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Eva Herzigova si racconta: “Ho un Dna benedetto che “aiuto” con un trucchetto. Matrimonio? Faccio chiarezza”

Eva Herzigova si racconta tra passato e presente ripercorrendo le tappe della vita privata e professionale in una intervista a ‘Io Donna’

Eva Herzigova si racconta: “Ho un Dna benedetto che “aiuto” con un trucchetto. Matrimonio? Faccio chiarezza”. La modella a tutto tondo tra passato e presente ripercorrendo le tappe della vita privata e professionale. Di seguito alcuni passa lggi dell’intervista realizzata dalla collega Maria Laura Giovagnini in per ‘Io Donna’.

Eva Herzigova è già tutta qui. Quale modella ventiseienne, per cui il nudo è consuetudine professionale, avrebbe rifiutato la proposta di un regista leggendario? Lei sì. E questo spiega bene perché, a 46 anni e a 30 esatti dal debutto in passerella, la sua carriera non abbia conosciuto declino.
«Non intendevo essere un oggetto. Opto per quel che ha senso sul lungo termine, non per quello che mi portano soldi o soddisfazione immediata. Anche Fellini mi aveva cercata quand’ero agli inizi… La mia agenzia mi ha convinto che non era importante… Non volevano che diventassi attrice».

Come ha potuto perdonarli?
«Eh, se me la fossi presa per ogni cattivo consiglio… Per fortuna di solito scelgo di testa mia. Da sempre. Quando mia sorella ha cominciato a sfilare per una sarta di Litvínov (la nostra piccolissima città, a un’ora e mezzo da Praga), l’ho accompagnata, benché lei detestasse avermi appiccicata e malgrado mi avessero avvertito che non avevano bisogno di altre ragazze. Mi sono messa l’abito più bello (mi cucivo io i vestiti) e… sono rimasti colpiti: mi hanno fatto uscire. Per l’imbarazzo parlavo da sola, ridevo, eppure non sono sembrata timida, sono parsa disinvolta: è stato un successo».

Da lì è arrivata a Praga, ha vinto un concorso di bellezza…
«No: in realtà non ho neppure partecipato! Mi sono presentata e – avendo visto 400 ragazze prosperose, mentre ero uno stecchino – rapido dietro front. Ma c’era una rappresentante di un’agenzia di Parigi che mi ha inseguito fino all’ascensore… Mamma era contraria, papà invece: “Questo è il tuo cavallo bianco, devi prenderlo al volo!”. Era un campione di nuoto, aveva viaggiato e ha subito intuito che si trattasse di una grande opportunità. Aveva fiducia, sapeva che sono disciplinata, brava. Probabilmente avrebbe voluto un maschio eppure, nonostante fossi nata io, si rivedeva in me. Vincevo le gare in ogni sport: stile libero, atletica».

Era il 1989, anno chiave per il mondo e per la Cecoslovacchia.
«Anno straordinario: una rivoluzione pacifica (la “rivoluzione di velluto”) è un esempio di intelligenza. Proprio in quei giorni di novembre ero tornata a casa dalla Francia per girare un documentario di Canal+: erano interessati al fenomeno delle modelle dell’Est, iniziavamo a presentarci da oltre la cortina di ferro. Ci consideravano esotiche».

Esotiche?
«Ci domandavano: Avete l’acqua calda? L’auto? E da mangiare? Ingenui!».

La sua carriera è immediatamente decollata. I momenti clou?
«Il primo lavoro che mi ha messo sul mappamondo è stato quello per Guess Jeans, all’inizio degli anni ’90, fotografata da Ellen von Unwerth. Poi, nel ’98, la pubblicità per i jeans Calvin Klein: Mario Testino mi ha rappresentato come una macellaia, sporca di sangue. Con i capelli scuri, fino ad allora mi vedevano come Marilyn Monroe. Il terzo… forse è legato alla vita privata: 2001, cadono le Torri Gemelle, mi ritrovo in Europa e incontro Greg (l’imprenditore torinese Gregorio Marsiaj, da cui ha avuto i tre figli George, Philip, ed Edward, ndr)».

Wonderbra, no?
«Per il pubblico italiano sì: direi Wonderbra, Campari Soda, Sanremo 1998».

Duro reggere con equilibrio il successo?
«Per fortuna avevo i miei costantemente al fianco (li portavo pure alle feste). Mi tenevano con i piedi per terra. Non mi hanno cresciuta con l’idea che la bellezza fosse un valore: conta come ti comporti, quanto ti dedichi. Non soffrivo se venivo scartata perché «Sei troppo questo o troppo quello».

La criticavano? Suvvia.
«C’era spesso qualcosa che non andava, ma non cadevo nella trappola di sentirmi inadeguata. E comunque ero già contenta di viaggiare, imparare le lingue (da piccola sognavo di diventare hostess o guida turistica). Qualsiasi cosa mi dava gioia. Appena trasferita a Parigi, compravo i giornali e attaccavo le immagini di moda in camera…».

Competitiva?
«Affatto: c’è un’opportunità per ognuno, basta essere tenaci, saperla vedere e afferrare. Non mi interessavano le modelle, bensì i maestri dell’obbiettivo. Ero appassionata di fotografia, avevo seguito due o tre corsi a Litvínov. Mi piace sperimentare, a volte addirittura litigo con il mio agente: perché non ti lasci i capelli biondi? Perché ti rendi inguardabile? È una cosa che “mi chiama”, mi dà la longevità: replicare non è stimolante».

Eva Herzigova si racconta: “Ho un Dna benedetto che “aiuto” con un trucchetto”

A proposito di longevità: il rapporto con il tempo?
«Capisco che possa sembrare incredibile, ma io sono felice di vedere il tempo passare: per me significa rafforzare la mia identità, diventare la vera me stessa. Non guardo all’invecchiamento della pelle, ovvio che non ho più vent’anni. Certo, sono privilegiata, ho un Dna benedetto che “aiuto” con l’alimentazione: non mangio zuccheri, e non mangio in quantità. Se non sai controllare il cibo, hai poche chance di controllare il resto. Non sono altrettanto brava sul fronte dell’attività fisica… Da un anno e mezzo Greg mi supplica: «Vieni in palestra con me!». Purtroppo, odio le palestre».

Nel 2017 avete annunciato le nozze sui social.
«Sì, e non ci siamo sposati».

Perché, allora, proclamarle trionfalmente?
«Era stato un istante magico. La mattina del mio compleanno si era presentato con i fiori e io, di slancio, stavo per proporgli «Sposiamoci». Lui, telepatico, mi ha bloccato: «Zitta, spetta a me chiederlo!». Ci tiene da morire che sia celebrato in chiesa, per cui – non essendo battezzata – ho iniziato il percorso per avere il sacramento, a Londra».

Che esperienza si è rivelata?
«Interessante! Padre Julian sa trattare con gli adulti. Ha usato come filo conduttore l’arte e la scienza per una tesi precisa: persino le maggiori menti si devono arrendere all’evidenza che ci sia qualcosa oltre la materia. Con me ha avuto gioco facile: sono spirituale, per quanto non religiosa».

Così sarà trascorso almeno un anno…
«E altro tempo sta passando perché io e Greg non abbiamo le stesse idee. A me i matrimoni stufano, si spendono un sacco di soldi per un cliché e poi? Finisce in un’ubriacatura generale… Fuggirei con pochi intimi. Lui, al contrario, lo preferisce con tanti invitati… A ogni modo, lo faremo! Lo desidero soprattutto per i figli, trovo che sia un bellissimo gesto d’amore “gratuito”: io ancora oggi vivo sulla forza dell’amore di mia mamma e mio papà».

Ah, non è colpa degli impegni eccessivi.
«No, in genere riesco abbastanza a conciliare. Ho tanto aiuto: la tata, spesso mia sorella. I bambini sono la priorità, però non riesco ad accontentarmi del ruolo di madre: magari non ho pazienza (a volte vado in tilt!), ho troppe cose per la testa».

Un buon grado di consapevolezza. È stata in analisi?
«Mai. Mi analizzo molto da sola e leggo tanti libri di psicologia: sono razionale, mi piace capire come “funziono” e come funzionano gli altri. Da tre mesi mi sono messa a meditare, su consiglio di un osteopata, e sono felicissima: ho ritrovato l’amore per il mondo, per me stessa. Persino l’amore per l’imperfezione: vedo il bello delle persone pure quando non sono buone. Mi capita di “scattare”, eh, ma ritrovo più in fretta la “base neutra” e non mi faccio trascinare, rapire da elucubrazioni, emozioni. So che sono solo creazioni mentali: mi dico “ok”, e le lascio andare come una nuvola che si dissolve: fufff!».

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