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Serena Rossi: “Sono come il pappice con la noce. C’è un ruolo che mi sarebbe piaciuto. E con Davide…”

Serena Rossi come il pappice con la noce, l’attrice napoletana si racconta a ‘Vanity Fair’

Serena Rossi: “Sono come il pappice con la noce. C’è un ruolo che mi sarebbe piaciuto. E con Davide…”. L’attrice napoletana si racconta tra privato e lavoro in una intervista rilasciata a ‘Vanity Fair’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

[…] Lei nella vita si sente un po’ un pappice?
«Assolutamente sì: con calma, diplomazia e furbizia, ottengo sempre quello che voglio».

Esempio?
«A Davide piace tanto l’attaccapanni nell’ingresso. A me no. Sto già lavorando come un vermiciattolo per farlo sparire. Su alcune cose sono molto determinata».

Su quali non lo è?
«Sul lavoro. Non ho mai lottato per accaparrarmi una parte. Tutto quello che ho fatto è arrivato in maniera molto naturale. Al contrario: quando mi sono incaponita, non ho ottenuto ciò che desideravo».

Un ruolo che voleva e per cui è stata scartata?
«Mi sarebbe piaciuto fare il giudice di X Factor, in fondo ho più cultura musicale che cinematografica».

Serena Rossi: “Sono come il pappice con la noce”

Be’, però presto la vedremo in una veste simile: in primavera sarà la conduttrice del programma Canzone segreta.
«Sì, non vedo l’ora. Saranno serate a base di musica ed emozioni. So già che mi commuoverò».

Paura a condurre?
«Zero. Quando si accende la telecamera io mi carico. Esistono filmati di me a sei anni in cui “presento” il matrimonio dei miei zii, mi esibisco sui palchi dei villaggi turistici, intrattengo cugini e parenti con il Canta Tu».

A parte essere estrosa, com’era da bambina?
«Molto buona. Troppo, dicevano le maestre. I miei compagni se ne approfittavano un po’. Ero un baccalà. In prima media, io guardavo ancora lo Zecchino d’oro, le mie amiche seguivano le Spice Girls. Io vestivo con gonna scozzese e polacchine, loro avevano le magliette della Onyx».

Quando è diventata grande?
«Presto: a 16 anni ho iniziato a lavorare, a passare il tempo con gli adulti, ad avere responsabilità. Pensi che finita la maturità c’era la macchina della Rai che mi aspettava fuori da scuola per portarmi sul set di Un posto al sole».

Galeotto fu quel set: è lì che ha conosciuto Davide.
«Sì, e all’inizio mi stava pure sul cavolo».

Racconti.
«Nella sua prima scena, doveva rubare qualcosa da una bancarella in piazza Dante a Napoli. Quando è scappato, alcuni passanti hanno pensato si trattasse di un vero ladro. L’hanno inseguito e addirittura menato. Io l’ho incontrato subito dopo. Era infastidito, ripeteva: “’Sta città fa schifo”. Io pensavo: “Come si permette?”. Poi abbiamo iniziato a lavorare assieme e ho scoperto che era simpatico. Sono diventata la sua confidente. L’estate successiva, io mi ero sfidanzata, e ho pensato: avrei voglia di andare in vacanza con Davide e i suoi amici. Mi sono auto-invitata a casa sua. Oddio, nel raccontarlo, che vergogna! Comunque, da lì è nata una storia. Tre mesi dopo lui era a New York, io ho preso un volo e ci siamo dichiarati amore eterno».

Serena Rossi: “Sono come il pappice con la noce”

[…] Un altro figlio?
«Non ora. Il 2021 sarà pienissimo di impegni: dopo Mina Settembre e Canzone segreta, dovrebbero uscire due film, Diabolik dei fratelli Manetti e La tristezza ha il sonno leggero, un’opera prima in cui recito accanto a Stefania Sandrelli. Poi avrei altre due serie. Io come mamma ci voglio essere: ora abbiamo raggiunto un buon livello di organizzazione, ho paura che in quattro cambino gli equilibri».

Sono cambiati quando siete passati da due a tre?
«In meglio. Tante volte io e Davide ci guardiamo e diciamo: insieme abbiamo fatto una cosa meravigliosa! È assurdo: io e lui in teoria siamo due estranei, e abbiamo creato questo esserino. Ecco, ora mi viene da piangere».

Cosa vorrebbe insegnare alla sua creatura?
«Vorrei che fosse una brava persona…», mano destra sul viso rincorre una lacrima, «ma già lo è…», mano sinistra segue. «È un bambino molto attento agli altri. È uno che mi chiede: mamma, tu sei felice?», due mani stropicciano gli occhi. «Vorrei insegnargli a lottare come un vermiciattolo per ottenere ciò che vuole, a sentire la famiglia come nido, ma a essere anche pronto a volare via. Mi sa che in questo, però, dovrò essere più brava io: dovrò capire quando sarà il momento di lasciarlo andare».

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