcosa, non mi ferma più nessuno. Proprio come mio padre». È proprio il ricordo del padre a introdurre un nuovo capitolo del racconto.

Alla domanda su cosa intendesse, Brescia spiega: «Era un anticonformista: un sarto eccezionale, che sapeva realizzare in poche ore cappottini stupendi, ma che si rifiutava di vivere solo per il lavoro. Cascasse il mondo, al pomeriggio lui andava a giocare a tennis (da autodidatta). Sempre papà mi ha insegnato a non accontentarmi: sognava una vita migliore per noi figli tanto che si rifiutò di insegnarci a rammendare anche solo un bottone». Ma quel padre così vitale, a un certo punto, si ammalò.

Il ricordo della malattia è ancora doloroso: «È una malattia che ti toglie la dignità. Lui, che non voleva nemmeno farsi vedere per casa in mutande, si è ritrovato a farsi lavare da me. Era un uomo discreto, indipendente, che non avrebbe mai desiderato tutto quel clamore attorno a lui. La malattia l’ha spogliato di se stesso: se fosse stato lucido, non avrebbe permesso nulla di tutto ciò. È stato straziante anche per noi». Da questa esperienza nasce anche una riflessione sulla solitudine.

Rossella Brescia: “Single dopo 20 anni, la solitudine mi spaventava poi ho capito una cosa”

Brescia racconta che all’inizio la solitudine la intimoriva: «All’inizio un po’ mi spaventava: ero tornata single dopo 20 anni. Poi ho capito che la solitudine può essere un’alleata perché ti permette di riflettere su te stessa, di prenderti i tuoi spazi e tempi, nel bene e nel male». Intanto, il teatro continua a essere una parte fondamentale della sua vita.

Tornerà infatti con il musical ispirato a Il ragazzo con i pantaloni rosa, e ricorda l’incontro con la madre di Andrea: «Teresa è venuta a vederci: l’abbiamo invitata sul palco e quando è salita mi ha abbracciato forte. Il suo “grazie” mi ha commossa profondamente. Interpretarla è stato complesso: ogni sera tornavo a casa distrutta, ma sentivo di avere anche una forza incredibile. Teresa ha saputo trasformare il proprio dolore in una risorsa e spero sia di esempio a tutti». Infine, il discorso si sposta sul presente e sui giovani.

Commentando la revisione dell’utilizzo dei social per i minori da parte di Meta, Brescia osserva: «È un passo avanti che sottoscrivo. Alcuni giorni fa ero allo stadio e accanto a me c’era un ragazzo che non ha mai alzato il naso dal cellulare. Se nemmeno la propria passione riesce a distoglierci dallo scrollare i social, allora siamo davanti a una reale dipendenza».

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