Scoperta la chiave per promuovere il pensiero scientifico nei bambini: basta cambiare la parola in una domanda. Quando un bambino chiede: “Perché un pesce palla si gonfia?”, di solito rispondiamo con fatti concreti. Ma cosa succederebbe se ci fermassimo un attimo e gli suggerissimo di chiedere invece: “Come fa un pesce palla a gonfiarsi?” Può sembrare un dettaglio insignificante, ma questo piccolo cambiamento nel modo in cui viene formulata la domanda potrebbe contribuire a plasmare le capacità di ragionamento e di pensiero critico delle generazioni future, sia in ambito scientifico che in altri campi.
Uno studio del Weizmann Institute of Science mostra che già dalla seconda elementare i bambini possono offrire spiegazioni scientifiche sofisticate sui fenomeni biologici, soprattutto quando le domande li orientano verso il “come” invece che verso il “perché”.
Le spiegazioni meccanicistiche descrivono i meccanismi alla base di un fenomeno, mettendo in evidenza fattori, relazioni e passaggi che permettono di stabilire rapporti di causa-effetto. Al contrario, quelle non meccanicistiche possono limitarsi a descrivere ciò che accade oppure ricorrere a spiegazioni circolari e teleologiche, che attribuiscono un obiettivo senza chiarire come venga raggiunto.
La differenza con gli studi precedenti
Il professor Michal Haskel-Ittah, autore principale della ricerca, ha spiegato che studi precedenti avevano prodotto risultati contrastanti sulle capacità dei bambini: alcune ricerche avevano rilevato spiegazioni meccanicistiche già a cinque anni, mentre altre avevano osservato, alla stessa età, il ricorso al ragionamento teleologico. Il gruppo di ricerca ha quindi cercato di capire l’origine di queste differenze e quali strumenti utilizzassero i bambini per ragionare.
Sono stati intervistati più di 50 bambini dalla seconda alla sesta elementare. Nella prima fase dovevano spiegare un fenomeno biologico, mentre nella seconda dovevano valutare spiegazioni alternative relative ad altri fenomeni.
Il 68% dei partecipanti ha fornito spiegazioni meccanicistiche. Le risposte non erano sempre biologicamente corrette, ma presentavano una struttura basata su causa, processo interno e risultato. Altri bambini hanno invece utilizzato spiegazioni circolari o teleologiche. Quando potevano scegliere tra diverse spiegazioni, tuttavia, preferivano sistematicamente quelle meccanicistiche, valutandole in base all’accuratezza e soprattutto al potere esplicativo, cioè alla capacità di mostrare chiaramente come funziona qualcosa.
Per giudicare l’accuratezza, i bambini confrontavano le spiegazioni con conoscenze precedenti acquisite a scuola, in famiglia o attraverso l’esperienza personale. Utilizzavano inoltre principi naturali conosciuti e analogie. Ma il criterio più frequente era il potere esplicativo: apprezzavano le risposte capaci di descrivere passo dopo passo la relazione causa-effetto e rifiutavano quelle che indicavano soltanto cosa accadeva senza spiegare come.
I risultati
I risultati offrono indicazioni anche sull’insegnamento. Secondo i ricercatori, nelle scuole si tende a premiare soprattutto la risposta corretta, trascurando la struttura del ragionamento. Invece, anche una risposta scientificamente errata può rappresentare un’occasione per sviluppare un ragionamento valido, aggiungendo successivamente le conoscenze biologiche corrette. Questo approccio può rafforzare il pensiero scientifico nei bambini.
Un’altra strategia consiste nel formulare domande migliori. Chiedere “come” invece di “perché” spinge i bambini a cercare i processi. Anche una domanda di approfondimento come “Sì, ma come funziona?” può portarli ad ampliare la risposta e a costruire spiegazioni meccanicistiche. I ricercatori valutano inoltre la possibilità di insegnare ai bambini a distinguere consapevolmente tra domande basate sul “come” e domande basate sul “perché”.
Secondo Haskel-Ittah, l’obiettivo non riguarda soltanto la formazione dei futuri scienziati. Sviluppare la capacità di ragionare sui meccanismi e sulle cause può contribuire a educare cittadini e adulti capaci di pensare in modo più consapevole.
Seguici anche su Facebook. Clicca qui












Aggiungi Commento