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Corea del Sud, il nuovo presidente Moon Jae-in: “Dialogo con la Corea del Nord”

Eletto il nuovo presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, promette approccio morbido con la Corea del Nord.

Parlando all’Assemblea nazionale durante la cerimonia di giuramento e insediamento, Moon Jae-in ha confermato l‘approccio più “morbido” e di dialogo rispetto ai suoi predecessori nel trattare con Pyongyang e le sue ambizioni nucleari e missilistiche.

Da tempo si parla di Moon come di un presidente disposto a un approccio più conciliatorio verso la Corea del Nord. Di fatto, lui ha promesso una politica di “interesse nazionale” in cui Seoul sia capace di mantenere la schiena dritta sia di fronte ai vicini – leggi Pyongyang e Pechino – sia di fronte agli alleati un po’ troppo ingombranti, cioè gli Stati Uniti.

Il mandato quinquennale di Moon Jae-in, 19esimo presidente della Corea del Sud, ha avuto ufficialmente inizio alle 8:09 (l’1:09 in Italia) prima della cerimonia di insediamento, non appena la Commissione elettorale nazionale ha confermato i risultati elettorali. Secondo i sondaggi, sono stati soprattutto i giovani a votare per Moon, gli stessi che hanno partecipato alle massicce manifestazioni in cui, tra l’autunno e l’inverno scorsi, Park Geun-hye, la precedente presidente, era stata messa sotto accusa. Secondo l’agenzia di Stato Yonhap, il desiderio di cambiamento dei sudcoreani sarebbe confermato dall’affluenza alle urne – 77,2 per cento degli aventi diritto – la più alta degli ultimi vent’anni.

Ex avvocato dei diritti umani e figlio di profughi scappati dal Nord, Moon Jae-in ha anche detto che intende negoziare con gli Stati Uniti, “il più stretto alleato”, e la Cina, il primo partner commerciale, il contenzioso sui sofisticati sistemi antimissile americani Thaad, in fase di montaggio in Corea del Sud e che hanno irritato Pechino per la profondità di copertura assicurata dagli speciali radar. I sistemi, nei piani, dovranno garantire la Corea del Sud dalla minaccia dei missili di Pyonyang, ma la Cina li vede come una minaccia alla propria sicurezza e come forma di spionaggio dato che, con il raggio di oltre duemila chilometri, i radar coprirebbero buona parte degli asset militari strategici cinesi del nordest. La decisione di Seul ha portato Pechino ad avviare ritorsioni sull’interscambio commerciale e sui flussi turistici bilaterali.

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