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Orietta Berti: “Mia nipote morta un gran dolore. Competizione con le colleghe? Ho un buon rapporto, soprattutto con una”

Orietta Berti: “Mia nipote morta un gran dolore. Competizione con le colleghe? Ho un buon rapporto, soprattutto con una”. Orietta Berti, la nipote morta e non solo, la cantante 79 anni oggi, 1 giugno 2022, rivela dolori e soddisfazioni della sua vita privata e professionale in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Il sorriso come marchio di fabbrica anche se i momenti negativi non sono mancati.
«Quando perdi i genitori o qualcuno di caro, come una nipote acquisita di 17 anni che si chiamava Orietta a causa di un tumore al pancreas l’animo diventa grigio. Ma se vai in scena o sei in una tournée devi mostrarti solare, purtroppo è la legge dello spettacolo».

[…] Il tempo per lei sembra non passare: si è, appunto, lanciata in una nuova avventura in tv con Mara Maionchi e Sandra Milo (dove ha anche confessato di aver avuto un solo uomo nella sua vita, il marito Osvaldo).
«Mara Maionchi ha 81 anni, Sandra Milo invece ne ha 89. Vedo che anche per loro è uguale. Mara mi dice che nel passare dai 70 agli 80 anni d’età non se n’è nemmeno accorta.Te ne rendi conto a volte quando ti chiedono un documento. Io continuo a lavorare tutti i giorni, anche durante i momenti più duri della pandemia ho provato a tenermi impegnata».

La sua vita artistica si può riassumere in tre fasi: la musica, che l’ha sempre accompagnata, la televisione e infine gli ultimi anni di successo sui social network. È così?
«I cinque anni di “Quelli che il calcio” con Fabio Fazio sono stati molto divertenti ma poi ne ho fatti altri cinque partecipando a “Che tempo che fa” e lì sono ancora protagonista al tavolo. Nella mia indole sono sempre stata curiosa e mi piace viaggiare e sperimentare, per questo mi sono sempre avvicinata a nuovi mezzi di comunicazione. Come i social, dove condivido e vengo condivisa».

Orietta Berti: “Mia nipote morta con un cancro, aveva il mio nome”

Quali sono stati gli incontri decisivi della sua vita?
«Ricordo che lavorando per “Quelli che il calcio” incontrai il Dalai Lama e ho avuto anche la possibilità di visitare la casa di Elvis Presley, ho voluto comprare il frigorifero come il suo (ride, ndr). Grazie al fatto di avere amici nell’ambiente religioso e aver collaborato con Famiglia Cristiana ho invece avuto la possibilità di incontrare gli ultimi tre Papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Papa Francesco mi ha chiesto “Lei canta bene?” e io ho risposto “Pare di sì, così dicono” e lui mi ha detto “Chi canta bene prega due volte” e allora gli ho detto “Allora io prego tutto il giorno”».

Alla religione è anche legato uno dei suoi ricordi d’infanzia più noti, nella «rossa» Cavriago dove c’è il busto di Lenin.
«Si viveva come nei film di Don Camillo e Peppone. Io quel clima lo avevo in casa. Da una parte mamma Vittoria Anna, così comunista da cambiarsi il nome in Olga perché sembrasse più russo. Dall’altra papà, commerciante di foraggi, amico di tutti i preti delle parrocchie del paese. Quando li invitava a casa, mamma quasi lanciava i piatti nel metterli in tavola».

Con i suoi colleghi artisti nel campo musicale che rapporto ha?
«Credo di essere amica un po’ con tutti ma è difficile avere rapporti di persona, è più semplice averli telefonicamente. Spesso vedo Manuelito-Hell Raton, oppure Achille Lauro perché ci veste lo stesso stilista Nicolò Cerioni. I Maneskin sono sempre molto affettuosi nei miei confronti e poi c’è Fedez che mi manda i messaggini. Mi trovo molto bene con Rovazzi, con il quale vorrei finalmente fare una canzone».

Con le altri grandi cantanti del suo periodo non è mai stata in competizione?
«Ritengo di avere un buon rapporto con tante colleghe, una in particolare è Gianna Nannini, che ama molto la mia canzone Futuro, ha raccontato di aver baciato la televisione quando l’ho cantata. Anche se a volte sono stati i titoli dei giornali a farmi apparire in gara contro altre cantanti».

Orietta Berti: “Mia nipote morta un gran dolore”

Negli ultimi tempi lei si affida molto ai giovani.
«In realtà succede già da molto tempo, per esempio Francesco Boccia autore della mia ultima canzone presentata a Sanremo nel 2021 (“Quando ti sei innamorato”, ndr) è un ragazzo giovane. Nel 2015 lui aveva scritto per me “Grande amore”, che però decisi di non portare a Sanremo perché non potevo partecipare a quella edizione. Con una serie di contatti incrociati finì ai ragazzi del Volo. E portò fortuna».

[…] Più imminente è il 2 giugno, le hanno da poco dato un’onorificenza.
«Sì il 2 giugno sarò a Reggio Emilia in Prefettura perché mi è stato conferito il riconoscimento di Commendatore della Repubblica. Una soddisfazione».

[…] Le ha mai dato fastidio essere considerata un’artista dalle canzoni leggere e facili?
«Diciamo che seppure confortata dalle vendite e dai successi spesso venivo etichettata come “troppo popolare”. Ma per me non è mai stato un problema, anche perché le mie canzoni sono spesso state incise da tanti gruppi stranieri più che da singoli artisti. Penso agli Abba, oppure “Alla fine della strada” che Tom Jones ha trasformato in “Love me tonight” e anche “Solo tu” diventata “All my love “di Cliff Richards, il suo pezzo più venduto. Sono stata molto criticata ma adesso mi rispettano tutti. Resto dell’idea che l’Italia in generi come rap e rock sia sempre un passo indietro. Risentiamo di un certo provincialismo quando proviamo a farli perché anche quando ho avuto manager stranieri mi hanno sempre fatto capire che della nostra musica apprezzavano la melodia e il bel canto. Per loro è questa la nostra originalità. Per questo a un certo punto decisi di autoprodurmi».

Perché prese questa decisione?
«In quegli anni lo facevano in tanti, da Mina a Celentano. Diventa più semplice decidere cosa fare, su cosa puntare e puoi dedicarti a cose che ad altri possono apparire azzardi».

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