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Zoe Saldaña, il marito Marco Perego: “Di lei mi ha colpito un aspetto. Ho preso il suo cognome per un motivo. New York? Non ho saputo gestirla, mi ha aiutato uno sciamano”

Zoe Saldaña, il marito Marco Perego: “Di lei mi ha colpito un aspetto. Ho preso il suo cognome per un motivo. New York? Non ho saputo gestirla, mi ha aiutato uno sciamano”. Tutti conoscono l’attrice premio Oscar Zoe Saldaña, ma il marito Marco Perego forse un po’ meno. Il pittore brianzolo, 47 anni, si racconta in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Marco Perego racconta che, quando ha incontrato Zoe Saldaña, era già un pittore, ma oggi è molto di più: artista, sceneggiatore, regista, produttore, soprattutto visionario. Ricorda che «Ero un bambino che voleva fare la differenza nel mondo. Ho avuto la fortuna di avere due genitori che mi hanno permesso di sognare», un punto di partenza che spiega molto del suo percorso.

Ripercorrendo le sue origini, Perego spiega come dalla provincia di Monza e Brianza sia arrivato a Hollywood, chiarendo che «La mia famiglia è di Salò, la mia infanzia è lì. I miei hanno sempre avuto gelaterie e bar, sono cresciuto immaginandomi un futuro diverso. Ancora oggi, almeno un’ora al giorno la spendo tra visualizzazioni e meditazione. Ho imparato la resilienza da mio padre: l’ho visto lavorare instancabilmente, cadere e rialzarsi più volte».

Parlando della sua infanzia, aggiunge che «Di materiale avevamo poco, infatti non sono per niente attaccato agli oggetti. Ho cambiato spesso città: papà dopo qualche anno aveva bisogno di cominciare una nuova avventura. Vimercate, Melzo, Salò… Non ho mai avuto una mia cameretta: oggi, al contrario, ci tengo che i miei figli ce l’abbiano. Di una cosa ero certo: sentivo qualcosa dentro. Volevo viaggiare, scoprire, conoscere. Ho provato a fare il calciatore, il sogno di molti ragazzi italiani. Ma non il mio: io mi sentivo artista, non mezza punta».

Zoe Saldaña, il marito Marco Perego: “Di lei mi ha colpito un aspetto”

Il suo percorso è stato lungo e complesso, come lui stesso ammette: «Non so neanche io come sono arrivato qua… Ho vissuto in Brasile, ho fatto i lavori più umili a New York, ho dormito nella metropolitana. A 27 anni ho avuto l’alopecia: per lo stress ho perso tutti i capelli. Il successo nell’arte mi è piombato addosso, la vita a New York era troppo frenetica: non ho saputo gestirla. Sono andato dietro a uno sciamano in Argentina, ho fatto detox per sei mesi e mi sono ritrovato a studiare meditazione con David Lynch. Ho fatto incontri incredibili, ho vissuto cose pazzesche. Io credo molto nella manifestazione: tutti i blocchi della mia vita mi hanno ispirato un cambiamento. Quando sono arrivato negli Usa non avevo una lira e non parlavo una parola di inglese, dicevo solo: I understand more than I speak. Mi arrangiavo come aiuto cameriere. Poi, però, le cose accadono. Vanno visualizzate come se fossero già avvenute, come fossero già tue. L’universo dice sempre di sì».

Quest’anno Perego ha portato quattro film da produttore a Cannes, e due sono stati premiati, un risultato che sintetizza così: «Non credo fosse mai successo. Incredibile». Riflettendo sul rapporto con l’Italia, osserva che «Eh, difficile… In Italia siamo i più bravi presi individualmente, però non riusciamo ad essere squadra: non siamo un collettivo. La capacità di fare gruppo dice molto della cultura di un Paese».

Zoe Saldaña, il marito Marco Perego: “Ho preso il suo cognome per un motivo”

Parlando del film The absence of Eden, diretto da lui e interpretato da sua moglie, spiega come è arrivato a coinvolgere Martin Scorsese: «Come latini, l’idea mia e di Zoe era quella di fare una poesia sulla migrazione dal Messico agli Stati Uniti. L’Academy ha comprato la sceneggiatura per il museo permanente. Grazie a Rick Yorn, il suo manager, ho fatto vedere il film grezzo a Scorsese: Thelma Schoonmaker, la sua storica montatrice, mi ha dato delle dritte su come tagliarlo. La scuola migliore».

Il rapporto con Zoe Saldaña è centrale nella sua vita e nella sua crescita personale: «Zoe è la cosa più bella che mi è successa nella vita. Di lei mi ha colpito la bellezza, naturalmente, ma più di ogni altra cosa mi è piaciuto che sia molto raw, pura. Rischio di ripetermi: a me interessa l’essenza, nell’arte e nelle persone. David Lynch lo chiama the infinity field. Quando ho conosciuto Zoe le ho chiesto: perché fai la franchise di Star Trek, Avatar e Marvel? Perché nello spazio e nel fantasy non ci sono generi sessuali, non ci sono le solite dinamiche né etichette né barriere, ha risposto: posso sentirmi libera. Questa è la missione di Zoe, ma la mia è molto simile. Sono grato di tutto questo». Infine, racconta la scelta del cognome Perego Saldaña: «L’ho voluto moltissimo: i miei tre ragazzi sono figli del mondo, devono portare i nomi del loro padre italiano e della loro madre caraibica».

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