Romana Maggiora Vergano: “Con L’estranea ho capito un aspetto di me. Volevo diventare medico ma un giorno è cambiato tutto”. Romana Maggiora Vergano su ‘L’estranea’, e non solo. L’attrice romana, 28 anni, è tra i protagonisti del film di Paolo Strippoli in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Ne parla in una intervista a ‘Io Donna’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Romana Maggiora Vergano affronta il tema centrale de L’estranea partendo dalla famiglia borghese barese protagonista del film, destinata prima o poi a precipitare nel baratro. Introduce così il momento chiave in cui la madre svela alla figlia una verità destabilizzante, dicendo: «C’è un momento in cui la madre rivela alla figlia che “Tutto quello che credi di sapere sulla storia della nostra famiglia non è vero”».
Parlando delle sollecitazioni emotive nate lavorando a un film che scava nelle dinamiche familiari, l’attrice racconta quanto questo abbia smosso dentro di lei. Lo esprime con forza: «Mamma mia, ne ha sollecitate tantissime! La figlia non vede l’ora che la madre si apra e le dia i pezzi mancanti del puzzle. Vuole sapere, ma l’idea di sapere la inquieta: forse le fondamenta su cui ha costruito, non solo la sua storia, ma l’intera sua persona, rischiano di crollare al suolo come un castello di carte. Sa che sta per avventurarsi in un terreno pericoloso».
Romana Maggiora Vergano: “L’estranea Quando Paolo mi ha proposto di lavorare insieme sono stata felicissima”
Infatti, questo è il secondo film che Maggiora Vergano interpreta con lui, e racconta la sorpresa e la gioia provate quando le ha proposto di lavorare insieme. Lo ricorda così: «Quando Paolo mi ha proposto di lavorare insieme sono stata felicissima, non solo perché amo il cinema di genere da spettatrice, ma soprattutto perché non credevo di essere una candidata possibile. Ho sempre pensato di avere una fisionomia piuttosto ordinaria, rassicurante, quindi l’idea di incarnare un personaggio orrorifico mi ha lusingata ed eccitata all’inverosimile. Se La valle dei sorrisi (del 2025, ndr) era più decisamente horror, qui siamo dalle parti del thriller psicologico».
Riflettendo proprio su questo, spiega perché ruoli così intensi risultino eccitanti per gli attori. Lo chiarisce dicendo: «Sì, perché ruoli come questi permettono di capire che effettivamente dentro un unico individuo ne abitano molti altri, la nostra natura non è così monolitica. E ci sono aspetti di noi che quasi mai escono allo scoperto. Perché ci fanno paura, perché temiamo il giudizio degli altri. E questo lavoro ti permette di far uscire potenzialità, anche piuttosto deplorevoli… ( ride ), che magari scalpitano per manifestarsi. E questo io lo trovo molto divertente, ecco».
Romana Maggiora Vergano: “Con L’estranea ho capito un aspetto di me”
L’attrice racconta che il film ha toccato corde personali legate alla gestione della rabbia, un’emozione che nella vita quotidiana tende a trasformare in pianto o autocommiserazione. Lo confessa così: «Il film ha toccato corde mie personali che non risuonano facilmente nella mia vita di tutti i giorni, legate soprattutto alla gestione della rabbia. Qualcosa di cui ho poca esperienza perché tendo a trasformare la rabbia in autocommiserazione, in pianto. Sperimentarla in quel modo è stato veramente liberatorio. Ho capito di sapermi anche arrabbiare e di poterlo fare!».
Parlando delle storie di madri e figlie che ha affrontato recentemente, spiega come questi personaggi le abbiano permesso di comprendere meglio la propria famiglia. Lo racconta così: «Io ho due genitori medici, loro salvano le vite, io no. I personaggi che mi sono stati regalati in questi anni mi hanno fatto capire tante cose della mia famiglia. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza ho visto i miei quasi come esseri mitologici, in qualche modo inarrivabili, cui dovevo solo devozione e obbedienza. E non tanto perché loro la pretendessero, ma perché, avendoli avuti poco per me a causa del loro lavoro, desideravo solo essere amata. E in quelle poche ore che passavo con loro mi impegnavo tantissimo per non creare problemi. I film che ho girato da figlia mi hanno fatto capire che i problemi invece vanno tirati fuori, è lì che poi nasce una connessione vera. Da lì si può partire per risolvere i conflitti».
Romana Maggiora Vergano: “Fratello gemello? Mi sono attaccata fortissimamente a lui”
Maggiora Vergano descrive il legame fortissimo con lui, nato per compensare l’assenza dei genitori impegnati nel loro lavoro. Lo dice chiaramente: «Mi sono attaccata fortissimamente a lui. Ci coalizzavamo per sopperire alla mancanza di mamma e papà. Ma non voglio dare l’impressione che siamo stati trascurati, perché sono stati due genitori veramente fantastici, semplicemente la loro priorità non eravamo noi, ma la loro vocazione. Il rapporto che avevamo con loro non poteva essere esclusivo come capita a tanti figli, perché si dovevano occupare anche delle vite degli altri».
Infatti, per molto tempo ha creduto di voler seguire le orme dei genitori e diventare medico. Racconta che ciò che è accaduto è simile alla storia del film: «Quello che è successo in fondo è simile alla storia de L’Estranea. Per tanto tempo ho creduto di voler fare il lavoro dei miei genitori perché erano il mio punto di riferimento nel mondo. Calcare le loro orme mi sembrava ovvio, non solo per renderli orgogliosi, ma perché credevo di essere nata per quello. Perciò mi sono messa a studiare per diventare medico, per passare il test di ingresso, che non è uno scherzo. Ho studiato tanto quell’estate, dopo la maturità, ero sicura che sarei entrata. Ma via via che si avvicinava il giorno del test i dubbi mi assalivano, finché non mi sono fisicamente paralizzata davanti alla porta di casa. Mi ero iscritta, avevo pagato il bollettino, ma il giorno del test il mio corpo mi ha in qualche modo impedito di varcare la soglia e di andare a iniziare la mia vita di futuro medico».
Romana Maggiora Vergano: “Volevo diventare medico ma un giorno è cambiato tutto”
Racconta che sua madre ha capito subito cosa le stava accadendo, mentre con il padre è stato più difficile. Lo ricorda così: «Mia madre mi ha stupita: ha capito subito quel che mi stava capitando. Con mio padre è stato più complicato perché avevo paura del suo giudizio e ci ho messo un po’ a parlargliene. Ma poi, in realtà, anche lui ha accettato il mio desiderio, pur senza capirci nulla. Ecco, una delle ragioni per cui stimo tanto i miei genitori è che io non vengo da una famiglia di artisti, e di quello che volevo fare loro non sapevano nulla. Come si fa a diventare attrice? ci chiedevamo. Però io mi sono data da fare e la fortuna è stata dalla mia perché al primo colpo sono entrata alla Volonté, una scuola che adoro. Insomma, da quel momento non ho più avuto ripensamenti, ho capito che era quello che volevo e dovevo fare».
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