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Spettacolo

Renzo Arbore: “Radio? Devo ringraziarla. C’è un motivo per cui tutti i grandi conduttori vengono da lì”

Renzo Arbore: “Radio? Devo ringraziarla. C’è un motivo per cui tutti i grandi conduttori vengono da lì”. Renzo Arbore sulla Radio e non solo, il conduttore foggiano parla del suo primo grande amore che ha anche lanciato la sua carriera in una intervista a ‘Tv Sorrisi e canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

La prima trasmissione che la emozionò?
«Quando gli Alleati hanno liberato il Sud, la prima emittente a trasmettere “liberamente” fu Radio Bari, e lì, nel pomeriggio, c’era un programma di fiabe raccontate da un certo Lucignolo. Molti anni dopo, quando ho cominciato a lavorare alla radio della Rai, ho conosciuto chi gli dava la voce: si chiamava Carlo Bressan».

Noi, invece, abbiamo conosciuto la sua voce dal 1965 con “Bandiera Gialla”, la trasmissione in cui affiancò Gianni Boncompagni come autore, “selezionatore” dei dischi e, appunto, conduttore. Ed era una voce lontanissima da quelle dei classici speaker: la “erre” particolare, l’accento marcato.
«All’epoca uno mi chiese: “Ma lei che sta alla radio, conosce quello che parla come se fosse a casa sua?”. Ovviamente parlava di me».

Tra le grandi voci della radio italiana, qual è la sua preferita?
«Quella di Gigi Ortuso. Conduceva “Il Discobolo”, la trasmissione che (tra il 1953 e il 1961, ndr) tutti noi ragazzi “dovevamo” ascoltare, perché presentava le novità discografiche».

Renzo Arbore: “Radio? Devo ringraziarla”

C’è una caratteristica fondamentale che contraddistingue un bravo conduttore radiofonico?
«La fantasia: se non ce l’hai, non puoi animare la tua trasmissione. E la radio è la palestra perfetta per allenare la fantasia, che va alimentata leggendo e informandosi. Non è un caso che tutti i grandi presentatori di oggi, a partire da Amadeus, vengano dalla radio. E non è un caso che i dj senza fantasia, capaci solo di fare gli “amministratori” di dischi, vengano dimenticati».

[…] Perché la radio rimane il suo vero grande amore artistico…
«E poi le sono grato. Ero un ragazzo timido, con questo accento mezzo pugliese e mezzo napoletano, e mi sembrava impossibile poter arrivare un giorno alla radio. E invece mi ha accolto».

Nel 1984 lei “ringraziò” la radio con un programma televisivo rimasto nella storia, “Cari amici vicini e lontani”…
«Si festeggiavano i 60 anni dalla prima trasmissione radiofonica italiana e i protagonisti di quella stagione vennero tutti, a partire da Nunzio Filogamo e Corrado».

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