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Nicole Kidman: “Le verità non dette? Mio personaggio sconvolto da un delitto…”

Nicole Kidman su ‘Le verità non dette’, l’attrice ne parla a ‘Il Corriere della Sera’

Nicole Kidman: “Le verità non dette? Mio personaggio sconvolto da un delitto…”. L’attrice nella nuova veste di produttrice per la serie di Hbo «The Undoing – Le verità non dette» in onda su Sky dall’11 dicembre e che vede nel cast anche Hugh Grant.

Si tratta di thriller psicologico diretto da Susanne Bier e basato sul bestseller «You Should Have Known» (in Italia: «Una famiglia felice»). Di seguito alcuni passaggi dell’intervista rilasciata ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’. «Il mio personaggio, Grace, è una terapista affermata oltre che una moglie e una madre soddisfatta della sua vita fino a quando non viene sconvolta da un delitto» […]

Essere diretti da una donna è differente?
«Sì, in questo caso lo è stato. E poi volevo proprio lavorare con lei, amavo la sua sensibilità europea. La sensazione è stata quella di girare un film “esteso” più che una serie: Susanne aveva in mano tutta la storia, è stata un’esperienza cinematografica. Si deve molto anche a lei la realizzazione del cast, fatto da attori provenienti da ogni parte del mondo, come Matilda, che arriva dall’Italia. Il che è perfetto essendo una storia ambientata a New York, la città più cosmopolita in assoluto, che non ha una sola identità, è fatta tutta da stranieri. Penso sia positivo ricordarlo».

Nicole Kidman – Le verità non dette

Se nel cast c’è anche Hugh Grant, però, è merito suo…
«Siamo amici da sempre ma non avevamo mai lavorato assieme. È uno di quei tipi che ti dice “oh, ma io non voglio più lavorare, sono stufo di recitare”, quindi ha esitato un po’ quando gliene ho parlato. Poi però arriva sul set e ti lascia a bocca aperta per quanto è bravo».

Ci sono diverse scene d’amore. Di nudo, anche.
«Anche qui, una regista donna ha fatto la differenza. C’è sempre stata una ragione per ogni scena di nudo, non erano fatte solo per mostrare una donna nuda sullo schermo. La sensualità anche esplicita serviva per raccontare qualcosa, era subordinata alla storia. Ed è stato tutto incredibilmente rispettoso: a nessuno è stato chiesto di fare più di quello che si sentiva. Ho lavorato con Kubrick, conosco bene il tema delle scene sensuali motivate dalla sceneggiatura. Anche qui sono stati tutti dei pezzi della storia che andavano raccontati. Nessuno si è sentito mai a disagio».

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