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Pistocchi: “A Napoli retaggio di un Regno che era il più ricco e progredito. E adesso hanno anche una magnifica squadra”

Pistocchi: “A Napoli retaggio di un Regno che era il più ricco e progredito. E adesso hanno anche una magnifica squadra”. Il tweet di Maurizio Pistocchi che apre un piccolo squarcio di verità su una storia troppo spesso dimenticata e censurata sui libri scolastici. “A Napoli ci sono tante meraviglie, artistiche e naturali: il clima, le isole la cultura e il retaggio di un Regno che era il più ricco e progredito del suo tempo. I miei amici napoletani, che si godono tutto questo, sono fortunati: adesso hanno anche una magnifica squadra”, scrive il giornalista su Twitter.

Ma a cosa di riferisce Pistocchi? I libri di storia raccontano dell’unità d’Italia come una liberazione da un Regno povero e arretrato, raccontano di una dinastia che avrebbe oppresso il popolo delle Due Sicilie. Niente di più falso! E la verità la si legge nelle varie relazioni dell’epoca, come quella di Giustino Fortunato, politico e storico che studiò i problemi riguardanti la crisi sociale ed economica del sud dopo l’unità nazionale, avallata da Francesco Saverio Vincenzo de Paola Nitti, economista e saggista, nonché più volte ministro e Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia.

I due luminari concordavano nel sostenere che la gestione finanziaria dello Stato borbonico fosse caratterizzata da una spesa pubblica estremamente esigua ed oculata, in particolare a livello infrastrutturale. Nitti descrisse in sintesi la situazione finanziaria del Regno delle Due Sicilie: «Nel 1860 la situazione del Regno delle Due Sicilie, di fronte agli altri stati della penisola, era la seguente, data la sua ricchezza e il numero dei suoi abitanti».

«1. Le imposte erano inferiori a quelle degli altri stati.

2. I beni demaniali ed i beni ecclesiastici rappresentavano una ricchezza enorme, e, nel loro insieme, superavano i beni, della stessa natura, posseduti dagli altri stati.

3. Il debito pubblico, tenuissimo, era quattro volte inferiore a quello del Piemonte, e di molto inferiore a quello della Toscana.

4. Il numero degli impiegati, calcolando sulla base delle pensioni nel 1860, era di metà che in Toscana e di quasi metà che nel Regno di Sardegna.

5. La quantità di moneta metallica circolante, ritirata più tardi dalla circolazione dello Stato, era in cifra assoluta due volte superiore a quella di tutti gli altri Stati della penisola uniti insieme.».

Oppure, per farvi un esempio più socio-politico, riportiamo le parole del prof Gennaro De Crescenzo, presidente del Movimento Neoborbonico.

“Era il 1853 quando la famiglia reale inaugurò il corso Maria Teresa a Napoli. 5 chilometri circa tra Mergellina e il centro storico e sotto la collina del Vomero, si trattava di una sorta di moderna “tangenziale” voluta da Ferdinando II di Borbone, il re di tanti primati economici e culturali. Significativo il fatto che, come un attuale (ma efficace) piano regolatore si impedì la costruzione di edifici sul lato esterno della strada per valorizzare il panorama (e, nonostante tutto, quella di cui parliamo resta ancora oggi una delle strade più belle non solo in Italia).

Significativo (ma in negativo) il fatto che i savoia, dopo l’unificazione italiana e dopo i saccheggi e i massacri subiti dalle popolazioni meridionali, cancellarono simboli, nomi e identità della nostra storia e quel corso fu tolto alla moglie di re Ferdinando e fu regalato (senza alcun merito) a Vittorio Emanuele II”.

Insomma, al di là dell’aspetto sportivo che oggi vede il Napoli al primo posto sia nel campionato italiano che in Champions League, Pistocchi sottolinea una verità ad oggi nascosta, spesso minimizzata e sempre raccontata in maniera sbagliata. Per fortuna esistono i numeri e quelli nessuno può smentirli: nel 2022 Napoli è la Città d’Italia che ha avuto la maggior crescita di turisti. E il calcio è la ciliegina sulla torta, dimostrazione chiara che da queste parti si può fare impresa a grandi livelli (chiedere di Aurelio De Laurentiis).

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