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Paola Turci: “Nuovo disco con Motta? Ecco perché abbiamo lavorato insieme. Vannacci è il nemico da sconfiggere. E su Pascale…”

Paola Turci: “Nuovo disco con Motta? Ecco perché abbiamo lavorato insieme. Vannacci è il nemico da sconfiggere. E su Pascale…”. Paola Turci sul nuovo disco con Motta, Vannacci, la storia finita con Francesca Pascale, e non solo. La cantautrice romana, 62 anni, torna dopo sette anni con «Amore a dismisura», l’album che presenterà live il 29 novembre a Milano e il 3 dicembre a Roma. Ne parla in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’ della quale vi proponiamo alcuni passaggi.

Paola Turci torna dopo sette anni senza album, un’assenza che lei stessa definisce significativa. Racconta infatti: «Tantissimi, ma non me lo sono chiesto. Semplicemente non potevo fare diversamente. Ho cominciato a scrivere questo disco nel 2024, ma prima, nel 2022, avevo lavorato a un album intero, che poi ho lasciato lì, perché non mi assomigliava. Niente è stato buttato di quell’esperienza. Ma tornando da sola, felice di tornare a vivere nella mia città e nella mia casa a Roma, mi sono chiusa in un residence, ho cominciato a scrivere ed è venuto fuori questo».

Nel nuovo disco, dice, si riconosce pienamente: «Sì, mi assomiglia moltissimo. Lo trovo un disco pop, chiaro e diretto, ma non si accosta assolutamente all’idea di radiofonicità o sanremesità. Vedo un’accezione moderna, forse rivoluzionaria, nel fare un disco suonato, perché oggi non c’è più niente di suonato». Una visione che la porta anche a non avere, almeno per ora, un brano da proporre a Sanremo: «A oggi non ne ho una, ma vedremo: ho scritto altro, da sola, con Lamante, con Motta. Non lo so».

Paola Turci: “Nuovo disco con Motta? Ecco perché abbiamo lavorato insieme”

Il lavoro con Motta, che firma vari pezzi dell’album, ha rafforzato il suo lato rock. Come spiega, «Mi ci sono riconosciuta, ecco perché abbiamo lavorato insieme. Io nasco da bambina con Patti Smith e Rolling Stones, poi sono passata a figure più teatrali, ma sono sempre tornata alla chitarra e sul palco sono sempre stata rock. Questo disco ha dei riferimenti: Lou Reed, Nick Cave, Johnny Cash, ma anche Battiato. Tutta quell’anima lì».

Ripercorrendo gli inizi, Turci ricorda la solitudine professionale di oltre quarant’anni fa: «Mi sentivo proprio sola, non in minoranza. La difficoltà era fare dischi circondata solo ed esclusivamente da uomini che nel lavoro operativo delle donne credevano poco. Sono stata messa da parte per diversi anni, il famoso “pensa a cantare”. Per fortuna un produttore ha capito la mia smania di scrivere e mi ha ascoltata. Con lui ho scritto “Stato di calma apparente” ed è stato il primo anno in cui ho desiderato davvero andare a Sanremo. Ma ne avevo già fatti altri cinque, un numero che mi pesa, senza che io lo volessi».

Sul piano personale, la fine del matrimonio con Francesca Pascale non è stata un tema consapevole nella scrittura: «Quando ho scritto non me lo sono chiesto e ci sono brani, come “Manchi”, che non hanno assolutamente a che fare con quella storia né con la precedente, dato che vengo da due matrimoni. La mia migliore amica, che mi conosce molto bene, l’ha capito subito. Persone più distanti, invece, hanno sentito quel brano proprio nel momento di battibecchi non miei, certamente suoi, di sue reazioni pubbliche un po’ forti e spietate, e mi hanno detto “che brava che nonostante tutto riesci a scrivere una canzone d’amore per lei”. Ho risposto “lei chi? Non c’entra proprio”».

Paola Turci: “Vannacci è il nemico da sconfiggere”

Qualcosa, però, è inevitabilmente entrato nel disco: «Sicuramente qualcosa ci è andato dentro, penso a “Lo stesso errore” o “Amore a dismisura”, ma il fatto è che non sono più in quella dimensione lì. Il taglio è stato talmente netto che quasi sembra qualcosa che ho sognato e non ho vissuto realmente. Quando ho scritto il disco ero ebbra di felicità nell’essere tornata a casa mia, con quella sensazione di libertà che mi ha fatto uscire le canzoni senza che le cercassi».

Quest’anno Turci è stata ospite al Pride di Milano, un luogo che frequenta da sempre: «Ma ci vado da sempre, ho suonato tantissime volte al Gay Village. Adesso è più eclatante, quando un artista va al Pride è come se venisse glorificato e va benissimo. Ma ci sono stati molti altri step».

Infine, sulla popolarità di Vannacci, esprime stupore e preoccupazione: «Sono incredula, più che preoccupata. Mi dico “non può essere vero”. Adesso è il nemico da sconfiggere, pure per la destra. Non so se ignorare le persone fuori dalla realtà sia meglio o peggio. Ma non si può ignorare la quantità di persone che gli va dietro e condivide quelle sue idee. Probabilmente c’era da aspettarselo, non è l’Italia, è il mondo che sta andando verso quella direzione. Vedremo le politiche dell’anno prossimo. Ma aspettiamole lavorando, facendoci sentire».

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