La cosiddetta “sindrome della tigre” nei gatti da appartamento descrive episodi di aggressività associati all’ansia in spazi chiusi, soprattutto quando mancano di stimoli, hanno fame e incanalano il loro istinto di caccia verso i proprietari.
La veterinaria Laetitia Barlerin ha raccontato il caso di Mimi, una gatta di tre anni, i cui proprietari hanno riferito che li aveva quasi uccisi. Il disturbo può riguardare alcuni gatti impossibilitati a uscire e manifestarsi con improvvisi attacchi contro gambe, mani e braccia delle persone con cui vivono. Secondo la veterinaria, gli animali vengono spesso considerati aggressivi, mentre stanno vivendo una condizione di disagio e ansia.
Una delle cause indicate è il cambiamento dell’ambiente. Un gatto abituato a vivere all’aperto può inseguire insetti, osservare altri animali e muoversi tra numerosi stimoli. Trasferendosi in appartamento, può invece ritrovarsi in uno spazio dove non accade nulla. I gatti presentano naturalmente picchi di attività all’alba e al tramonto, momenti nei quali avrebbero bisogno di cacciare. Se l’ambiente resta inattivo, il proprietario può diventare l’unico bersaglio disponibile.
Occhio alle reazioni
Anche l’alimentazione può contribuire al problema. I gatti consumano normalmente piccoli pasti frequenti, mentre ricevere cibo soltanto al mattino e alla sera significa restare digiuni per diverse ore. Fame e assenza di stimoli possono aumentare tensione ed eccitazione. Come sintetizzato dalla veterinaria, la noia genera frustrazione e la frustrazione genera ansia.
Le reazioni dei proprietari possono aggravare ulteriormente la situazione. Urlare, spingere o colpire l’animale dopo un attacco può provocare paura, aggiungendo una componente difensiva all’aggressività. Alcuni gatti continuano così ad attaccare per evitare di essere avvicinati, mentre altri possono sviluppare uno stato depressivo. Un gatto ansioso viene quindi considerato un animale sofferente.
La veterinaria ha distinto inoltre il gioco dall’aggressione predatoria. Durante il gioco, il gatto controlla morsi e graffi e può colpire senza estendere completamente gli artigli. Durante un attacco predatorio, invece, ferisce realmente, si allontana e può tornare ad attaccare.
Molti proprietari chiedono aiuto quando l’animale ha circa un anno, perché con la crescita il comportamento può diventare più problematico. In alcuni casi, dopo la sterilizzazione, l’aumento dell’appetito può accrescere la frustrazione legata al cibo.
La prevenzione
Per prevenire il problema, viene consigliato di abituare fin da piccolo il gatto alla vita in appartamento. Alcune razze nate e cresciute in casa possono adattarsi meglio, tra cui Persiani, Ragdoll, British Shorthair e Scottish Fold. Sono indicati anche posatoi, mobili, mensole e alberi per arrampicarsi, oltre a finestre da cui osservare uccelli, veicoli e passanti.
I giochi dovrebbero essere variati frequentemente. È inoltre consigliato giocare al mattino e alla sera e distribuire piccole porzioni di cibo in modo che l’animale debba cercarle. Se l’adattamento resta difficile, le alternative indicate sono una casa con giardino oppure, in alcuni casi, un secondo gatto, soluzione che va comunque valutata attentamente.
I rifugi, inoltre, possono fornire informazioni sulla storia degli animali adulti e sull’eventuale esperienza all’esterno, aiutando a valutare la compatibilità con la vita domestica. La scelta del secondo gatto, infine, non garantisce un miglioramento e deve essere ponderata in base alla situazione specifica dell’animale coinvolto.
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