Nuova pillola da assumere ogni sera può dare sollievo a chi soffre di apnea notturna e ha difficoltà a combattere il russare forte. Una nuova pillola da assumere ogni sera può dare sollievo a chi soffre di apnea notturna e ha difficoltà a combattere il russare. È quanto emerge da uno studio che promette di dimezzare le interruzioni della respirazione nei pazienti affetti da apnea notturna.
L’apnea ostruttiva del sonno è un disturbo comune che interessa milioni di persone nel mondo e provoca ripetute interruzioni e riprese della respirazione durante la notte. Tra i sintomi figurano russamento intenso, ansimi e sbuffi durante il sonno, oltre a sonnolenza e stanchezza durante il giorno. Nel lungo periodo, la condizione sottopone l’organismo a uno stress e aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche potenzialmente letali.
Il trattamento abituale prevede la CPAP, una macchina che attraverso una maschera esercita una lieve pressione d’aria per mantenere aperte le vie respiratorie. Tuttavia, il dispositivo può risultare scomodo e quasi metà delle persone alle quali viene prescritto smette di utilizzarlo oppure non comincia il trattamento.
Il farmaco sperimentale AD109
I ricercatori dell’University of Pittsburgh Medical Center hanno valutato la possibilità di sostituire la CPAP con una pillola. Il farmaco sperimentale AD109 combina arossibutinina e atomoxetina, due medicinali esistenti, con l’obiettivo di sostenere i muscoli della gola e ridurre la possibilità che le vie aeree si ostruiscano durante il sonno.
Lo studio è durato sei mesi e ha coinvolto oltre 60 centri negli Stati Uniti e in Canada. Sono stati esaminati 646 adulti con apnea notturna da lieve a grave, tutti incapaci o non disponibili a utilizzare la CPAP perché non la tolleravano o la rifiutavano. Nei partecipanti trattati con AD109, le interruzioni della respirazione per ora si sono ridotte di circa il 44%, mentre anche altri disturbi notturni hanno mostrato miglioramenti.
I benefici sono stati osservati in pazienti con differenti livelli di gravità della malattia e diverse tipologie corporee. Secondo l’autore Patrick John Strollo, in condizioni croniche come malattie cardiovascolari, asma e diabete di tipo 2 sarebbe impensabile che molti pazienti restassero senza cure adeguate. Nell’OSA, questa situazione rimane una realtà. Una terapia orale capace di agire sui meccanismi neuromuscolari coinvolti nel collasso delle vie aeree potrebbe contribuire a ridurre questa lacuna terapeutica.
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