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Piero Angela: “Ho subito vari processi per diffamazione. Conoscenza? La chiave è una…”

Piero Angela: “Ho subito vari processi per diffamazione. Conoscenza? La chiave è una…”. Il noto divulgatore scientifico si racconta e rivela alcuni retroscena sulla sua carriera in una intervista a ‘Il Giornale’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

Lei come si definirebbe?
«Un curioso che s’informa. Da adolescente leggevo l’Enciclopedia dei Ragazzi Mondadori: tanti libri quante sono le discipline del sapere. Beh: fra tutti, il Libro dei perché era il più consumato. Io sono come quei bambini che chiedono continuamente: perché?. Ecco: quelli sono già futuri, possibili conoscitori. Perché molti di noi hanno dentro la benzina del sapere – molti, non tutti: alcuni hanno solo acqua fresca – ma bisogna che qualcuno accenda un fiammifero, per infiammare la loro conoscenza. E bisogna farlo subito: già verso i 15 anni si sono accesi altri fiammiferi… E quello della curiosità si è perso per sempre».

Come si fa ad accenderlo?
«Non esistono formule. Bisogna mettersi dalla parte degli scienziati per i contenuti, ma da quella del pubblico per il linguaggio. Perché la chiave d’accesso della conoscenza è il linguaggio. Ha mai sentito due medici che parlano fra loro? Sei tagliato fuori dai loro discorsi. Molti studiosi credono di sminuirsi parlando facile. Ma io rifiuto la finta serietà. La serietà vera dev’essere nei contenuti, non nella forma».

E di quegli intellettuali che usano un linguaggio comprensibile solo agli intellettuali, che ne pensa?
«L’incomprensibilità di quanto dicono mi ricorda quella di certi testi universitari, che pur scritti in italiano, devono essere tradotti in parole accessibili. Costoro non sono abituati a parlare alle persone qualsiasi: manca loro la capacità di mettersi in quei panni. Come quando citano brani in latino o in inglese, ma non li traducono. Come a dire: se l’hai capita bene, se no peggio per te. Non è colpa mia, se tu sei ignorante».

Piero Angela e i processi per diffamazione: “Omeopatici sentiti calunniati dalle mie osservazioni”

[…] Fra tutti i campi da lei resi accessibili scienza, storia, cultura, tecnologia – qual è il suo preferito?
«La scienza. Che poi è il filo conduttore di tutti gli altri. Il cervello umano ha una capacità unica: quella di saper imitare la realtà per ricrearne un’altra, che non esiste ma che, pure, sembra reale. È da questa capacità d’immaginare, che nascono l’arte, la tecnologia, le scienze… L’uomo che immagina è l’Uomo».

C’è stato qualcuno che s’è rifiutato di seguirla sulla strada della divulgazione?
«Uno. E famoso: Rita Levi Montalcini. Nel ’69 le chiesi di spiegare in tre minuti, all’interno di un mio programma, il fattore di crescita nervosa che poi le avrebbe procurato il Nobel. Tre minuti? Scherza? Non basteranno mai!. Si alzò, mi dette la mano e si congedò. Ma anni dopo si scusò: Io ho un debito con lei».

E qualcuno che si è sentito toccato, o sminuito?
«Alcuni medici omeopati. A causa loro ho subito vari processi per diffamazione. Si erano sentiti calunniati dalle mie osservazioni sull’omeopatia. Ma grazie al parere di alcuni scienziati fra cui la stessa Levi Montalcini – sono sempre stato assolto con formula piena».

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