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Grecia, la cultura non si tocca! No di Atene alla sfilata di Gucci: la città rinuncia a un’importante cifra

La capitale della Grecia dice No ai soldi offerti dalla maison Gucci per una sfilata sull’Acropoli

È una vicenda che profuma di serietà e che insegna una cosa importante: la storia e la cultura non sono in vendita. A dire No a un’importante cifra di denaro in una momento di grande crisi è la città di Atene. Al settimo anno di una congiuntura economica terribile (che si è mangiata il 25% del Pil), la capitale della Grecia dice No ai soldi offerti dalla maison Gucci per consentire una sfilata di moda di un quarto d’ora sull’Acropoli. È stata la Kas, la Commissione archeologica della Grecia a rifiutare la richiesta del celebre Grand del lusso, arrivata nei giorni scorsi. Non facile rifiutare tanti soldi, visto lo stato di salute delle casse elleniche. Secondo la stampa locale la trattativa girava intorno a un milione di euro per l’affitto della “roccia sacra” per uno show di 900 secondi da tenere proprio di fronte al Partenone. A questa cifra si aggiungono 55 milioni per i diritti a filmare e promuovere in giro per il mondo il filmato dello show in passerella. Dal canto suo, la casa di moda fiorentina (acquisita nel 1999 dal gruppo Kering, ex PPR, di Francois Pinault) ribadisce che di soldi ancora non si era parlato.

La risposta del Kas è stata categorica: “Il valore e il carattere dell’Acropoli è incompatibile con un evento di questo tipo”. Punto. “Non abbiamo bisogno di pubblicità – ha rincarato la dose Dimitris Pantermalis, direttore dello splendido Museo dove sono ospitati i resti del fregio del tempio antico e le Cariatidi – Il simbolismo del monumento sarebbe svilito usandolo solo come “sfondo” per una sfilata di moda”. Poveri sì, insomma, ma non abbastanza da mettere in vendita l’anima del paese. La Gucci aveva avanzato la sua richiesta ricordando come nel 1951 i marmi e le colonne del Partenone avessero fatto da palcoscenico a una sfilata di Christian Dior. Altri tempi però, la Commissione, irremovibile, ha detto no mentre il marchio della Doppia G ha confermato di avere avuto un incontro con l’autorità ellenica per presentare un progetto di collaborazione culturale a lungo termine e raccogliere l’opinione dell’autorità stessa, ma che nessuna offerta economica è mai stata

“Concedere l’uso dell’Acropoli sarebbe stata un’umiliazione” ha commentato in un editoriale il quotidiano Kathimerini. I marmi dell’Acropoli sono stati sfruttati in passato per gli spot di Coca-Cola, Lufthansa e Verizon (che ha trasformato le colonne in cabine telefoniche) e come set per un servizio fotografico di Jennifer Lopez non autorizzato dal Kas. Ma la storia (e la dignità) della Grecia non sono in vendita. Nemmeno oggi che lo Stato è quasi in bancarotta.

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