Memo Remigi: “Innamorati a Milano nata mentre facevo battute. Quello che è successo 4 anni fa mi ha fatto male soprattutto per un motivo”. Memo Remigi su Innamorati a Milano, l’episodio a “Oggi è un altro giorno”, gli esordi, la carriera, e non solo. Il cantautore lombardo, 88 anni, si racconta in una intervista a ‘Tv Sorrisi e Canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Memo Remigi racconta che la musica, all’inizio, non era affatto nei suoi programmi: da ragazzo era infatti un ottimo giocatore di golf, tanto da diventare il campione del circolo di Villa d’Este, vicino a Como, arrivando persino in Nazionale. «Per niente. Da ragazzo ero un ottimo giocatore di golf. Diventai il campione del circolo di Villa d’Este, vicino a Como, arrivando persino in Nazionale», ricorda.
Memo Remigi: “Una frase di Bing Crosby mi ha portato fortuna”
Il punto di svolta arrivò quando al circolo si presentò Bing Crosby, in visita in Italia, e chiese di giocare con il miglior giocatore. Remigi vinse quella partita e ricevette in regalo un disco con una dedica speciale. «Un giorno arrivò al circolo il grande cantante americano Bing Crosby, in visita in Italia, e chiese chi fosse il miglior giocatore. Ero il campione sociale, toccava a me, per cui giocammo una partita e vinsi. Alla fine mi regalò un suo disco con una dedica: “Dear Memo, spero che un giorno tu possa diventare famoso come me”. All’epoca strimpellavo il pianoforte e sognavo Tony Dallara, ma non immaginavo certo che quella frase sarebbe stata di buon auspicio».
Il suo vero scopritore fu però Giovanni D’Anzi, che Remigi incontrò in Liguria durante una vacanza con i genitori. Nel salone di un albergo di Santa Margherita c’era un pianoforte, e lui si divertiva a inventare canzoncine per le ragazzine. «D’Anzi lo incontrai in Liguria, dove andavo in vacanza con i miei genitori. C’era un pianoforte nel salone di un albergo di Santa Margherita e m’inventavo delle canzoncine che dedicavo alle ragazzine. Sciocchezzuole tipo: “Antonella, tu sei proprio la più bella”. Una mattina D’Anzi mi si avvicinò e mi chiese in dialetto se quello che cantavo fosse roba mia. Io non sapevo nemmeno chi fosse. Volle parlare con i miei genitori per convincerli che avevo talento per la musica. Mio papà, fondatore della “Ritorcitura filati Remigi” (è stata una florida fabbrica tessile con sede a Erba, in provincia di Como, ndr), voleva che io continuassi la sua attività e gli rispose: “No no no, deve fare l’industriale”. Per fortuna mia madre lo convinse a lasciarmi provare».
Memo Remigi: “Innamorati a Milano nata mentre facevo battute”
Da lì iniziò una storia che avrebbe portato alla nascita della sua canzone simbolo, Innamorati a Milano. Remigi ricorda il momento esatto in cui nacque l’idea, mentre scherzava con D’Anzi e Alberto Testa sui nomi delle città. «Con D’Anzi e Alberto Testa, autore di tante mie canzoni, stavamo scherzando sui nomi delle città: sapessi com’è cretino sentirsi innamorati a Torino, sapessi come stona sentirsi innamorati a Verona, cose del genere. A un certo punto io per caso ho detto: “Sapessi com’è strano sentirsi innamorati a Milano”. E D’Anzi fa: “Eh, questa chi l’è bela!”. Col tempo è diventato il brano che mi rappresenta. È stata cantata in decine di lingue».
La televisione ha avuto un ruolo altrettanto importante nella sua carriera, accompagnandolo per tutta la vita. «Mi ha dato tanto. Ho lavorato con Corrado, Marcello Marchesi, Fabio Fazio e ho conosciuto praticamente tutti. Ancora oggi c’è chi mi ricorda per Topo Gigio. La tv mi ha accompagnato per tutta la vita», dice.
Memo Remigi: “Quello che è successo 4 anni fa mi ha fatto male soprattutto per un motivo”
Gli ultimi anni, però, non sono stati semplici. Remigi ripercorre la vicenda che lo ha coinvolto quattro anni fa durante la trasmissione Oggi è un altro giorno, e che ha cambiato improvvisamente la percezione pubblica nei suoi confronti. «Quello che è successo quattro anni fa in tv a “Oggi è un altro giorno” mi ha fatto molto male. Più della vicenda in sé (le telecamere ripresero la sua mano scivolare sul fondoschiena di una collega, ndr), mi ha ferito vedere cambiare improvvisamente l’immagine che la gente aveva di me. Ritengo che sia stata un’ingiustizia, per due anni sono rimasto lontano dal piccolo schermo. Pensare che a quella trasmissione non volevo neppure partecipare come ospite! Dopo la morte di mia moglie Lucia ero distrutto, ma mi convinsero e quel programma mi aveva restituito la voglia di vivere. Da lì sono arrivati “Ballando con le stelle” e “Propaganda Live”, che mi ha avvicinato anche a un pubblico giovane. È stato un vero peccato che sia finita in quel modo così imbarazzante».
Oggi, però, guarda avanti e pensa ai nuovi progetti, tra cui un brano inciso con Lino Banfi. «Con Lino Banfi ho inciso il brano “Il grande viaggio”. Ci piacerebbe portarlo a Sanremo fuori concorso. Vorremmo dimostrare che il passato può ancora camminare accanto al presente. Sarebbe un regalo al pubblico e alla musica italiana».
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