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Cannavacciuolo: “Ho iniziato alla Sonrisa, aprivo 800 uova al giorno…”

Il noto chef Antonino Cannavacciuolo racconta i primi passi nel mondo della cucina in una lunga intervista ai microfoni di Repubblica  .

“Mio padre era professore all’istituto alberghiero di Vico Equense, da ragazzo studiavo in quella scuola e lavoravo nell’hotel dove cucinava: La Sonrisa, un cinque stelle a Sant’Antonio Abate, quello in cui è ambientato Il boss delle cerimonie in onda su Real Time”.

Oggi è uno dei volti di Masterchef: “Mi diverto perché non recito. Non ho i tempi televisivi, non ho il linguaggio. Però mi dicono che ho un mio stile. Con i colleghi mi trovo benissimo. La mia gavetta? È iniziata con le uova: dovevo romperle per separare il tuorlo dall’albume e montarle per il gelato alla vaniglia. Aprivo 800 uova al giorno, per fare 50 contenitori di gelato da mettere sulla macedonia e le fragoline di bosco. Alla fine c’era da lavare la cucina, scopare per terra, svuotare il magazzino. Poi mi passarono ai prosciutti, ne dsossavo venti al giorno per preparare i canapé. A volte mi veniva la febbre per la fatica, e mio padre mi mandava a dormire in macchina; solo una volta mi portò in ospedale perché avevo le gambe gonfie proprio come i prosciutti. Ricordo che alla Sonrisa si teneva il festival della canzone napoletana: li vidi per la prima volta un ragazzino bravissimo che aveva studiato al conservatorio, suonava il piano e la chitarra: Gigi D’Alessio. Ci veniva in ritiro il Napoli ai tempi dello scudetto, vedevo Careca, Alemao,  Giordano, il mitico Bruscolotti. E Maradona!”.

Cannavacciuolo rivela anche un retroscena legato all’ex capitano del Napoli: “Nel 2006 soggiornò per tre giorni a Villa Crespi. Era in incognito ed io l’ho protetto. Si era sparsa la voce, i giornalisti chiamavano e chiedevano, e io negavo. Era a dieta. Dormiva di giorno e alle 4 di notte chiamava il room service: spaghetti alla genovese, scampi in emulsione di polpo, ma anche paccheri al ragù napoletano”.

Infine chiosa sulla famiglia a cui è legatissimo: “A Natale ho bevuto con papà un barolo del 1949, il suo anno di nascita. E sono legatissimo alla memoria di sua madre, nonna Fiorentina. Le ultime parole che ha detto sono state: “Salutame a Tonino”. Quando sono in difficoltà o in ansia, la sento sempre. Grazie a nonna credo nella vita dopo la morte, e non ho paura”.

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