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Dubbi su Risorgimento e brigantaggio: perché Giordano Bruno Guerri alla Cultura sarebbe un’ottima scelta

Dubbi su Risorgimento e brigantaggio: perché Giordano Bruno Guerri alla Cultura sarebbe un’ottima scelta. Siamo ormai agli sgoccioli per ciò che concerne le consultazioni e, di conseguenza, della formazione della nuova squadra di Governo dopo il risultato della tornata elettorale che ha visto il centrodestra avere la meglio. Tra qualche giorno Giorgia Meloni presenterà i nuovi ministri e tra tutti i nomi che circolano ce n’è uno che ha attirato la nostra attenzione.

Parliamo di Giordano Bruno Guerri, tra i nomi indicati come Ministro della Cultura. Giornalista, storico e saggista, il 71enne toscano rappresenterebbe un’ottima scelta e un segnale positivo. Guerri è un uomo di destra che non odia i gay, gli immigrati, i poveri e/o qualsiasi altra diversità esistente. E poi è l’autore de ‘Il Sangue del Sud’, che getta ombre sui racconti unilaterali, faziosi e molto lontani dalla verità, sulla storia del Risorgimento. Uno a cui non verrebbe mai in mente di istituire come festa nazionale il giorno dell’unità d’Italia (17 marzo), che invece dovrebbe essere ricordata diversamente.

Per intenderci, Guerri è uno dei pochissimi storici che ha avuto il coraggio di dichiarare che alla storia del Risorgimento “manca tuttora una profonda opera di revisione storiografica. Oltre ottant’anni di storiografia ortodossa e prona alla politica (dal 1861 alla caduta del fascismo) hanno creato un vuoto di conoscenza che negli ultimi decenni non ci si è curati di riempire – specialmente sul brigantaggio – con studi approfonditi”.

Giordano Bruno Guerri alla Cultura? I dubbi su Risorgimento e brigantaggio

L’autore punta il dito contro la propaganda britannica sul Regno delle Due Sicilie e la presunta povertà dopo l’unità d’Italia: “Attraverso un sistema di trucchi finanziari e irregolarità contabili, in un solo anno il governo piemontese “prelevò” 80 milioni di lire spendendone per il Meridione meno della metà”.

Inoltre, ne ‘Il Sangue del Sud’ Guerri smonta molti luoghi comuni, tra cui quello sul numero di poveri. Nelle province napoletane e in Sicilia i poveri erano l’1,4%. Mentre erano l’1,6% in Lombardia e il 2,11% in Romagna. Guerri ammette che i Borbone nel 1734 trovarono il Sud in condizioni tragiche, ma durante il loro regno apportarono novità importanti, senza sconvolgere gli equilibri sociali.

Sviluppi rimasti tali anche dopo il passaggio del cosiddetto “eroe” Giuseppe Garibaldi. “L’industria si era sviluppata con ritmi altrove impensabili, impiegando fino a 1600000 addetti contro il milione e poco più del resto d’Italia”.

Guerri accusa anche quella che noi abbiamo definito la prima fake news della storia d’Italia, ovvero la teoria che racconta di un Regno delle Due Sicilie arretrato, mentre invece era un regno florido e sereno. “Disoccupazione ed emigrazione erano pressochè assenti e nei numerosi ospedali e ospizi prestavano servizio ben 9000 medici”.

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