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Cronaca

Allarme “Pull a pig”, il nuovo fenomeno che fa a pezzi l’autostima delle donne

“Pull a pig” il nuovo gioco crudele che imperversa in Europa

‘Pull a pig’: se ne parla dopo la vicenda, rilanciata dai media britannici, della ragazza inglese sedotta e umiliata da un coetaneo olandese conosciuto a Barcellona. I ragazzi lo definiscono uno scherzo, ma altro non è che un altro modo di bullizzare per gioco.
Una pratica crudele, Pull a Pig, che si sta diffondendo all’estero, il termine “slang” si riferisce a un gioco che coinvolge un gruppo di amici, che escono per cercare di conquistare e portare a letto la donna meno attraente. A farne le spese recentemente è stata una 24enne inglese, Sophie, che dopo aver conosciuto Jesse in vacanza, aveva deciso di volare fino ad Amsterdam per rivederlo, ma si è vista recapitare un suo messaggio con scritto “sei stata pigged”.
“Nessuna nuova moda”, chiarisce subito all’Adnkronos Maura Manca, presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza, “ovviamente – continua Manca -, raggiunto lo scopo del gioco ci si sente ancora più forti davanti al proprio gruppo di amici complici, si rinforza il proprio ruolo, si ha la sensazione di essere riusciti a dominare l’altra persona e di averle fatto fare tutto ciò che ci si era preposti di farle fare considerandola un oggetto di divertimento, un gioco per ridere, prendendosi gioco di un’altra persona, senza un briciolo di empatia”.
“È indubbio – prosegue – che chi ha bisogno di sentirsi forte dietro uno schermo, davanti ad un gruppo, con una persona psicologicamente più fragile e con meno strumenti per difendersi, sta mostrando le proprie fragilità, l’assenza di senso morale”. Sono vittime anche loro, “ma di un fallimento educativo: non ragionano sulle conseguenze delle proprie azioni”.
Vengono prese di mira le ragazze più brutte o in sovrappeso “come se solo per questo meritassero di essere maltrattate o umiliate – aggiunge Manca -. È vero che in questo ‘gioco crudele’ il gruppo rinforza questi specifici comportamenti, ma nell’assenza totale di educazione alla affettività per questi ragazzi la persona presa di mira, è come se non avesse emozioni e sentimenti, ma diventi un oggetto di cui poter fare quello che si vuole: viene valutata solamente per il proprio aspetto estetico, come se tutto il resto perdesse di valore”.
“Lo considerano un gioco e viene pubblicizzato come tale, ma si tratta di prevaricazione, di violazione perché si approfitta dei sentimenti, dell’ingenuità, della sensibilità di un’altra persona – sottolinea la psicoterapeuta -. Addirittura si è arrivati a far prendere treni, aerei, a far affrontare dei viaggi della speranza per poi accorgersi di essere caduti nella rete dei bulli. Tutto questo viene anche documentato e diffuso attraverso le chat e l’umiliazione viene moltiplicata per il numero di condivisioni, di commenti e di offese. Nel momento in cui si vorrebbe dimenticare, si vorrebbe voltare pagina, si diventa lo zimbello di turno e ogni volta quelle risatine, quei messaggi, quelle prese in giro, fanno male come la delusione iniziale”.
Da un punto di vista psicologico “c’è una sopraffazione intenzionale, c’è una vittima, ci sono i social e le chat e c’è un meccanismo che distrugge una persona, che intacca profondamente la sua autostima e la sicurezza in sé. Il riconoscimento degli altri, l’approvazione dei coetanei è fondamentale soprattutto in adolescenza e nella giovinezza. Venire umiliati in quel modo, sia da un punto di vista psicologico che fisico, significa essere distrutti moralmente”, spiega Manca.
Pesa anche la pressione sociale. “La bellezza, purtroppo, è considerata un valore. Se si rispecchiano i canoni estetici si è socialmente accettate, altrimenti si rischia di diventare bersaglio di derisioni e sopraffazioni dei compagni. Per questa ragione si ritoccano le foto prima di pubblicarle, si cerca sempre di apparire ‘perfette’ e di omologarsi a quei canoni di sicurezza e si tende a considerare ‘diversi’ coloro che non rispecchiano queste tendenze”. Quando si è vittima di queste forme di bullismo, “si arriva a darsi una colpa, ad odiare il proprio corpo e il proprio aspetto estetico, ci si accusa anche di essere stupide e credulone per essere cadute nella trappola dei cyberbulli”.
Tutto questo ha delle conseguenze molto importanti sul piano psicologico: ci sono ragazze che diventano anoressiche, altre sono arrivate ad autolesionarsi “attaccando quel corpo individuato come ‘causa’ di tutti i loro problemi”, altre ancora che si chiudono a riccio nella propria sofferenza condizionando profondamente anche le future relazioni. “Farei quindi molta attenzione prima di definire gioco ciò che fa del male ad una persona”, conclude la presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza.

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