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Nek: “Io Sting italiano poi è cambiato tutto. Un mio brano strumentalizzato a scopo politico”

Nek: “Io Sting italiano poi è cambiato tutto. Un mio brano strumentalizzato a scopo politico”. Filippo Neviani, meglio noto come Nek, si racconta ripercorrendo le tappe più significative della sua vita professionale in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.

A mani nude è il libro di Filippo Neviani (in arte Nek), in uscita il 14 dicembre per Harper Collins. Un libro molto intimo che parte dall’incidente alla mano capitato al cantante. Oggi sembra più facile scrivere un libro che fare un concerto. È così?
«Ognuna delle due ha la sua complessità, però con i tempi che corrono direi che è più facile scrivere un libro».

Perché denudarsi in questo modo in un libro così intimo?
«Volevo condividere qualcosa che era diventato un peso. È stato un lavoro terapeutico. Una serie di sedute di autoanalisi».

In un passaggio scrive che guarda se in auto c’è l’autocertificazione prima di partire. Un dettaglio che fotografa un momento che tutti ci ricordiamo.
«Dopo un’attenta analisi di quello che ho vissuto credo che l’incidente sia il frutto anche del lockdown che stavo vivendo e nel quale siamo stati tutti messi a dura prova. Un iperattivo come me in gabbia impazzisce».

Cosa pensa le avrebbe detto suo padre a proposito dell’incidente?
«“Cosa sei andato a fare, sei stato uno sprovveduto”. Ma nel momento in cui finiva la frase sarebbe iniziata la preoccupazione e la sofferenza. Primo perché è successo in un luogo che anche lui amava tanto e poi perché sono un musicista».

Nek: “Io Sting italiano poi è cambiato tutto”

Nella prefazione di Gianni Morandi c’è un inno all’amicizia. Per lei cos’è l’amicizia?
«È un porto sicuro. Sai che è un luogo dove ti puoi rifugiare. Un velo che difende e protegge. Gli amici veri si vedono nel momento del bisogno. Arrivano sotto casa o ti chiamano più volte al giorno per sapere come stai. Vivono con te il tuo dramma. L’amico è la persona che si prende sulle spalle un poco della tua sofferenza».

[…] Alcuni critici, ricorda nel libro, non sono stati molto morbidi nei suoi confronti per il brano sull’aborto (si trattava di «In te» canzone presentata a Sanremo nel 1993 tra le nuove proposte). Perché secondo lei?
«Sicuramente perché il brano è stato strumentalizzato a scopo politico. Non si trattava più del cantante arrivato per la prima volta a Sanremo ma uno slogan politico da fronteggiare. Tutto quello che ne è scaturito è stata un’intolleranza della stampa che non è andata per il sottile anche negli anni successivi».

Secondo lei nella musica di oggi è più importante il gossip rispetto alle canzoni?
«Oggi è tutto molto veloce. Gli artisti di adesso sono insidiati dal tempo. Oggi sono tutti attenti a chi fa un errore. C’è più interesse alle vicende negative che a quelle positive».

[…] Sting è un artista al quale veniva spesso associato.
«Quando suonavo nei garage facevamo i brani dei Police e io scimmiottavano la sua voce. All’inizio tutti mi chiamavano lo Sting italiano, poi nel tempo la mia personalità ha preso il sopravvento».

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