Anna Foglietta: “Una storia? Lei vive un’angoscia che ho provato anch’io. Noi donne sempre più marginalizzate”. Anna Foglietta su ‘Una storia’, e non solo. L’attrice romana, 47 anni, debutta da sceneggiatrice con il suo film, in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra di Venezia. Ne parla in una intervista a ‘Io Donna’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.
Nel suo film, Anna Foglietta racconta una storia d’amore che funziona finché la figlia lascia il nido per andare all’università. Partendo da questa premessa, l’attrice spiega chi siano davvero Erika e Mauro, chiarendo che per lei sono «Due persone cui volevo dare dignità. Non volevo che fossero solo l’incarnazione di un problema: le poche possibilità economiche, la dipendenza o la criminalità.»
Prosegue descrivendo la loro normalità, una normalità che rischia di sembrare poco interessante, ma che lei rivendica con forza: «Volevo raccontare una piccolissima borghesia che fatica a trovare il proprio posto nel mondo. Non hanno problemi impellenti, né di natura economica, né fisica, non ci sono tradimenti o malattie, sono persone che hanno una vita normale.»
Poi aggiunge: «E proprio perché la loro vita è così normale rischia di sembrare poco interessante. Ma io non la vedo così: io credo che tutti gli esseri umani abbiano una storia incredibile da raccontare.». E ancora: «Se solo accendessimo una luce sulle vite degli altri, troveremmo risposte interessanti e utili anche per la comprensione delle nostre. Ed è per questo che ho voluto partire da una storia così piccina, perché credo che in questi due individui ci sia un grande, profondo eroismo.» Infine conclude il pensiero con un’ultima frase, separata: «E che in quel centimetro in avanti che percorrono, e che io racconto, ci sia il riscatto di una vita intera.»
Anna Foglietta: “Una storia? Lei vive un’angoscia che ho provato anch’io”
Proseguendo, Foglietta affronta il tema del “nido vuoto” e delle reazioni diverse tra uomini e donne, spiegando che tutto parte da una condizione esistenziale condivisa: «Ognuno di noi nasce con un male di vivere, fa parte della vita esattamente come la gioia, ma in certi momenti facciamo fatica a comprenderlo e lo derubrichiamo come depressione, stanchezza, stress.»
Racconta poi la dignità con cui la protagonista affronta questa fase, ricordando anche un passaggio chiave del film: «La vita è fatta di fasi, alcune di queste vanno affrontate di petto. Mi rende orgogliosa che la protagonista del film, abitata così magistralmente da Alba, lo faccia con estrema dignità: non retrocede di un passo davanti al suo bisogno di capire, quando al suo compagno dice: “Ma è tutto qua? Mi sveglio la mattina e penso: è tutto qua?”.»
Segue la seconda parte della citazione, spezzata: «Sono pensieri che hanno assillato anche me. Anche io mi sono svegliata la mattina e, nonostante avessi la mia fantastica famiglia e il mio fantastico lavoro, faticavo a trovare il senso della mia esistenza.» E ancora: «Ed è una cosa normale, solo che non c’è nessuno che ti spiega che queste fasi vanno affrontate e non subite. L’eroismo della mia protagonista consiste proprio nel volerle affrontare.»
Anna Foglietta: “Noi donne sempre più marginalizzate”
Chiude il ragionamento sul ruolo femminile: «Noi donne veniamo educate alla funzionalità, siamo madri, siamo mogli e continuiamo a essere figlie. Erika rimette sé stessa al centro della propria vita, e lo fa quando capisce che deve ripartire dal corpo, la prima casa che abitiamo.»
Il discorso si sposta poi sul rapporto tra genitori e figli, soprattutto quando l’unico figlio lascia casa. Foglietta invita a liberarsi dagli stereotipi: «Quando si parla di padri, figli, madri, figlie, dovremmo sbarazzarci di tutti gli stereotipi che ci hanno nutrito fino a qui.» Rivendica il diritto dei genitori a mantenere una propria identità: «Secondo me un genitore ha tutto il diritto di dire: vi aiuto per quanto posso, ma la mia vita ha un valore a prescindere da voi.» Poi aggiunge: «Provo rispetto per chi riesce a fare un discorso di questo tipo, anche e soprattutto perché viviamo un tempo in cui il figlio-centrismo produce dipendenze malsane.»
E ancora: «In un modo o nell’altro questo creerà un ricatto emotivo da parte dei figli che si sentiranno in obbligo di restituire qualcosa ai genitori e da parte dei genitori che, anche inconsciamente, pretenderanno che i figli siano sempre disponibili per loro.»
Arriva poi alla frase rivolta ai suoi figli: «Quello che insieme a mio marito comunico ai miei figli è: “Vi aiuteremo per quanto possibile, ma la vita mia e di vostro padre ha un valore”.» Segue la riflessione sulla proprietà: «Per esempio, non credo nella proprietà, nel comprare case ai figli. Credo si inneschi un rapporto di dipendenza pericolosa.»
Anna Foglietta: “Spero che i miei figli si sentiranno sempre liberi di scegliere di abitare dove vorranno”
E aggiunge: «Io spero che i miei figli si sentiranno sempre liberi di scegliere di abitare dove vorranno, liberi di farsi la vita che decideranno con chi vorranno, senza nessuna dipendenza emotiva dalla famiglia di origine.». E ancora: «Mettere al mondo dei figli oggi ha davvero un valore politico, significa educarli a essere cittadini liberi, consapevoli, esseri umani carichi di empatia nei confronti degli altri e di sé stessi.», ha aggiunto chiosando poi con il corto circuito narrativo del film: «Perciò nel film ho voluto creare questo corto circuito da parte di un figlio ormai adulto che si aspettava qualcosa da un padre così manipolatore, così patriarcale. Volevo mostrare tutta la vulnerabilità di questo maschile così forte e roccioso che deve mantenere tutto solido, stabile, in equilibrio.»
Arrivando al tema della Mostra, Anna Foglietta commenta la scarsa presenza femminile e l’importanza di un debutto che mette una donna al centro: «Ci stanno marginalizzando sempre di più, i tempi sono quelli che sono. Le destre riemergono fortissime, violentissime in ogni parte del mondo.». «E ovviamente, laddove riemergono così forti le destre, i diritti retrocedono. Compresa la parità di genere. Quindi, ahimé, bisogna lottare forte e duro.»
Anna Foglietta: “In Palestina situazione mai vista”
Infine, l’attrice parla della sua attività con la onlus Every Child is My Child, che la porta a confrontarsi con tragedie reali. Racconta ciò che ha visto nei territori in cui opera: «Quello che vediamo in Palestina, in Cisgiordania e Gaza non l’abbiamo visto in nessun’altra parte nel mondo.»
Poi prosegue: «Noi collaboriamo con realtà che operano direttamente sul territorio, a Beit Jala, ospedale che viene continuamente preso di mira, molto vicino all’Aida Camp, dove ragazzini di 15 anni vengono regolarmente arrestati senza nessuna ragione.»
E ancora: «Dove i bambini che devono venire nel nostro ospedale a fare le sessioni di chemio vengono fermati ai check point dall’esercito israeliano e rimandati a casa, nonostante abbiano un certificato che attesta la loro condizione.». Segue la riflessione sulla perdita di pietà: «Non c’è nessuna pietà, ci stiamo abituando a non avere pietà, e questo sta rendendo disumano il mondo che abitiamo.»
Poi il lavoro concreto dell’associazione: «Quello che facciamo in Cisgiordania insieme all’associazione Soleterre, con cui noi collaboriamo da ormai sei anni – abbiamo cominciato con la guerra in Ucraina –, è rifornire di farmaci chemioterapici l’unico ospedale che si occupa di oncologia pediatrica.» E infine: «E abbiamo creato uno sportello di psicoterapia affinché i bambini e le loro famiglie possano parlare con degli specialisti. Però il problema è che Israele – mentre eravamo quasi pronti ad aprire il primo centro per i trapianti di midollo spinale per i bambini leucemici, perché lì c’è un tasso altissimo di leucemia – ha bloccato al confine i macchinari.»
Seguici anche su Facebook. Clicca qui












Aggiungi Commento