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Ce l’ho sulla punta della lingua: cos’è e perché accade il misterioso blackout mentale

Ce l’ho sulla punta della lingua: cos’è e perché accade il misterioso blackout mentale. Quante volte capita di conoscere perfettamente una parola, sapere esattamente che cosa si vuole dire, ma non riuscire a pronunciarla? È il cosiddetto fenomeno che solitamente si esprime con una frase: ce l’ho sulla punta della lingua. Si tratta di una condizione temporanea nella quale una persona non riesce a recuperare una parola conosciuta, pur avendo la forte sensazione che sia vicina alla memoria.

La situazione è così comune da essere considerata una normale esperienza cognitiva, soprattutto negli adulti più anziani. Una recente revisione pubblicata sulla rivista Biomedicines ha analizzato le conoscenze disponibili sul fenomeno, mettendo insieme risultati provenienti da studi cognitivi, neuroscientifici e neurochimici.

Durante questi episodi non si tratta necessariamente di aver dimenticato la parola. La persona può infatti ricordarne il significato, la prima lettera, il numero di sillabe o alcune caratteristiche sonore, senza riuscire a recuperare la forma completa. In altre parole, alcune informazioni rimangono accessibili mentre il collegamento necessario per arrivare alla parola pronunciata sembra temporaneamente bloccarsi. È proprio questa caratteristica a distinguere il fenomeno da un semplice vuoto di memoria.

Perché accade

La revisione prende in esame diversi modelli che cercano di spiegare perché accada. Uno dei principali è il modello del deficit di trasmissione, secondo il quale l’attivazione proveniente dalle informazioni semantiche non riesce a raggiungere con sufficiente forza le rappresentazioni fonologiche della parola. Con l’avanzare dell’età, la riduzione dell’efficienza delle connessioni neurali potrebbe rendere più frequenti questi episodi, pur lasciando intatta la conoscenza del significato. Un altro modello attribuisce invece il blocco alla competizione tra parole simili: un termine collegato per significato o suono può interferire temporaneamente con quello corretto.

Esiste poi una componente metacognitiva. Durante un episodio di questo tipo, la persona sa di conoscere la parola e percepisce che potrebbe riuscire a recuperarla da un momento all’altro. Questa consapevolezza può spingerla a continuare la ricerca mentale, aumentando la possibilità di arrivare alla risposta. Anche suggerimenti relativi al significato, alla prima lettera o al suono possono facilitare il recupero. È la situazione in cui viene spontaneo pensare: «ce l’ho sulla punta della lingua», perché la parola sembra praticamente disponibile, ma continua a sfuggire.

Gli studi di neuroimaging analizzati nella revisione hanno individuato un coinvolgimento di una rete distribuita nelle regioni frontali e temporali dell’emisfero sinistro. In particolare, durante gli episodi di punta della lingua risultano maggiormente coinvolti il giro frontale inferiore, la corteccia cingolata anteriore e il polo temporale. Queste aree partecipano ai processi di recupero delle parole, alla selezione delle informazioni corrette e al controllo dei conflitti che possono emergere quando più alternative competono tra loro.

La possibile componente neurochimica

La revisione introduce anche una possibile componente neurochimica. Gli autori considerano il ruolo dell’equilibrio tra eccitazione e inibizione nell’attività cerebrale, concentrandosi soprattutto sul glutammato, principale neurotrasmettitore eccitatorio, e sul GABA, che svolge invece una funzione inibitoria. Studi condotti su attività linguistiche correlate suggeriscono che variazioni nella concentrazione di queste sostanze nelle regioni frontali e temporali potrebbero contribuire alla maggiore difficoltà nel recupero delle parole e all’interferenza tra informazioni concorrenti.

Gli autori sottolineano però che le basi neurochimiche specifiche del fenomeno devono ancora essere studiate direttamente. Nel complesso, la revisione propone quindi una visione integrata: il fenomeno della punta della lingua potrebbe derivare dall’interazione tra difficoltà nella trasmissione delle informazioni, interferenze tra parole concorrenti, meccanismi di controllo cognitivo e processi neurochimici.

Si tratta di un’esperienza generalmente transitoria che offre agli studiosi una finestra sui meccanismi con cui il cervello recupera, controlla e trasforma le informazioni linguistiche in parole. La ricerca futura dovrà chiarire soprattutto come questi diversi meccanismi interagiscano tra loro e quanto possano contribuire ai cambiamenti del recupero delle parole osservati durante l’invecchiamento.

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